Valeria Turra: “Sanremo, un patrimonio culturale in decadenza”

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Per la prima volta da quando ho l’età della ragione, non seguirò Sanremo.
L’ho amato moltissimo, e per un motivo facile: era il solo concorso al mondo in cui i cantanti concorrevano con una canzone composta per l’occasione, non ricantavano pezzi noti.
Immaginavo il lavoro di parolieri e musicisti, e l’emozione dei cantanti, in gara anche se già famosi, quindi con il rischio di arrivare ultimi: il meglio della cultura nazional popolare, che io, accusata spesso di elitismo, non ho mai snobbato.
Con gli anni il mio entusiasmo per Sanremo si è però dovuto scontrare con una cattiva gestione di questo patrimonio culturale: i big che invece di gareggiare facevano gli ospiti superpagati; lo scadimento conseguente dei pezzi in gara; le vallette grottesche, il politicamente corretto sparso ovunque.
Ora, con un cantante che inneggia al femminicidio per rapina, chiamato solo perché il suo pezzo è anti-Salvini; con un gruppo che ha firmato un pezzo in cui propugnava l’uso dell’acido contro le ex; con un conduttore che pensa che la donna debba stare un passo indietro rispetto al suo uomo, e che con arroganza insiste nelle proprie scelte demenziali e fasciste, dico no a Sanremo  persino io. Con dispiacere e rabbia, a dire il vero. Perché tutto questo scempio si fa a spese del contribuente italiano e quindi mie. Ma sempre NO è.

VALERIA TURRA

Dottore di ricerca, ha collaborato a lungo come assegnista con l’Università di Verona. Si occupa di filologia classica, di ermeneutica della tradizione classica del pensiero, di letterature comparate. Collabora con “il Ponte”, rivista fondata da Piero Calamandrei, ed è membro della redazione di filosofia.it. Fra le sue pubblicazioni, oltre a numerosi saggi (fra cui Alla ricerca della responsione perduta? Il caso delle Troiane aldine, in Manuciana Tergestina et Veronensia, 2015), le monografie: Albert Camus, figure dell’antico. Il mito di fronte all’assurdo (2010); Dio è una foglia marcita, in autunno. Le voci immortali del mito (2018), Ermeneutica del riconoscimento. Fondazione filologica di un concetto (2018)

 

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