Toni Brandi: “Il femminismo ha ridotto la donna in schiavitù”

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Brandi” Fertility Day? Iniziativa positiva nelle intenzioni, molto meno  nel messaggio della comunicazione scelto”: lo dice Toni Brandi, Presidente Nazionale di Pro Vita, commentando l’ iniziativa voluta dal ministro Lorenzin.

Presidente Brandi, qual è la sua posizione?

“L’ iniziativa, anche se tardiva,  è positiva. Molto meno devo dire, il messaggio della comunicazione scelto. Non sono rimasto del tutto convinto”.

Perchè?

” Perchè, magari involotariamente, pur di incentivare la fertilità femminile, che è un bene da proteggere, il messaggio scelto sembra quasi aver strizzato l’occhio a forme di fertilità non corrette ed inappropriate, gradite al mondo di oggi, come  quella in vitro e  da qui alla maternità surrogata il passo non è lungo. Occorre sempre ribadire con energia, cosa che è mancata al messaggio, che il solo modo accettabile di riproduzione e dunque di fertilità femminile, è quello derivante dalla unione di uomo e donna in matrimonio”.

Oggi in Italia e generalemente nel mondo Occidentale si fanno pochi figli, per quale motivo?

” Le ragioni sono varie.  La più importante è quella che la donna in molti casi, antepone carriera e lavoro, che pure sono cose buone,  alla maternità. Poi, aggiungo la mentalità  edonista secondo la quale l’ atto sessuale non è finalizzato alla riproduzione, quanto al mero piacere fisico e così si perviene in tanti casi anche al libertinaggio sessuale. Da questo punto di vista il femminismo al posto di aver prodotto vera emancipazione femminile, ha creato schiavitù, riducendo la donna a oggetto. Insomma, le maggiori responsabilità sono da rintracciare nella mentalità edonista del nostro tempo e anche  nel ricorso alla contraccezione. Certamente  la politica potrebbe fare di più a sostegno della  famiglia penso al lavoro e al fisco”.

Ritiene che per la fertilità della donna la Chiesa cattolica si stia spendendo nel modo giusto?

” Penso che sia corretto parlare di uomini di Chiesa. Dico che certamente hanno le loro buone responsabilità quando parlano poco del peccato, di quello che è lecito e  no, facendo credere  che la misericordia sia staccata dalla giustizia e che tutto sia permesso. Rischiamo di scivolare in una visione luterana per la quale le opere  non contano ai fini della salvezza”.

Bruno Volpe

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