Sicilia, il vescovo di Monreale vieta ai mafiosi di diventare padrini di battesimo e cresima

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L’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, dopo aver sentito il Consiglio Presbiterale Diocesano, in data 15 marzo 2017, ha emesso un decreto con il quale stabilisce che non possono essere ammessi all’incarico di padrino del battesimo e della cresima: «coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni  di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici ed hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato».

Con questo decreto il vescovo vuole in qualche modo preparare la giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia che si terrà in tutta Italia il prossimo 21 marzo. Inoltre l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi, in sinergia con il “Caffè Teologico” di Corleone ha organizzato per il prossimo 26 Marzo proprio a Corleone, una giornata di riflessione dal titolo “La mafia si nasconde negli ambienti religiosi?” (durante la quale verrà piantato anche un albero di melograno, «simbolico gesto di speranza per un territorio frammentato dalla violenza e dal sopruso ma unito dal cammino comune della ricerca della Verità e della Giustizia»).

Il decreto di monsignor Pennisi fa seguito ad un precedente decreto del 5 maggio del 2014 riguardante i membri delle Confraternite, che si basa su vari documenti della Conferenza Episcopale Siciliana del 1982, del 1994, del 1996 e del 2012 secondo i quali: «tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa».

Matteo Orlando

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