Mario Adinolfi: "La politica non è un processo di canonizzazione. Conta chi sa portare avanti i programmi" | lafedequotidiana.it

Mario Adinolfi: “La politica non è un processo di canonizzazione. Conta chi sa portare avanti i programmi”

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Mario Adinolfi, classe 1971, direttore del quotidiano La Croce, è il presidente nazionale del PDF, il “Popolo della Famiglia”, un movimento che punta a conquistare i voti dei cattolici incentrando la campagna elettorale su temi eticamente sensibili.

 Che cos’è esattamente il Popolo della Famiglia?

“E’ un movimento politico di ispirazione cristiana fondato sulla dottrina sociale della Chiesa, ma aconfessionale e aperto al contributo di tutte le persone di buona volontà disponibili a battersi per la vita, per la famiglia naturale, per i disabili e gli anziani, per i più deboli, contro la cultura della morte e dello scarto. Siamo nati l’11 marzo 2016 dalla delusione del tradimento operato dai politici cattolici ai danni della piazza del Family Day sulla legge Cirinnà. Ci presentiamo a queste elezioni politiche sia alla Camera che al Senato in tutta Italia in posizione autonoma da tutte le coalizioni”.

Come lei sa, stando fuori da coalizioni con questa legge elettorale dovrete superare il 3%, un traguardo oggettivamente arduo. Non è un voto sprecato quello dato al PDF?

“Noi supereremo il 3%, se ognuno darà il suo contributo senza paura e senza farsi intimidire, sarà impossibile non farcela. Quand’anche dovessimo fermarci sotto la soglia dello sbarramento, sarebbe nato un movimento cristianamente ispirato che raccoglie centinaia di migliaia di voti che dice no alle leggi più tremende che vogliono devastare l’ordinamento giuridico italiano con norme contro la vita e contro la famiglia. I radicali hanno condizionato l’agenda parlamentare potendo contare raramente su più del 2% dei voti. Ora è tempo per i cattolici italiani e le persone di buona volontà di caricarsi la fatica e il rischio di una rappresentanza diretta e non mediata in politica, per fare da forza interdittiva alla nascita di ulteriori normative mortifere. Dai radicali bisogna apprendere il metodo e applicarlo in direzione evidentemente contraria. Un voto dato a questo progetto e sottratto all’astensione o a vecchi partiti disinteressati a difendere seriamente e con nettezza i principi non negoziabili, non può mai e poi mai essere considerato sprecato sul piano della coscienza”.

Il Centrodestra nei suoi programmi ha inserito diversi punti programma pro famiglia. Perché non vi siete coalizzati con loro?

“Dal 2011 l’Italia è governata da un asse centrodestra-centrosinistra. Le peggiori leggi contro la vita e contro la famiglia (divorzio breve, legge Cirinnà, biotestamento) sono passate su iniziativa del centrosinistra ma con voti determinanti di decine di eletti del centrodestra. E sono stati proprio gli eletti del centrodestra a tradire la piazza del Family Day, venendo al Circo Massimo e venti giorni dopo votando la fiducia alla legge Cirinnà. Sul biotestamento quegli stessi eletti avrebbero potuto far saltare la legge che ucciderà per fame e per sete chi è in coma, semplicemente minacciando di mandare l’Italia all’esercizio provvisorio. Invece alla fine sul divorzio breve alla Camera su 630 aventi diritto al voto appena 19 voti contrari, sul biotestamento 37. Nessuna opposizione su queste leggi devastanti contro la famiglia e contro la vita, poi i voti decisivi per far passare la legge Cirinnà. Con questo centrodestra l’alleanza era impossibile sul piano dei valori condivisi e la ragione stessa della nascita del Popolo della Famiglia sta nella risposta al tradimento dei vecchi partiti di centrodestra che ormai hanno gli esponenti che vanno ai Gay Pride o, come Berlusconi, il Gay Pride ce l’hanno in casa. Giunte comunali anche a trazione leghista-meloniana autorizzano corsi gender nelle scuole, magari senza accorgersene perché non sono sensibili al tema. La Lega e Fratelli d’Italia hanno trascorso molti anni al governo. Non hanno mai fatto nulla a favore della famiglia. Giorgia Meloni è stata a lungo ministro, non si registra neanche un provvedimento a favore della natalità a cui adesso sembra tenere, dopo quindici anni passati in Parlamento nei ruoli apicali che le sono stati garantiti da Gianfranco Fini. Non ce l’ha fatta perché guida un piccolo partito? Almeno un disegno di legge poteva abbozzarlo in quindici anni, non copiare male la nostra proposta di reddito di maternità solo per questa campagna elettorale. Salvini poi con la sua proposta di legalizzazione della prostituzione, con la Bongiorno pro-legge Cirinnà e pro-legge Scalfarotto, è in totale antitesi con un progetto valoriale sui principi non negoziabili. Chi vuole che al primo Consiglio dei ministri venga approvato per decreto il reddito di maternità e combattere davvero la prima emergenza italiana che è la denatalità che rischia di provocare flussi migratori incontrollati nel prossimo futuro, deve provocare una rottura dello schema consueto e votare il 4 marzo per il Popolo della Famiglia. Per il popolo dei Family Day che ha considerato questo attacco alla vita e alla famiglia una vera emergenza, solo una rappresentanza autonoma che abbia la forza dei voti propri può condizionare e fermare questa continua discesa su un piano inclinato di relativismo etico che porterà a leggi sempre peggiori. Ora è il momento di dire basta e lo si fa portando in Parlamento decine di eletti del Popolo della Famiglia, facendogli superare lo sbarramento del 3% dei voti”.

In un sistema tripolare dove è più che evidente che nessuno dei poli principali avrà mai la maggioranza assoluta se raggiungerete il 3% pensate di essere determinanti?

“O avremo zero eletti o ne avremo decine, non uno o due. E Alfano e Lupi in questa legislatura con una ventina di parlamentari avrebbero potuto fermare tutte le leggi peggiori perché erano numericamente determinanti per la maggioranza. Hanno preferito le poltrone e non hanno mai aperto la crisi su un tema etico. Noi del Popolo della Famiglia saremmo invece un presidio certo in questo senso: niente più contro la vita e contro la famiglia passerà con noi in Parlamento, i nostri numeri determinanti li faremo pesare”.

Quale sarà il canovaccio politico probabile post elezioni?

“Lo scenario più probabile è la continuità dell’intesa centrodestra-centrosinistra. Per romperla bisogna riempire di voti il simbolo del Popolo della Famiglia, per arrivare ad uno schema centrodestra-Pdf al governo con noi pidieffini schierati ad estrema e definitiva garanzia dei principi essenziali, della tutela della vita, dell’investimento nella famiglia naturale. E se il centrodestra dovesse provare a tradire, avremmo i numeri per far cadere il governo”.

Siete un partito monotematico o oltre la famiglia c’è di più?

“Partendo dalla famiglia abbiamo scritto 65 concrete proposte programmatiche per far ripartire l’intero sistema paese investendo sulla famiglia con il reddito di maternità (1.000 euro al mese per ogni mamma italiana che alla nascita di un figlio decide di dedicarsi in via esclusiva alla famiglia), la riforma fiscale del quoziente familiare, la libertà scolastica effettiva con la riforma del costo standard per fronteggiare anche il gender nelle scuole. Se riparte la famiglia con un po’ più di benzina messa nel motore, riparte l’Italia, cresce l’economia tutta, riparte l’impresa che spesso è familiare, si crea lavoro, nascono i figli, viene tutelato il welfare”.

Come risponde a chi rileva che Adinolfi è un divorziato risposato a Las Vegas che guida un partito che si professa cattolico?

“Berlusconi, Salvini, Meloni: chi è quello votabile per una situazione matrimoniale specchiata? Ce n’è uno: Matteo Renzi. Unica moglie sposata in Chiesa. O Paolo Gentiloni. Negli Stati Uniti meglio Trump divorziato tre volte o Hillary, oppure Obama sposati una volta sola? La politica non è un processo di canonizzazione. Conta chi sa portare avanti meglio i programmi, chi è competente. Poi ci pensa Dio a far luce se vuole anche attraverso lampadine fulminate. Non a caso ha scelto per fondare il cristianesimo Paolo, che i cristiani li uccideva. Dio si diverte, è dotato di uno splendido senso dell’umorismo”.

 

Un pensiero riguardo “Mario Adinolfi: “La politica non è un processo di canonizzazione. Conta chi sa portare avanti i programmi”

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    29 Gennaio 2018 in 21:09
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    Caro adinolfi, mi dispiace dirtelo, ma per essere credibile devi lasciare la tua concubina e tornare da tua moglie e lasciare i loschi guadagni col gioco d’azzardo e trovare un lavoro dove si suda per guadagnare onestamente

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