Pakistan, bimbi e donne vittime principali della violenza antireligiosa

L’11 agosto di ogni anno si celebra in Pakistan la Giornata nazionale dedicata alle minoranze religiose, proprio nel paese maggiormente colpito dalla piaga della persecuzione cristiana.

«La vita per le minoranze religiose in Pakistan è segnata da violenze, abusi dei diritti umani fondamentali. È una questione antica ed è un problema sistemico che ha radici storiche. Il governo dovrebbe prenderne piena coscienza e agire di conseguenza».

Queste le parole dell’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill che sottolinea come le persecuzioni ai cristiani in Pakistan non siano semplici casi isolati ma veri episodi di intolleranza, ingiustificata.

L’assurdità la si raggiunge però con la cosiddetta “legge di blasfemia” con la quale si punisce il vilipendio all’islam o al profeta Maometto e applicata senza alcun criterio di giustizia.

È il caso dei coniugi cristiani Shafqat Emmanuel e Shagufta Kausar, genitori di quattro figli, condannati a morte nel 2014 con l’accusa di aver inviato sms blasfemi.

I bambini e le donne sono sicuramente i soggetti più a rischio e parliamo purtroppo di storie di persone strappate alle proprie famiglie, costrette a conversioni forzate e private di qualsiasi tutela giuridica.

«Ogni anno almeno un migliaio di ragazze sono rapite, stuprate e forzate a convertirsi all’islam fino ad essere date in sposa ai loro aguzzini» è quanto dichiara Tabassum Yousaf, avvocato cattolico della comunità Sant’Egidio. È chiaro insomma che una Giornata dedicata alle minoranze non basta, serve una maggiore protezione legale, nonché un’informazione più precisa e puntuale. Ciò che manca è proprio quest’ultima che viene solo a conseguenza di uno sviluppo della sensibilità verso questi argomenti.

Purtroppo però la persecuzione cristiana non sembra essere un’urgenza né tanto meno una chiamata impellente per i media nazionali e non solo. Se ne sente parlare poco. Se ne sa poco. E il Pakistan non è nemmeno un caso isolato. È di luglio la presentazione di un Rapporto commissionato dal Governo del Regno Unito.

I segnali più preoccupanti vengono per lo più dall’Asia e dal Medio Oriente, ma rientra anche l’Africa. Questo è certo quello che riguarda l’Oriente.

Ma in Occidente? La persecuzione continua e anzi muta forma. Se in Asia e in Africa dobbiamo combattere una persecuzione fisica che si declina in morti, rapimenti, conversioni forzate, chiese bruciate, in Occidente il grande nemico è una persecuzione morale fatta di derisione e svilimento nei confronti della cosa più preziosa che un cristiano possa avere: la propria Fede.

 

ROBERTA CONTE

Una risposta

  1. Avatar Andrea

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.