Massimo Fini: “Papa Francesco è un narcisista”

massimofiniMassimo Fini è un giornalista, drammaturgo, scrittore ed anche politico di strardinario acume, per alcuni versi imprevedibile e le cui posizioni talvolta fanno discutere. Con lui parliamo a tutto campo del Papa e della  Chiesa cattolica.

Fini, nel passato lei ha scritto che Papa Bergoglio è un piacione, a che cosa si deve questo giudizio?

“Perchè a lui piace piacere. Un poco lo si deve alla sua indole sudamericana, ma tanto al fatto che egli ama la popolarità nel senso deteriore del termine,  talvolta demagogica, populista e  direi narcisista. Insomma una cosa a buon mercato che fa presa,  a breve scadenza, non so quanto possa reggere”.

Un giudizio abbastanza severo…

“Pensatela come volete, ma lui Francesco è la  risultante di un lento, ma progressivo processo già avviato con Giovanni Paolo II di cedimento della Chiesa alla modernità e dei papi allo spettacolo, come fossero delle star. Il tutto ha fatto sminuire il senso del sacro e della ieraticità che è necessaria, nella figura del Papa. Questo processo ha avuto un leggero stop con Ratzinger ora è ripreso molto forte. Tanto ovviamente è dovuto allo sviluppo del Vaticano II”.

Conseguenza di che cosa?

“Del fatto che in questo momento storico la Chiesa cattolica ha abdicato di fatto al suo ruolo di guida spirituale, per seguire il senso mondano, la modernità, la globalizzazione e il sociale. Si parla nelle Chiesa e dal soglio papale molto più di lavoro, ecologia e mense che di Dio. Tutto questo ha portato all’ annullamento del sacro, conseguenza della modernità e del modernismo”

Bergoglio che Papa è?

“Direi il più politico  che possa esserci. Lui fa politica. E spesso sorvola sui valori alti, quelli dello spirito, raramente lo sentiamo parlare di Dio nelle sue omelie o discorsi. Penso che il tanto deprecato Monsignor Lefebvre avesse ragione a suo tempo. Probabilmente, anzi certamente sbagliò nella sua forma di non obbedienza, ma nel merito aveva ragione ei fatti lo dimostrano. Oggi la Chiesa cattolica è in preda a quel fermento ecumenico che non capisco e neppure giustifico, non porta a nessuna parte, è una sorta di globalizzazione ecclesiale. Nel nome del modernismo,  dopo il Vaticano II la stessa liturgia della Chiesa è cambiata in peggio, secondo uno stile modano e la liturgia antica bisogna riconoscere che parlava molto più di Dio, era dono, mistero, senso del sacro, tutto quello che la liturgia dovebbe fare e dare”.

Che cosa fare oggi?

” Penso che sia giusto meditare e la Chiesa torni se  ce la fa, sui suoi passi ripristinando i valori della tradizione che nel nome della modernità ha trascurato e persino annullato. Mi scusi una digressione. Nella gastronomia sempre diciamo che le minestre della nonna sono più buone perchè hanno il sapore della tradizione, perchè questo saggio principio non vale anche nella Chiesa e nel mondo in genere? La ricerca della modernità e della globalizzazione ci hanno danneggiati. La tradizione sia pur con giudizio va difesa”.

Torniamo a Bergoglio che cosa dice?

“Villaggio ha detto che è un baciabambini. Mi fa piacere che Vilaggio dica questo, che condivido. Bergoglio  mi fa persino irritare. Poi quella esibizione di modestia è il proprio il contrario della stessa, siamo nel narcisismo e nella esibizione”.

Di Giovanni Paolo II che pensa?

“Non sta a me dire se doveva o meno essere fatto santo. Dico solo che la Chiesa nella sua storia è sempre stata molto prudente e cauta, impiegando tempo, per fare qualcuno santo. Vedo che anche in questo ha abbandonato la tradizione”.

Bruno Volpe

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