Roma, ragazzina mette l'Eucarestia in borsetta: è parapiglia in parrocchia | lafedequotidiana.it

Roma, ragazzina mette l’Eucarestia in borsetta: è parapiglia in parrocchia

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heucmunUna ragazzina mette l’Eucarestia nella borsetta e prova a portarla via durante la messa. È successo domenica 9 ottobre nella parrocchia romana di Santa Francesca Cabrini (piazza Bologna) durante la Santa Messa in cui il vescovo conferiva a diversi ragazzi il sacramento della Cresima.

Durante la celebrazione, inutilmente il parroco aveva più volte richiamato i fedeli al raccoglimento ma si sa che Prime Comunioni e Cresime, più che un momento di preghiera e di festa per il sacramento ricevuto, son diventate l’occasione per un’allegra rimpatriata tra parenti e amici, per foto di gruppo familiari, per lo sfoggio di bei vestiti e speciali abbuffate. La Messa è solo l’inizio dei festeggiamenti e neanche la parte più attesa e partecipata.

Durante la distribuzione della Comunione un’adolescente si avvicina al ministro e, in maniera goffa e scoordinata, riceve l’Eucaristia sulle mani per poi far cadere a terra l’Ostia Consacrata. Il ministro dell’Eucaristia, purtroppo, non si accorge di nulla ma il siparietto richiama l’attenzione di altri fedeli che osservano la scena: risate con le amiche, imbarazzo, indecisione e poi la ragazza torna al suo posto con l’Ostia in mano indecisa sul da farsi… Si spererebbe che l’elegante signora illuminasse sua figlia sul da farsi, ma la mamma lascia fare mentre la ragazza poggia l’Eucaristia nella borsetta: è caduta a terra, è sporca!

A questo punto si attivano alcuni parrocchiani, una donna interviene tempestivamente e riprende la Particola per restituirla al ministro: “Datela a me!”. Altri guardano e commentano. Ma l’elegante mamma non capisce il problema e distribuisce occhiate minacciose visibilmente infastidita dall’intromissione degli sconosciuti: “State calmi è solo una bambina!” La “bambin”a si difende: “La dovevo pulì!”.

La “bambina”, ad occhio e croce, sembra avere sui sedici anni, dunque capace di intendere, volere, capire, ragionare… Ad occhio dovrebbe aver fatto la Comunione e la Cresima, dunque preparata a ricevere con onore la Comunione. La madre (sempre ad occhio e croce) non sembra essere una devota “praticante” e protesta: “come vi permettere?”. Inutile spiegarle dunque, come fa un malcapitato ragazzo, che non sono sciocchezza ma cose gravi “Si potrebbe arrivare alla scomunica”. Ad ogni modo, le si spiega, “C’è il Vescovo, possiamo parlare con Lui dopo la celebrazione”. Mons. Guerino di Tora, vescovo ausiliare di Roma, distribuiva ancora la Comunione ai cresimati mentre il ragazzo torna al suo posto.

Passano pochi secondi che il ragazzo, reo di aver richiamato l’attenzione sulla gravità del fatto, viene chiamato da tre uomini – che accorrono al suo posto – per “discutere” animosamente sull’accaduto. Difatti, forse impaurita o sorpresa per il polverone alzato “per un nonnulla”, la ragazza era scoppiata in pianto e la madre si era attivata per avvisare parenti e amici. Padre, zio e altri uomini si avventano protestando contro il ragazzo con toni di minaccia “Ha fatto piangere mia figlia, è una bambina!”. Il padre dice di sapere di cosa parla perché “Laureato con massimi voti” (ma non specifica quale scienza o facoltà). La questione si discute ancora alla fine della Messa. Un altro parente (evidentemente laureato anche lui con Lode) redarguisce il ragazzo: “Ma lei si rende conto di cosa significhi oggigiorno raccogliere una cosa da terra con tutti i germi e i batteri che ci sono in giro??”. Un’osservazione senz’altro acuta e pertinente. Un terzo parente vestito elegantemente per la cerimonia, aggiunge con sguardo di sufficienza: “La prossima volta si faccia i cazzi suoi”. Un consiglio utile, a Roma, per ‘campà cent’anni‘.

Fortunatamente finisce qui, la “vittima” fugge piangendo coi genitori, prima di lasciare la chiesa, tutta la famiglia passa in sacrestia a sporgere “denuncia” al parroco; attendono, indugiano, girano per la Chiesa, poi lasciano perdere. Anche gli altri (dottissimi) parenti escono nervosi. Alla fine ci si avvia tutti, un po’ arrabbiati e infastiditi, verso la vera festa.

mcs

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

41 pensieri riguardo “Roma, ragazzina mette l’Eucarestia in borsetta: è parapiglia in parrocchia

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    12 Ottobre 2016 in 10:38
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    Riassunto in tre punti:

    1. La gente ormai è totalmente protestantizzata e non sa niente della Presenza Reale.
    2. Se l’Eucarestia fosse ricevuta sulla lingua si eviterebbero queste sceneggiate sacrileghe.
    3. Nel racconto spicca l’assenza del prete e soprattutto del vescovo, che paiono ectoplasmi.

    Si potrebbe aggiungere che farebbe piacere sentire i preti tuonare dal pulpito contro lo sfoggio dei bei vestiti e le abbuffate (*), specialmente da quando va di moda la “Chiesa povera”, ma niente. Forse perché in queste occasioni beccano un po’ di buste piene di quattrini e temono di disperdere i clienti? Dopotutto la Chiesa tedesca è solo l’indicazione di quello che ci attende.

    (*) Ovviamente nel mio commento, come nell’articolo, non si critica la giusta solennità con cui vivere una festa sacramentale, che è fatta anche di vestito dell’abito di festa e di convivialità, che però dovrebbero essere sobrie e subordinate alla centralità dei sacramenti.

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      12 Ottobre 2016 in 18:43
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      Molti cosi detti PROTESTANTI hanno più rispetto per l’Eucaristia che certi battezzati CATTOLICI. Non vengono mai a prendere il Corpo di Cristo se sono in Chiesa e che c’e il momento della comunione. Invece quasi tutti CATTOLICI presenti si alzano e vanno a comunicarsi, confessati o no.

      Oramai in Italia, le 1e Comunioni sono diventate dei momenti fuori controlli dove il sacerdote stesso si sente preso in ostaggio dalla vox populi presente.

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    12 Ottobre 2016 in 17:05
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    Il redattore dell’articolo riporta:
    «Un altro parente (evidentemente laureato anche lui con Lode) redarguisce il ragazzo: “Ma lei si rende conto di cosa significhi oggigiorno raccogliere una cosa da terra con tutti i germi e i batteri che ci sono in giro??”. Un’osservazione senz’altro acuta e pertinente. »
    Ho opinione totalmente contraria.
    Se il pane è realmente consacrato, quindi è realmente corpo di Cristo, non può divenire vettore di malattia e di morte poiché Cristo stesso è la sorgente della vita. Al contrario se non è consacrato lo può divenire ed è tale quando si è in presenza di un ministro e di una comunità eretica (questo è quanto dice la teologia).
    Nell’Oriente cristiano, di cui faccio parte, si riceve l’Eucarestia dal calice con un cucchiaio che passa di bocca in bocca, anche in bocche di malati e, da tempo plurisecolare e immemorabile, NESSUNO si è mai ammalato.
    Se questi timori esistono nelle Eucarestie occidentali, oltre all’evidente mancanza di profonda fede che fa far ragionamenti francamente balsfemi, si teme che ci sia l’inconscia consapevolezza che quanto consacrato non sia Corpo di Cristo ma un semplice pane simbolico. Tutta l’opera di redenzione della Chiesa cattolica sarebbe, allora un puro bluff….

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      13 Ottobre 2016 in 11:01
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      “Se questi timori esistono nelle Eucarestie occidentali, oltre all’evidente mancanza di profonda fede che fa far ragionamenti francamente balsfemi, si teme che ci sia l’inconscia consapevolezza che quanto consacrato non sia Corpo di Cristo ma un semplice pane simbolico. Tutta l’opera di redenzione della Chiesa cattolica sarebbe, allora un puro bluff….”

      Vacci piano: la Santa Eucaristia nella Chiesa cattolica è validamente consacrata, quindi è il Corpo di Cristo in Carne, Sangue, Anima e Divinità. Inoltre, non c’è nessuna “inconscia consapevolezza”: la gente è stata protestantizzata a forza, con l’eliminazione di alcuni segni (spesso neanche voluta dai papi ma dalle Conferenze Episcopali) e con delle catechesi che talvolta glissano su questo aspetto della Santa Comunione. Questo, assieme alla mentalità imperante che fa di tutto un diritto, mentre i sacramenti non sono né premi né diritti (neanche per coloro che sono in stato di grazia, figuriamoci). Ciò non significa che a) la Santa Comunione non sia un sacramento valido, b) che non ci siano cattolici (specie nelle comunità che celebrano la Messa nella forma straordinaria del rito romano, ma non solo) che riconoscono la Presenza Reale di Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento e ricevono ancora oggi, devotamente, la Sacra Particola, c) che la Santa Dottrina ovviamente riconosca e stabilisca ciò. Le tue insinuazioni sono vane ed irrispettose.

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      13 Settembre 2018 in 13:50
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      Ha delle prove scientifiche per dimostrare che l’ostia caduta a terra non si contamina con batteri? Se così fosse allora non dovrebbe nemmeno decomporsi se non mangiata per diverso tempo. Invece si decompone proprio come qualsiasi alimento perché esistono i batteri.

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    12 Ottobre 2016 in 17:18
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    Dare la comunione direttamente sulla lingua non è assolutamente igienico, e si rischia di trasmettere malattie, inoltre la stessa può essere sputata e messa in borsa

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    • Michele M. Ippolito
      12 Ottobre 2016 in 17:36
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      Lei ha statistiche che provano casi di gravi malattie dovute all’aver preso la comunione direttamente sulla lingua?

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      12 Ottobre 2016 in 18:36
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      Io prendo la comunione con il cucchiaio nelle due specie. Il cucchiaio passa di bocca in bocca, DENTRO la bocca. Non ho mai osato fare ragionamenti così stupidamente profani. Non ho mai avuto la benché minima malattia, neppure nei periodi in cui la gente si comunica con tossi e raffreddori… Se lei ha di queste paure sono due le cose, anzi tre:
      1) lei non ha fede;
      2) l’eucarestia non è vera eucarestia;
      3) lei non ha fede e l’eucarestia non è vera eucarestia.
      Altro non si può aggiungere, da un punto di vista strettamente tradizionale.

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        12 Ottobre 2016 in 21:07
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        A parte che l’affermazione sulle malattie non è provata… non è neanche logica. Intanto, come Pietro le ha testimoniato, la prassi orientale sarebbe ben più a rischio, in teoria, ma non risultano epidemie documentate. In secondo luogo, chi somministra l’Eucaristia non deve necessariamente toccare la lingua dei comunicandi con le mani.

        Che l’ostia possa essere sputata, purtroppo, è vero; ma questo almeno ridurrebbe il problema ai profanatori volontari. La ragazzina dell’episodio, invece, non ha creato apposta il problema, anche se si è comportata in modo indegno. Questo caso è stato documentato, ma non sarà certo l’unico.

        Non è certo tutta colpa della ragazzina: oltre a somministrare l’Eucaristia sulla lingua, bisognerebbe insegnare decentemente le verità di fede. È evidente che nessuno dei membri della famiglia citata ha avuto il minimo sentore della gravità di quello che è accaduto, e questo vuol dire che nessuno l’ha loro insegnato. E non può che essere legato al non credere alla Presenza Reale, come scrive Pietro al punto 3 qui sopra.

        Ma tutte le cose stanno assieme: un prete che tremasse di devozione dinnanzi al Santissimo farebbe naturalmente tutte le cose citate: educazione dei parrocchiani, somministrazione sulla lingua, eccetera.

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          13 Ottobre 2016 in 8:11
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          Per esperienza personale, le posso dire che risulta impossibile non bagnarsi le dita con la saliva delle persone, che poi viene trasmessa tra le persone, l’Eucarestia resta immacolata, ma non la salive delle persone, si suppone che tale pratica sia stata vettore di epidemie atroci, come la peste ecc. ecc.
          In merito alla mia Fede, il mio giudice resta SOLTANTO il Signore, il quale mi ha insegnato ad amarlo con tutto me stesso, il cuore e la MENTE.

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            13 Ottobre 2016 in 10:44
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            Eh? La peste adesso sarebbe state trasmessa dalla Santa Comunione e non dai topi e dalle pulci? Che storia è mai questa?
            L’unico modo per evitare queste profanazioni è tornare all’uso antico, cioè comunione solo in ginocchio e sulla lingua (anche a simboleggiare il fatto che l’Ostia consacrata è Gesù Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità e non un mero simbolo alla maniera protestante); tra l’altro, lo so per esperienza diretta, non è necessario infilare le dita in bocca per amministrare questo sacramento. Un altro modo per evitare questi abusi sarebbe tornare alla distribuzione della Comunione al solo sacerdote (che è ministro ordinario della Santa Comunione), e non lasciare che a fare ciò siano laici, spesso assolutamente impreparati e che non hanno svolto alcun corso.

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            13 Ottobre 2016 in 21:22
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            Fate questo in memoria di me e non mi sembra che nella Scrittura sia scritto che Cristo diede il Pane sulla lingua degli apostoli, e neanche la Sacra Tradizione conferma tale pratica, infatti, anticamente, l’Eucarestia era data in mano e non sulla lingua, “…fai delle tua mano sinistra un trono per la tua mano destra, poiché questa deve ricevere il Re…” s. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogiche, 5,21.
            Nella messa il popolo di Dio non è parte passiva ma attiva insieme al Sacerdote, così come è vero che l’Eucarestia è il corpo di Cristo è vero anche il Sacrificio di Cristo che consacra e purifica tutto il popolo di Dio presente e attivo nella Messa, formando il famoso Corpo Mistico, tutte le membra e non solo la lingua sono degne di ricevere il Cristo grazie al sacrificio di Cristo stesso.

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            13 Ottobre 2016 in 21:29
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            In merito poi alla peste e ad altre epidemie, bisogna fare una distinzione fra CAUSE e TRASMISSIONE, le cause furono l’giene pessima ed i topi, ma la trasmissione poteva avvenire tramite diversi vettori, il Manzoni parlava degli Untori, i becchini avevano delle mascherine d’avanti alla bocca. Ora se il nostro Signore ci ha dato un intelligenza, perchè non sfruttarla?

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            13 Ottobre 2016 in 21:37
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            E’ impossibile dare la Comunione sulla lingua e non bagnarsi le dita, per un semplice motivo, le mille variabili, non basta la formazione, chi si accosta alla Comunione e chi distribuisce non sono macchine, Robot con una bocca meccanica, ci sono bambini, adulti, anziani, persone diversamente abile, ammalati, diciamo una platea abbastanza vasta, stessa cosa vale per chi distribuisce l’Ostia, anziani con mano tremolante ma pure giovani accorti ma che tuttavia non riescono a non bagnarsi la mano, lo so per esperienza

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          14 Ottobre 2016 in 11:54
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          E quindi è preferibile per questioni di igiene dare la Comunione in mano

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            14 Ottobre 2016 in 13:30
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            Bischerate; anzitutto perché, anche nella Chiesa antica, non è mai esistito che si distribuisse la Santa Comunione (che è il Corpo ed il Sangue di Cristo, non un simbolo!) in mano come intendiamo oggi, cioè tutti ritti come belle statuine a prendere la Sacra Particola, e poi perché non ci sono mai state epidemie o malattie derivate dalla pia pratica della Santa Comunione in ginocchio e sulla lingua. Queste paranoie non rendono giustizia né alla realtà salvifica del Sacramento né al sensus fidei del popolo di Dio.

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            14 Ottobre 2016 in 14:50
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            Anticamente, solo in piccole comunità veniva distribuito, anche il Sangue di Cristo, oltre al Corpo dato nelle mani, perché era tecnicamente e razionalmente possibile, il calice non è una damigiana, vi era una reciproca conoscenza tra i fedeli e soprattutto il pastore conosceva le sue pecore, poi il concilio di Trento ha chiarito che che CRISTO è interamente presente nelle due specie. L’uso della distribuzione sulla lingua è fattibile in piccole comunità, non certamente in grosse realtà metropolitane, sappiamo tutti che per ricevere l’Ostia bisogna avere dei requisiti, ma chi controlla tali requisiti? Potenzialmente in grosse comunità eterogenee e a vocazione turistica potrebbero ricevere la COMUNIONE chiunque, anche settari satanici i quoli potrebbero profanare non solo il Corpo di Cristo ma lintero Corpo mistico e quindi anche la salute dei fedeli, moderni untori magari affetti da patologie infettive, come l’epatite, per il Patore risulta difficile distinguere le pecore dai lupi travestiti, non servono grossi trattati scientifici per sapere che alcune patologie si trasmettono per mezzo saliva, allora non sottovalutiamo il problema ed usiamo l’intelligenza che il Signore ci ha donato

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        14 Ottobre 2016 in 19:10
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        ” anche settari satanici”

        I quali, guarda un po’ che casi strani, hanno vita più facile nei loro furti di ostie consacrate proprio a causa della distribuzione in mano.
        Poi, la distribuzione della Santa Eucaristia in mano era anticamente diversa da quella attuale: anzitutto, veniva poggiata su un velo e non sulla mano nuda (proprio a dimostrare l’inestimabile valore della Sacra Specie), e poi non era una pratica della Chiesa universale ma solo di alcune comunità. L’attuale pratica della Comunione in mano è a tollerata solo grazie all’indulto (con la raccomandazione di ritornare all’uso antico, cioè in ginocchio e sulla lingua) di Paolo VI nella “Memoriale Domini”, ma non ha basi storiche né (tanto meno) igieniche. Le conseguenze invece di tale banalizzazione ci sono state e sono sotto gli occhi di tutti.

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          14 Ottobre 2016 in 21:51
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          LA LETTERA DI PAPA CORNELIO

          Una lettera di papa Cornelio (251-253) che descrive le violenze usate a Roma da Novaziano, scismatico, sui propri adepti al momento della comunione (lettera riportata da Eusebio di Cesarea nella Storia ecclesiastica, VI, 43, 18); il testo spiega come il boccone consacrato venisse ricevuto nelle mani e quindi portato alla bocca dal fedele: “Etenim (Novatianus) oblatione facta, portionem singulis dividens, dum eam tradit, miseros homines, benedictionis loco, jurare cogit, manus suas qui portionem accetti, ambabus suis manibus comprehensas retinens, nec prius dimittens quam jurari ista dixerint, ipsis enim utor illius verbis…”

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          14 Ottobre 2016 in 21:55
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          CIRILLO E LA MANO DESTRA

          Cirillo di Gerusalemme, nella V Catechesi Mistagogica, descrive precisamente: “Accedendo alla sacra Mensa, non ti presentare con le palme distese e le dita disgiunte; ma collocando la sinistra a guisa di trono sotto la destra che deve raccogliere il Re, e tenendo la destra raccolta e concava, ricevi il Corpo di Cristo, rispondendo: Amen

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          14 Ottobre 2016 in 21:56
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          TEODORO E AGOSTINO

          Teodoro di Mopsuestia, nell’Omelia VI, ricorda di porre le mani una sopra l’altra a forma di croce: “…dexteram enim extendit quisque ad recipiendam oblationem, quae datur; supponit autem ei sinistram…”;

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          14 Ottobre 2016 in 21:57
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          Agostino, all’interno dello scritto Contro la Lettera di Parmeniano, II, 13, indica che il corpo del Signore va ricevuto “coniunctis manibus”;

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          14 Ottobre 2016 in 22:01
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          CESARIO DI ARLES E IL VELO

          Cesario di Arles riporta, nel testo della sua Opera, I, che alle donne non era permesso ricevere l’Eucaristia sulla mano, ma era necessario utilizzare un velo bianco, forse lo stesso con cui si coprivano il capo: “Omnes mulieres quando ad altare veniunt, linteola nitida exhibeant, in quibus sacramenta Christi accipiant; et bene et juste faciunt…”.

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            14 Ottobre 2016 in 22:21
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            Concludo il mio intervento, segnalando che non occorrono trattati di scienze mediche e neanche statistiche per sapere che esistono molte patologie che si trasmettono tramite saliva, saluto tutti, che il Signore possa illuminare le nostre menti e ammorbidire i nostri cuori, santa notte

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          14 Ottobre 2016 in 23:51
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          Troppo comodo fare selezioni usando Internet… http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/comunione_mano_2013.htm

          In ogni caso, resta il fatto che, per disposizione del Concilio di Trento, disposizione successivamente ribadita, il modo ordinario di ricevere la Santa Comunione è in ginocchio ed in bocca. Siccome la fede cattolica non è un archeologismo, attenersi a queste disposizioni e riscoprire la ricca tradizione cristiana è un dovere di ogni cattolico di buona volontà.
          Sorvolo la parte sulle malattie, tanto è inutile ribattere ad una proposizione evidentemente ideologica (quando non pseudo-medica) in quanto non riesci a portare prove del fatto che la Santa Comunione ricevuta in bocca sia stata responsabile del diffondersi di epidemie.

          Per quanto riguarda l’augurio finale, chissà perché ho come l’impressione che sia rivolto agli altri e non a te stesso… Che il Signore ci permetta di accostarci devotamente e con cuore puro al Suo Sacratissimo Corpo e Sangue, piuttosto!

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            15 Ottobre 2016 in 9:05
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            Ricapitolando:
            1) la Comunione ricevuta nelle mani deve essere messa in bocca davanti al ministro, pertanto la profanazione può avvenire solo se sputata e messa in borsetta, pertanto ricevere la comunione direttamente in bocca non elimina il rischio di profanazione.
            2) la Comunione ricevuta nelle mani non è un invenzione moderna, tale uso è attestato da numerevoli fonti anche liturgiche fin verso il IX secolo (l’Ordo Romanus IX, al numero 11, ne riporta ancora l’indicazione rubricale)
            3) il Signore con il Suo Sacrificio durante la messa, santifica tutta l’assemblea che partecipa attivamente, pertanto anche le mani e non solo la lingua risulta essere degna di ricevere il Cristo
            4) la Comunione ricevuta nelle mani non è una prassi archeologica ma pratica lecita in seguito della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, attraverso l’Istruzione Memoriale Domini.
            5) Attualmente nessuno verifica i requisiti per poter ricevere la Comunione, in piccole comunità il problema non sussiste, visto che il pastore conosce le sue pecore, pertanto ricevere la comunione direttamente sulla lingua potrebbe essere una pratica sicura ed accettabile, mentre in comunità più vaste ed eterogenee, risulta difficile per il pastore conoscere tutto il gregge e chiunque potrebbe accostarsi alla comunione anche settari satanici che come novelli untori potrebbero infettare i fedeli con la propria saliva, oltre che profanare l’Ostia sputandola e mettendola in borsetta.
            6) Le malattie che si trasmettono tramite saliva, sono moltissime, epatite, mononucleosi, cytomegalovirosi, herpes simplex, morbillo, rosolia, varicella ecc…
            7) Risulta impossibile al ministro non bagnarsi le mani con la salive dei fedeli, dando direttamente l’Ostia in bocca, a causa della eterogeneità del popolo di Dio e del ministro stesso.
            8) al Signore si può chiedere sia di illuminare le nostre menti e sia di farci accostare alla Santa Comunione con cuore puro, le due cose non contrastano.
            Buona giornata a tutti

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    12 Ottobre 2016 in 20:48
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    Per primo me la prendo con chi distribuisce…già la parola ministro dell’eucaristia fa schifo, che è così tanto preso da quello che fa che nemmeno si accorge di dove va a finire la particola….che schifo! questo è un SACRILEGIO CHE SCHIFO

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    12 Ottobre 2016 in 22:12
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    “Ministro dell’eucarestia” è una delle tante “novità” che non trovano reale supporto nella realtà almeno nell’80 per cento dei casi. Ci sono “ministri” dell’eucarestia che distribuiscono mentre i preti stanno stravaccati sui loro seggioloni dietro il tavolaccio (che viene chiamato “altare”). Poi, nella tradizione della Chiesa, toccare le specie consacrate era unica prerogativa di chi aveva le mani consacrate, quindi era sacerdote. Il fatto di farle toccare a semplici battezzati (in attesa che pure i mussulmani lo possano fare, ma con l’attuale papa forse vedremo pure questo!), è un suggerimento involontario (?) che parifica il sacerdozio dei fedeli con quello ministeriale. Insomma: queste riforme nate nel postconcilio sono in gran parte da buttare via, perché o sono totalmente guaste o inclinano il piano per guastare inesorabilmente la fede. Allora il popolino non può che porsi su un piano ancor più inferiore!

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      13 Ottobre 2016 in 8:20
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      La Consacrazione non è sinonimo di distribuzione!

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        13 Ottobre 2016 in 10:58
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        Il sottile distinguo che la consacrazione non è la distribuzione è un artificio intellettuale, un grimaldello che permette di trovare una soluzione a quello che un tempo era RIGOROSAMENTE proibito. Anzi, non solo le specie consacrate NON potevano essere toccate dai laici ma pure i vasi sacri. Oggi nell’Oriente cristiano si mantiene tutto ciò e questo contribuisce alla venerazione al rispetto, cosa che, al contrario, non avviene più in Occidente. Per giunta, in Oriente solo il sacerdote può calpestare la parte anteriore dell’altare, non un laico e neppure il sacrestano! Questo per dire quanto siamo BRAVI a illuderci sa soli con degli artifici intellettuali che, alla fine, non portano altro che a dissacrazioni e indifferenza….

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          13 Ottobre 2016 in 11:06
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          Dipende in quale Occidente; ancora oggi, in alcune parrocchie, si celebra rivolti ad Orientem, il presbiterio è accessibile solo ai ministri ed ai chierichetti (ma non l’ultimo gradino prima dell’altare) e si riceve la Santa Comunione solo in bocca e sulla lingua, amministrata dal sacerdote e non dai laici. E tali Messe sono frequentate, valide e lecite (ovviamente, perché fatte in comunione con Roma) e gli istituti che praticano tale liturgia ricolmi di grazie spirituali e di vocazioni.

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            13 Ottobre 2016 in 11:30
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            Lei sa BENE a cosa mi riferisco. Ma, come amo spesso e inutilmente dire, gli anni cinquanta, nei quali esistevano tutte le belle cose che lei mi descrive, se fossero stati realmente solidi, non avrebbero impedito lo sfacelo che poi ne è nato. E’ come essere un giorno prima del crollo della diga del Vajont. Non si tratta, dunque, di ripristinare esattamente quell’assetto, come tornare 24 ore prima del crollo della diga suddetta, ma di recuperare quegli aspetti profondi con i quali si è vaccinati contro quest’assalto anticristiano che oramai è ben DENTRO il mondo ecclesiale. Nel mio blog (traditio liturgica) ho commentato un quadro che rappresenta una prima comunione di inizi ‘900 con le facce delle bimbe terrorizzate. Ecco, non si tratta di tornare a quel terrorismo lì, ma ad una prospettiva nella quale la fede non è retta dal ricatto e dal senso di colpa ma dall’affidamento al Signore, per quanto se ne debba rispetto e sacra soggezione. Insomma: si tratta di passare da un atteggiamento religioso di tipo prevalentemente psicologico ad uno di tipo spirituale. Ed è proprio qui la sfida maggiore perché noi in gran parte NON sappiamo come fare e questo anche negli ambienti tradizionalisti cattolici (di cui ho avuto esperienza)!

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            13 Ottobre 2016 in 12:26
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            Lo so bene, infatti, e condivido questo tuo ragionamento; d’altro canto, infatti, non mi colloco nella compagine “tradizionalista” (quelli cioè che vorrebbero eliminare tutto ciò che è accaduto negli ultimi cinquant’anni di storia della Chiesa, Magistero incluso, dimenticandosi che se c’è stato un Concilio è perché c’erano delle problematiche già allora) ma semplicemente in quella dei cattolici tradizionali, cioè fedeli alla Tradizione ed al Magistero. Resta il fatto però che certi gesti ed atteggiamenti (che ho trovato pure in alcune parrocchie che celebrano nella forma ordinaria del rito romano) sarebbe bene venissero ripresi e valorizzati, anziché nascosti quando non osteggiati; questo perché conta anche la forma, che è il contenitore della sostanza. Posto quindi il fatto che a) la Santa Comunione è un sacramento ex opere operato, quindi che ci credano o meno nella Presenza Reale ministri e fedeli non cambia la Sua validità e la Sua realtà salvifica; b) che certi atteggiamenti, caduti in disuso (e non è questione di terrorismo, ma di accostarsi al Signore con rispetto ed umiltà, senza prepotenza o accampando inesistenti “diritti”) avevano proprio lo scopo di rendere da una parte il dovuto culto a Dio e dall’altro indicare ai fedeli l’importanza e la sacralità del momento, ne consegue c) che, anche se nella Chiesa attuale c’è spesso (non sempre, ma in diversi casi) una buona dose di superficialità nell’accostarsi alla Santa Comunione, ciò non cambia che si tratti del Corpo e del Sangue del Cristo, né che certi atteggiamenti siano da riscoprire e da adottare. Non è una questione di vuoti pro forma o di facce terrorizzate, è di rendere il culto dovuto a Lui; altrimenti, una delle conseguenze è che avvengano le cose descritte nell’articolo.

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    14 Ottobre 2016 in 14:32
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    Giancarlo “suppone” che l’Eucarestia sia stata vettore di epidemie atroci… Ovviamente, prove nisba. Chissà perché allora io non potrei dire che la stretta di mano allo scambio della pace potrebbe pure esserlo; e così via discorrendo, avremmo ridotto la Santa Messa ad una serie di prescrizioni sanitarie.

    In compenso, tutta la serie di abusi liturgici di cui stiamo parlando è evidentemente responsabile dell’epidemia più atroce: la mancanza di fede nella Presenza Reale. Con un’aggravante: le epidemie, nel XXI secolo, si combattono bene con le medicine. Le medicine per la mancanza di fede sono proprio i Sacramenti; ma se non ci si crede più e – come dimostrato chiaramente dall’episodio citato – diventano solo riti vuoti, altre medicine non ce ne sono.

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      15 Ottobre 2016 in 10:58
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      Fabrizio, crede di aver raggiunto la pienezza della fede e magari è proprio così, ora potrà finalmente dedicarsi con maggior lena alla carità, ricapitolando:
      1) la Comunione ricevuta nelle mani deve essere messa in bocca davanti al ministro, pertanto la profanazione può avvenire solo se sputata e messa in borsetta, pertanto ricevere la comunione direttamente in bocca non elimina il rischio di profanazione.
      2) la Comunione ricevuta nelle mani non è un invenzione moderna, tale uso è attestato da numerevoli fonti anche liturgiche fin verso il IX secolo (l’Ordo Romanus IX, al numero 11, ne riporta ancora l’indicazione rubricale)
      3) il Signore con il Suo Sacrificio durante la messa, santifica tutta l’assemblea che partecipa attivamente, pertanto anche le mani e non solo la lingua risulta essere degna di ricevere il Cristo
      4) la Comunione ricevuta nelle mani non è una prassi archeologica ma pratica lecita in seguito della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, attraverso l’Istruzione Memoriale Domini.
      5) Attualmente nessuno verifica i requisiti per poter ricevere la Comunione, in piccole comunità il problema non sussiste, visto che il pastore conosce le sue pecore, pertanto ricevere la comunione direttamente sulla lingua potrebbe essere una pratica sicura ed accettabile, mentre in comunità più vaste ed eterogenee, risulta difficile per il pastore conoscere tutto il gregge e chiunque potrebbe accostarsi alla comunione anche settari satanici che come novelli untori potrebbero infettare i fedeli con la propria saliva, oltre che profanare l’Ostia sputandola e mettendola in borsetta.
      6) Le malattie che si trasmettono tramite saliva, sono moltissime, epatite, mononucleosi, cytomegalovirosi, herpes simplex, morbillo, rosolia, varicella ecc…
      7) Risulta impossibile al ministro non bagnarsi le mani con la salive dei fedeli, dando direttamente l’Ostia in bocca, a causa della eterogeneità del popolo di Dio e del ministro stesso.
      8) al Signore si può chiedere sia di illuminare le nostre menti e sia di farci accostare alla Santa Comunione con cuore puro, le due cose non contrastano.
      Buona giornata a tutti

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        16 Ottobre 2016 in 17:08
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        #1 Le ho già risposto sopra: l’episodio raccontato in questo articolo non è stata una profanazione volontaria e sarebbe stato evitato. Se ripete ostinatamente il solito disco, vuol dire che ha pochi argomenti.

        #2, #3, #4 La risposta “già nei tempi antichi si faceva così” è tipica di chi non capisce un gran che di riti e di uomini. Infatti non prende in considerazione il contesto: c’erano riti più solenni e non c’erano eresie di massa, come quelle protestantizzanti, che oggi mettono in dubbio la Presenza Reale. Ricevere il Corpo di Cristo in modalità totalmente banali, come se fosse un pezzo di pane qualsiasi, non solo non combatte queste eresie, ma le favorisce.

        #5 Lei ha riportato in modo assolutamente equivoco la “Memoriale Domini”, i cui passaggi fondamentali sono questi:

        ****
        Dalle risposte date risulta chiaramente il pensiero della grande maggioranza dei Vescovi: la disciplina attuale non deve subire mutamenti; anzi un eventuale cambiamento si risolverebbe in un grave disappunto per la sensibilità dell’orientamento spirituale dei Vescovi e di moltissimi fedeli.
        Tenuti quindi presenti i rilievi e le osservazioni di coloro che «lo Spirito Santo ha posto a reggere come Vescovi le varie Chiese»,12 per l’importanza della cosa e il peso degli argomenti addotti, il Sommo Pontefice non ha ritenuto opportuno cambiare il modo tradizionale con cui viene amministrata ai fedeli la santa Comunione.
        Pertanto la Sede Apostolica esorta caldamente Vescovi, Sacerdoti e fedeli a osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore, ora ancora una volta confermata; tengano tutti presente il giudizio espresso dalla maggior parte dell’episcopato cattolico, la formula attualmente in uso nel rito liturgico, il bene comune della Chiesa”.
        Se poi in qualche luogo fosse stato già introdotto l’uso contrario, quello cioè di porre la santa Comunione nelle mani dei fedeli, la sede apostolica, nell’intento di aiutare le Conferenze Episcopali a compiere il loro ufficio pastorale, reso non di rado ancor più difficoltoso dall’attuale situazione, affida alle medesime conferenze il compito di vagliare attentamente
        le eventuali circostanze particolari, purché sia scongiurato ogni pericolo di mancanza di rispetto all’eucaristia o di deviazioni dottrinali su questo Santissimo Sacramento, e sia eliminato con cura ogni altro inconveniente.
        In questi casi, per un’opportuna normativa del nuovo uso, le Conferenze Episcopali, esaminata con prudenza la cosa, prenderanno le loro deliberazioni con votazione segreta, a maggioranza di due terzi, e presenteranno poi il tutto alla Santa Sede, per averne la necessaria conferma,13 allegandovi una accurata esposizione dei motivi che le hanno indotte alle deliberazioni stesse.
        ****

        Quindi con grandissima imprudenza si è aperto un indulto per sanare abusi pensando che la sanatoria sarebbe stata applicata in casi limitati, mentre – come al solito – l’abuso invece è stato legalizzato. Le conseguenze sulla fede sono sotto gli occhi di tutti.

        Le considerazioni sanitarie sono semplicemente ridicole.

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          16 Ottobre 2016 in 17:45
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          In merito al contenuto dell’articolo, L’Ostia, può cadere anche se data sulla lingua, non è la prima volta che accade, in merito alle considerazioni sanitarie che lei definisce ridicole, non vedo nessuna sua valida argomentazione che ne attesti la redicolezza

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            16 Ottobre 2016 in 17:50
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            In merito alla Comunione data nella mano, in Italia tale prassi è stata richiesta dalla Conferenza Episcopale nel maggio 1989 ed è entrata in vigore il 3 dicembre dello stesso anno. Il testo dell’Istruzione sulla Comunione eucaristica, datato 19 luglio 1989, circa la modalità di questo ulteriore modo di ricevere l’ostia consacrata spiega: «Particolarmente appropriato appare oggi l’uso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l’Amen la fede nella presenza sacramentale di Cristo. Accanto all’uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l’eucaristia deponendola sulla mano dei fedeli protese entrambe verso il ministro, (la sinistra sopra la destra), ad accogliere con riverenza e rispetto il corpo di Cristo. I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi. Chi la riceve sulle mani la porterà alla bocca davanti al ministro o appena spostandosi di lato per consentire al fedele che segue di avanzare

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