Giuliva Di Berardino sui diversi interventi dialogati tra Gesù e la folla

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IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 6, 30-35 martedì 28 Aprile 2020

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Il testo del Vangelo di oggi è una continuazione del brano di ieri ed è inserito in questa sezione del Capitolo 6 di Giovanni che comunemente viene chiamato “discorso sul pane di vita”, che Gesù compie nella sinagoga di Cafarnao, ma che in realtà non è un solo discorso, ma una raccolta di diversi interventi dialogati tra Gesù e la folla. Ieri abbiamo evidenziato la distanza tra Gesù e la folla, distanza di linguaggio e quindi di livelli di intesa, oggi cominciamo a cogliere come la folla è introdotta da questo dialogo con Gesù in un triplice passaggio, il triplice esodo, quindi, secondo la mentalità ebraica che ripete per tra volte l’eccellenza e l’esaltazione di Dio, diremo che oggi ci viene presentato quello che ieri chiamavo “l’esodo della grazia”, cioè quel passaggio, quella Pasqua che in noi è dono di grazia e non frutto del lavoro e delle opere nostre. Ecco allora il triplice passaggio che davanti a noi si schiude: dal pane della terra, frutto del nostro lavoro e della nostra fatica, alla manna, dono che viene dal cielo, al pane vivo, dono che porta nella nostra esistenza il desiderio dell’eternità che ci fa vivere per le cose del cielo. C’è un pane che viene dal cielo, ma c’è un pane che fa salire al cielo, che innalza la natura umana alle cose del cielo. Il testo inzia con la richiesta che la folla fa a Gesù di un segno preciso, che rievocasse il dono che Mosè aveva dato ai padri nel deserto: la manna, che viene ricordata come il pane venuto dal cielo (cf. Sal 78,24). Ecco allora che questa richesta eleva la folla che comincia ad accostare l’evento della moltiplicazione dei pani, da poco vissuta, alla manna, il pane che è venuto dal cielo. Questo tipo di accostamento è proprio del ragionamento umano, infatti capita anche a noi, che, come dicevo ieri, assomigliamo molto a questa folla, davanti a eventi inattesi che ci stupiscono, capita anche a noi tornare con la memoria al  passato, alle volte in cui siamo stati sorpresi e colmati, come questa folla. Questo non è sbagliato, anzi, ma quello che quì ci comunica il Vangelo è che questo è un nostro modo di leggere e interpretare i fatti, è il modo proprio dell’intelligenza umana quello di intravedere il “filo rosso” che lega la storia, ma davanti a Gesù dobbiamo ammettere che Dio non ha i nostri criteri di lettura. E se noi pensiamo che, come questa folla, possiamo chiedere a Gesù che ci dia un regalo che abbiamo già ricevuto o che ha ricevuto qualcuno di cui ci ha raccontato, Lui invece ci dona molto di più! Infatti Gesù chiarisce bene la situazione e spiega alla folla che innanzi tutto che il pane che veniva dal cielo, il dono misterioso e gustoso della manna, è un dono di Dio, non di Mosè, perché anche Mosè l’ha ricevuta in dono dal cielo, come tutti. E poi, centrando l’attenzione non sul dono, ma sul donatore, operazione che solo chi torna al passato con la fede può fare,  prepara la folla a fare l’altro passaggio decisivo che porterà la folla, e ciascuno di noi, a compiere il vero esodo, quello della grazia, della fede: il pane che discende dal cielo, quello vero, è lui, Gesù di Nazareth, in persona. La folla è accompagnata a fare questo passaggio, perché Gesù dirige l’attenzione, come dicevo sul Donatore, rende evidente a tutti che lui non è come Mosè, perché non dona qualcosa che riceve da Dio, ma si dona. Ed è evidente che questo dono ha in sé una qualità maggiore rispetto alla manna dei padri, perchè non riceve un segno dell’affetto di Dio, ma riceve un corpo, un cuore, una persona viva, capace di sentimenti, capace di donarsi e quindi di fidarsi, di amare. Ecco perché la folla esclama: «Signore, dacci sempre questo pane». Dacci sempre…sembra sentire la Samaritana al pozzo che fa più o meno la stessa richiesta, quando Gesù le parla dell’acqua viva: “Signore, donami sempre di quest’acqua” dice la donna. Ecco in cosa consiste questo nuovo dono di grazia, questo nuovo esodo di Gesù che si compie in noi nel Battesimo, consiste nel desiderio  che ci incantata tutti davanti all’intuizione di qualcuno che ci ama, di qualcuno che dona se stesso per noi. E’ così: l’amore ci estrae dalla mediocrità, ci fa uscire dalla consuetudine, dall’abitudine, ci fa sentire vivi perché ci rende dono! Ecco perché Gesù ha qualcosa che ci attira, ecco perchè le sue parole hanno per noi il sapore dell’eternità, ecco perché la sua presenza ci allarga il cuore, lo dilata e ci fa dire “Signore, dacci sempre questa bellezza, questa dolcezza”, sempre! E Gesù si rivela, si consegna come Colui che sostiene la vita per sempre: “Egw eimi, Io sono il pane della vita”, “Io sono“, evocazione del Nome di Dio che è per sempre, eterno presente. Il Vangelo allora oggi ci mostra davvero, con questo triplice passo, o meglio con questo triplice salto, che Gesù è tutto ciò di cui abbiamo davvero bisogno per vivere, ma per vivere davvero, per vivere per sempre: Lui è il pane, ed è anche l’acqua, come ha rivelato alla Samaritana, e come dice in questo testo: chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Allora oggi ripetiamo anche noi al Signore il nostro desiderio di gustare sempre di più la sua presenza perché Lui ci comunichi tutto il suo amore e ci conceda la grazia di farci anche noi pane per gli altri, in modo da poter vivere già oggi la gioia della vita eterna che ci appartiene dal giorno del nostro Battesimo. Preghiamo insieme, allora, questa mattina, la preghiera di colletta che la liturgia ci proporrà lungo tutto questo giorno: ” O Dio, che apri la porta del tuo regno agli uomini rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, accresci in noi la grazia del Battesimo, perché liberi da ogni colpa possiamo ereditare i beni da te promessi.” Amen. Buona giornata!

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