Giuliva Di Berardino: “Rifiutare Gesù porta alla cecità spirituale e al vortice del male”

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La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.

Ecco l’audio

Ecco il testo

Mc 8, 11-13

In quel tempo, vennero i farisei e incominciarono a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli, con un profondo sospiro, disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione”. E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.

Gesù non dà nessun segno alla sua generazione, perché vogliono metterlo alla prova. E non solo non dà nessun segno, ma se ne và, li lascia lì. Gesù aveva sfamato la folla moltiplicando il pane, come Mosè, nell’Antico Testamento, aveva alimentato il popolo affamato nel deserto, eppure ancora i farisei chiedono un segno “venuto dal cielo”. Gesù aveva appena compiuto un grande segno per loro, eppure proprio loro, i farisei che tanto amavano e rispettavano la Legge di Dio, non avevano capito nulla di tutto ciò che Gesù aveva fatto.“Gesù sospira profondamente”, non grida, non si arrabbia, sospira e li abbandona. Li abbandona alla durezza dei loro cuori, sperando sempre, però, in un ritorno. Forse “il segno del cielo” per loro è proprio quell’abbandono, quella cecità che li lascia soli e che porta al vortice del male, finché non si accorgono del male fatto a loro stessi avendo scelto di vivere contro l’evidenza dell’amore. E Gesù non combatte la durezza del cuore, non usa la violenza, ma la porta con sè, prende il peso di quel cuore pesante, pietrificato, morto! prende il peso della morte e sospira profondamente, come ha fatto sulla croce, per donare ancora il Suo Spirito di vita! Perciò, se Gesù li lascia lì, non è per disprezzo, ma per amore. Davanti al rifiuto degli uomini Gesù risponde con l’amore, non si spaventa delle durezze e perciò non le combatte, ma le ama! Forse, in alcune situazioni, amare è proprio lasciare che le persone seguano il loro corso, abbandonare tutto alla misericordia di Dio e proseguire il cammino. Gesù l’ha fatto più volte, insegnandoci ad amare nella verità. Ma Gesù se ne và donando il suo sospiro, soffiando su quelle persone dal cuore indurito per le sofferenze della vita e per le scelte fatte a favore della morte. Impariamo da Gesù ad amare sempre e comunque! A benedire anche quelli che siamo costretti a lasciare lontani da Dio, ad amarli nonostante tutto, perché solo nell’amore avvengono miracoli. Lasciando che il peso della durezza e della morte si trasformi in noi nel sospiro di Gesù, per amare ed invocare, su quelle persone e su quelle situazioni, lo Spirito di Vita. Buona giornata!

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.

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