Giuliva Di Berardino: "Gesù Risorto porta la luce della Pasqua nel buio delle nostre menti" | lafedequotidiana.it

Giuliva Di Berardino: “Gesù Risorto porta la luce della Pasqua nel buio delle nostre menti”

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La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.
Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: Pasqua di Risurrezione

mercoledì 24 Aprile 2019 Ottava di Pasqua

Nel racconto di risurrezione che oggi la liturgia ci propone, in questo terzo giorno dell’ottava di Pasqua, ci troviamo sempre nel primo giorno della settimana, quando le donne portano l’annuncio della risurrezione agli Undici. Il Vangelo ci mostra che c’erano anche due discepoli lì con gli Undici, e che essi non avevano creduto alle donne. Così, profondamente delusi, si allontanano da Gerusalemme per dirigersi sulla strada verso Emmaus, discutendo animatamente sulle vicende accadute in quei giorni. Lungo il cammino appare loro Gesù: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?“. Così i due si fermano, col volto triste. Il Vangelo rivela solo a noi che leggiamo il fatto che questo sconosciuto è proprio Gesù, ma i due protagonisti della storia non lo riconoscono. E’ una scelta di Luca che ci racconta questo episodio, per dirci che in realtà il Risorto è sempre con noi, anche quando non ce ne accorgiamo: il Risorto cammina con noi. E allora i due discepoli non si accorgono di Gesù proprio a causa della loro grande delusione, della tristezza che ha preso i loro cuori a causa della morte del Maestro. Anche questo è un particolare interessante: per credere che il Risorto è con noi, abbiamo bisogno di speranza, di una luce che ci pervade la mente e anche di una gioia profonda che consola il cuore e che ci apre alla vita nuova. Ed è lo stesso Gesù Risorto che porta la luce della Pasqua nel buio delle menti, riordinando tutti i dati che i discepoli conoscevano già sulla Scrittura, ma che non sapevano interpretare, come ad esempio la figura del Messia sofferente che i Profeti avevano già annuciato, ma che loro non avevano preso in considerazione. Tutto cambia: la luce della Pasqua ha dissipato le tenebre della loro tristezza:”Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?“. Le Scritture possono illuminare la nostra vita, ma solo se prima la luce pasquale le illumina, perché Gesù ha dato una risposta a tutte le speranze di Israele! E’ Lui stesso la fonte dell’interpretazione delle Scritture. Il racconto conutinua, si fa sera, e, secondo il costume orientale dell’ospitalità, i due discepoli costringono amichevolmente Gesù a rimanere con loro. La situazione è simbolica: quando la notte della prova si avvicina, solo il Risorto può portarci la pace nella mente e nel cuore. Gesù quindi resta con loro. Ed ecco giunti al momento culminante del racconto: Gesù “spezza il pane“, compiendo i gesti del rituale di un pasto giudaico normale. Però il lettore cristiano, ne coglie i gesti della celebrazione eucaristica! E solo adesso i due discepoli riconoscono Gesù. Ma, colpo di scena, non appena riconosciuto, Gesù scompare, a dire che nell’eucaristia possiamo riconoscere il Risorto. Ecco, dunque, la luce della Pasqua illumina la mente e risana il cuore, così che noi possiamo riconoscere il Risorto nella concretezza della nostra quotidinità. Anche in questo Vangelo c’è un movimento di conversione pasquale: prima i discepoli si allontanano da Gerusalmme, poi, quando hanno capito che il Risorto è con loro, tornano indietro, si  voltano, si convertono!  Preghiamo allora che anche oggi tante persone che si sono allontanate, possano tornare alla comunione che il Risorto verrà ad offrire ai loro cuori: la fede dei testimoni e della comunità iniziale, come anche la nostra fede, non poggia sul “sentito dire“, ma sull’incontro reale col Risorto. E Gesù Risorto ci ama, ci perdona e ci riunisce tutti nella sua comunione. Buona Pasqua!

Lc 24, 13-35

Nello stesso primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?” Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?” Domandò: “Che cosa?” Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.
Per contattare la teologa Di Berardino scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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