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“Troppe proibizioni e messaggi non uniformi. Non possiamo fare a meno di Dio”: ecco i punti salienti di questa intervista che ci ha rilasciato il senatore Gaetano Quagliariello.

Senatore, sembra che il Parlamento sia una specie di complemento di arredo, tanto che anche il mite Vespa si è scaldato..

“Per fortuna tanti si rendono conto che è necessario, in questo momento più che mai esaltarne il ruolo, lavorare ed anzi tenere quanto prima una seduta solenne”.

Come?

“Lo dico da oltre dieci giorni. Una riunione del Parlamento, magari in una sede provvisoria, dove tutti noi in sicurezza, senza possibilità di contagio, distaccati e con le massime cautele, possiamo prima di ogni cosa ascoltare il nostro Inno e commemorare i morti tra la popolazione e i medici. I Parlamenti sono istituzioni e simboli di passioni”.

Comunicazione del Governo, le piace?

“Trovo che ci sia un eccesso di messaggi e non sempre coordinati ed uniformi, cosa che determina un senso di smarrimento tra la gente. Inoltre, troppe proibizioni. In sintesi la comunicazione governativa è un disastro, scatena ansia e patos. Mi auguro che tutto vada bene e che nessuno si lasci prendere dal nervosismo”.

Proibizioni?

“Credo che a volte le disposizioni non sono razionali. In poche parole nello stesso tempo non è pensabile dare poche tutele agli operai nelle fabbriche o in banca, affollare i treni della metro e poi sanzionare o proibire la corsetta solitaria e la passeggiata in strada. Anzi, chi cura a livello mondiale la salute da poche ore ha detto che la inattività forzata sul computer o in casa avrà effetti deleteri per la salute e sulla psiche”.

In tv si vedono molti medici e pochi preti..

“E’ il tentativo di dare una spiegazione razionale e scientista a tutto. Sono ascoltati i virologi, ma se ci va il cardinal Ruini sembra uno scandalo e la sua voce è flebile”.

Messe col popolo sospese..

“Non possiamo fare a meno di Dio, mai. L’ importante è che almeno le chiese restino aperte per la preghiera individuale”.

Che fare nel concreto?

“Quando dico che le proibizioni sono troppe, intendo dire che le situazioni e le strategie devono essere diversificate caso per caso. Le regole dettate per la Lombardia, vista la drammaticità della situazione, non possono essere le stesse della Puglia o Sicilia”.

Bruno Volpe

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