“Contrordine ‘compagni’ vescovi, abbiamo sbagliato su pietà e devozione popolari”

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Contrordine “ compagni” vescovi, abbiamo sbagliato. Pietà e devozione popolari ( la  fede dei semplici) sono fondamentali per la traditio fidei, la trasmissione della fede. E’ questo il punto saliente della prima giornata dei lavori a “Mediterraneo frontiera di pace”, dedicata appunto al non semplice argomento di come  diffondere sapientemente la fede ai cattolici del Mediterraneo. Peccato che sino a qualche tempo addietro, pietà e devozione popolare ( pellegrinaggi, processioni, santuari, rosari) siano stati considerati roba da donnette . Cose non adeguate alla cervellotica fede adulta, un non senso. Meglio tardi che mai a capire l’ errore, fatti salvi i danni compiuti. Ma tali lacune non si curano con sinodi e discussioni perenni ( quante parole ), bensì con una buona evangelizzazione. Quanti dei nostri ragazzi al catechismo sanno di Greta, ma poco di preghiere e nozioni?  Nella conferenza stampa illustrativa, Monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari- Bitonto ha dichiarato: “ Spesso le chiese e  le genti del Mediterraneo del nord guardano al sud di questo mare con una certa sufficienza e sono in errore. Al contrario, si tratta di una realtà molto vivace ed attiva. Aggiungo che persino nei confronti della pietà popolare si è tenuto lo stesso criterio di sufficienza e non è giusto. Tanti vanno in Medio Oriente o nell’ Africa Settentrionale per conoscere le pietre e l’ archeologia  dei posti. Ma non conoscono a dovere la ricchezza di quelle chiese. Penso che occorra privilegiare la via del gemellaggio e del fidei donum. Magari in buona fede, abbiamo dato troppo rilievo all’ America Latina, poca al medio oriente. In quanto ai rapporti con l’ islam presente in tante di quelle parti, posso affermare che oggi tanti musulmani guardano con curiosità ed interesse, si avvicinano al cattolicesimo, non per nostro proselitismo, bensì per la scelta e il merito della carità vissuta. Gli strumenti da privilegiare sono scambio e gemellaggio, conoscenza reciproca per superare una concezione elitaria della fede, a vantaggio di quella di popolo”: Il cardinale Juan Josè Omella y Omella, arcivescovo di Barcellona: “ Il grande problema è l’ indifferenza, l’ individualismo, quello che il Papa chiama globalizzazione dell’ indifferenza. La più efficace forma di evangelizzazione è la fede dei semplici. Tanti di noi hanno appreso più da tanti  piccoli segni che da lezioni di grandi teologi”. Padre Francesco Patton, Custode della Terra Santa: “ In Terra Santa privilegiamo l’ impegno educativo, cercando di valorizzare per la conoscenza i luoghi storici della rivelazione”. La professoressa Giuseppina De Simone: “ Per la divulgazione della fede, lo ho detto  nella mia relazione, è fondamentale la dimensione di popolo da rivalutare e valorizzare ne Mediterraneo che ne è ricco”. Un piacevole ritorno al passato. Come la mettiamo con chi sin qui ha parlato di fede adulta?

 

Bruno Volpe

 

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

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