Il barnabita Scalese: “Meglio che il Papa non rilasci più interviste a Scalfari”

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eugenio_scalfari«È decisamente meglio non rilasciare più interviste a Eugenio Scalfari e, men che meno, pubblicarle su L’Osservatore Romano». È  stato questo il commento di padre Giovanni Scalese, Barnabita (cioè dell’Ordine dei Chierici Regolari di San Paolo), già docente di religione, storia e filosofia al Collegio alla Querce di Firenze, al Collegio San Luigi di Bologna e all’Istituto Bianchi di Napoli e, fino al 2006, assistente generale dei barnabiti – relativamente l’ennesima intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco.

Su Antiquo robore padre Scalese scrive: «Di quello che il fondatore di Repubblica mette sulle labbra del Papa non mi interessa proprio nulla. Il discorso si fa diverso quando l’intervista viene rilanciata da L’Osservatore Romano, che, fino a prova contraria, è il quotidiano ufficioso della Santa Sede. Per carità, anche qui, finché il Papa si limita a dire che il male peggiore che esiste nel mondo sono le diseguaglianze, dal mio punto di vista, non è un grosso problema: si tratta di opinioni personali su cui si può essere più o meno d’accordo. Magari qualcuno potrebbe far notare — come di fatto è avvenuto — che da un leader religioso ci si aspetterebbe un’analisi meno sociologica e più religiosa della realtà (il male peggiore, una volta, non era forse il peccato?); ma, ripeto, si può discutere. Così come non mi crea eccessivi problemi l’affermazione secondo cui «sono i comunisti che la pensano come i cristiani»: anche questa, un’affermazione discutibile quanto si vuole, ma pur sempre una battuta con un suo fondo di verità. Ma quando si afferma che «Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere», passiamo dal piano dell’opinabile a quello della mistificazione».

Padre Giovanni Scalese ritiene che Papa Francesco non «abbia potuto fare un’affermazione del genere: chiunque, anche un bambino del catechismo con una minima conoscenza del Vngelo, sa che Gesù non ha mai detto una simile sciocchezza. Solo chi non ha mai letto il Vangelo e ha la presunzione di conoscerlo per sentito dire, potrebbe pensare una cosa del genere. È quindi evidente che in tal caso (ma si potrebbe giungere alla medesima conclusione per l’intera “intervista”) si tratta di parole messe in bocca a Papa Bergoglio da Eugenio Scalfari».

Se Eugenio Scalfari ancora una volta avrebbe costruito “l’intervista”, perché è stata ripresa da L’Osservatore Romano, si chiede padre Scalise. «Non ci si rende conto che, permettendo una cosa del genere, chiunque ne sia responsabile, si fa dire al Papa una enormità? Mi sembra che questo incidente dovrebbe far riflettere quanti, anche fra i cattolici piú conservatori, sono convinti che qualsiasi esternazione del Papa sia una forma di “magistero”, un nuovo modo di fare magistero. È vero che è stato lo stesso Pontefice a incoraggiare questa convinzione: in un’intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nación il 7 dicembre 2014 aveva affermato: “Faccio continuamente dichiarazioni e pronuncio omelie, e questo è magistero”. Anche se però aveva aggiunto una frase a mio parere rivelatrice: “Quello che c’è lí è ciò che io penso”. Il magistero, se ben ricordo, non è ciò che il Papa pensa (queste semmai sono le sue opinioni personali, rispettabilissime, ma pur sempre opinioni), bensì quello che “pensa” (= crede) la Chiesa».

Padre Scalese aggiunge: «personalmente, non riconosco valore magisteriale alle omelie mattutine di Santa Marta (che rientrano, semmai, nel munus docendi della Chiesa esercitato da qualsiasi sacerdote); tanto meno considero atti magisteriali i libri, le interviste o le conferenze stampa in aereo (il cosiddetto “magistero volante”). L’incidente di cui ci stiamo occupando dimostra che, in questi casi, si tratta di dichiarazioni che possono essere discutibili e talvolta, come nel caso presente, addirittura errate. Ho l’impressione inoltre che non ci si renda conto che tale magistero, diciamo cosí, “non-convenzionale” (unconventional, in inglese) può spesso sfociare in ideologia, con grave danno per la purezza del vangelo. Persone non sufficientemente preparate e dotate di senso critico, leggendo che “Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere”, sono portate a concludere che sia vero: lo ha detto il Papa, e il Papa non può sbagliare. Mentre si tratta di pura ideologia. Il Papa è molto sensibile su questo punto. Il giorno stesso della pubblicazione dell’intervista a Scalfari, al mattino, in Santa Marta, ha proprio fatto una meditazione sulla possibilità di trasformare il cristianesimo in ideologia».

Non si deve «mai andare oltre il seno della madre, della santa madre Chiesa gerarchica», citava dagli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio in una sua omelia Papa Francesco. «Ecco, appunto – conclude Padre Scalise – affermare che “Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere” significa esattamente trasformare il vangelo in ideologia e perciò “scarnificare la Chiesa”».

Adam Loon Otter

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