Il senatore Simone Pillon (Lega): “Mi impegno a rappresentare chi si riconosce nei valori dei Family Day”

 

Bresciano di nascita, perugino d’adozione, classe 1971, servizio militare negli alpini, sposato nel 2002 e padre di due figli, avvocato abilitato al Patrocinio presso la Suprema Corte di Cassazione e le altre magistrature superiori dal 2012, Simone Pillon da qualche giorno è un neo senatore della Lega.

Il “senatore in papillon”, cattolicissimo, è noto per essere stato il Co-fondatore del comitato organizzatore dei due Family Day di Roma (2015 e 2016) e del comitato “famiglie per il NO” al referendum costituzionale del 2016.

La Fede Quotidiana lo ha intervistato in esclusiva.

Senatore Simone Pillon, lei passa dall’associazionismo al Senato della Repubblica, dove è stato eletto, non senza patemi d’animo, nelle file della Lega. Le sue prime impressioni e i suoi primi stati d’animo?

«Il primo sentimento è quello della gratitudine ai moltissimi che hanno fatto in modo che io arrivassi a rappresentarli in Senato. Penso alle famiglie, ai papà e alle mamme, alle nonne e ai nonni, ai ragazzi e alle ragazze che ho incontrato nei moltissimi convegni, penso agli amici della Lega, dai dirigenti (Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti per primi) fino ai generosissimi attivisti. Penso agli amici dirigenti e sostenitori comitato del Family Day (Ne cito uno per tutti: Massimo Gandolfini) che continuano ad aiutarmi e sostenermi. Penso anche ai miei familiari. Il secondo sentimento è quello dell’umiltà. Io purtroppo non sono molto umile, almeno non spontaneamente. Ma proprio ora che sono entrato in Parlamento sento il desiderio di farmi piccolo per pormi davvero al servizio di tutti».

Sul piano politico come intende portare avanti i valori cattolici Simone Pillon?

«Sono convinto che noi italiani siamo tutti imbevuti di valori cristiani. Cercherò di parlare con tutti e di far emergere da ciascuno – in qualsiasi schieramento militi – i frutti dell’antropologia relazionale che abbiamo appreso fin da bambini anche solo guardando una Chiesa o giocando in oratorio. Nel concreto mi voglio adoperare per costruire un intergruppo parlamentare che si occupi trasversalmente dei temi della vita e della famiglia, costruendo un consenso fondato sulle persone più che sui partiti. In ogni caso porterò convintamente avanti il programma della Lega, che è stato scritto partendo dalla dottrina sociale della Chiesa».

In che modo vuole combattere per aiutare l’Italia e l’Europa “a ritrovare le radici cristiane e la legge naturale rimettendo al centro le persone e la famiglia contro le antropologie individualiste che mirano a trasformare gli esseri umani in numeri”?

«Mi ha molto colpito un discorso di Matteo Salvini fatto a noi neo parlamentari. Diceva che in Europa noi della Lega siamo visti come gli ultimi ostacoli al totale asservimento dell’Italia alle logiche lobbistiche delle grandi finanziarie internazionali. E’ vero. Fanno gola le nostre spiagge, le nostre città d’arte, i nostri distretti industriali e le nostre imprese. Sanno che mediante la denatalità, la deportazione delle popolazioni africane e la decostruzione delle identità famigliari e territoriali, tutto questo patrimonio sarà alla mercè delle banche d’affari. Anche la devastazione della famiglia è programmata per indebolire e frammentare il tessuto sociale e soprattutto per portare alla denatalità. Mirano ad eliminare i corpi intermedi dello stato, quali la famiglia e le comunità locali e associative, anzi mirano proprio ad eliminare lo stato, trasformandoci in satelliti di poteri che nessuno elegge e controlla. La Lega sa come impedire che questo accada, riportando il potere vicino alla gente con le autonomie locali, sostenendo la famiglia, dando fiato alle imprese locali e ai professionisti e proteggendo così l’Italia dalle invasioni culturali ed economiche».

Attraverso quali proposte di legge intende impegnarsi per il rispetto della vita e della famiglia naturale?

«Sto pensando ad un testo unico sulla vita e la famiglia, che aiuti a far ripartire quell’immenso motore umano, economico, sociale e relazionale che è la famiglia. Non voglio fare anticipazioni, ma sarà una proposta di assoluto buon senso e dunque rivoluzionaria. Dobbiamo ridare speranza alle nostre famiglie».

Perché considera il gender un’ideologia antiumana?

«È antiumana perché mira ad eliminare l’identità delle persone, trasformandole in esseri indeterminati e dunque fragilissimi. La prima delle nostre identità è quella sessuale. Poi quella personale, poi quella familiare, poi quella linguistica e culturale e via via le altre che ci caratterizzano come persone. Crescere i nostri figli senza identità significa commettere su di loro il peggiore degli abusi. Si tratta – come dice il Santo Padre – di una terribile colonizzazione culturale cui – è sempre lui a dirlo – dobbiamo andare “contro”».

È vero che è favorevole alla cancellazione delle DAT eutanasiche e delle unioni civili?

«Le unioni civili hanno trasformato la famiglia naturale in una delle possibili e infinite forme di famiglia. Dunque se tutto è famiglia, niente è famiglia. Inoltre questa legge iniqua e pericolosa ha  aperto la strada all’adozione gay e alla barbara pratica dell’utero in affitto. Dobbiamo assolutamente cancellarla. I bambini hanno diritto a mamma e papà. Lo stesso dicasi per le DAT, che hanno di fatto legalizzato l’eutanasia. Come è possibile ritenere che un bicchiere d’acqua o un cucchiaio di miele siano da considerarsi “trattamenti terapeutici”? Salvini ha giustamente promesso nella manifestazione di Piazza Duomo a Milano che nessuno con noi al governo morirà di fame e di sete».

Quali sono, secondo lei, i poteri che contrastano le politiche familiari?

«La concezione marxista del mondo vede la famiglia come il nemico da distruggere. Lo stesso pensano le ideologie iper-liberiste e neo-malthusiane secondo le quali siamo troppi sulla terra e dobbiamo cominciare ad eliminare un po’ di esseri umani, partendo ovviamente dagli altri… A questo si aggiunge un pensiero relativista e genericamente ecologista o new age, secondo cui l’umanità sarebbe una sorta di cancro del pianeta. Da ultimo ci sono quelli che voglio semplicemente fare soldi, e sanno che l’individuo singolo consuma molto di più della famiglia. Aspettarsi aiuti per la famiglia da governi di sinistra (a tre, a quattro o a cinque stelle non fa la differenza), o peggio ancora da governi tecnici schiavi delle logiche eurocentriche è un atteggiamento ingenuo e pericoloso. Come italiani dobbiamo ripartire da famiglia e natalità».

Lei ha al suo fianco il prof. Massimo Gandolfini e molti altri componenti del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, quello che concorse all’organizzazione dei Family Day. Come risponde alle accuse che le sono state fatte da Mario Adinolfi e da chi lo ha seguito nel Popolo della Famiglia?

«Il progetto del Family Day portato avanti da Massimo Gandolfini si sta realizzando sul piano culturale, sul piano ecclesiale e sul piano politico. Sul piano culturale si sono moltiplicati incontri, conferenze, dibattiti, lezioni universitarie, pubblicazioni, collaborazioni stabili con media cattolici e laici. Sul piano ecclesiale il comitato incontra periodicamente i vertici della gerarchia cattolica italiana e universale, oltre a interloquire costantemente con i vescovi e con molte realtà ecclesiali. Sul piano politico il comitato DNF è riuscito a fecondare con i suoi valori le forze del centro destra inserendo nei programmi dei partiti tutta la propria antropologia relazionale. La fecondazione è stata completata inserendo nelle liste elettorali già dalle scorse elezioni amministrative molti candidati provenienti dalle file del Family Day. I risultati sono stati ottimi, e in tal modo possiamo dire di aver ottenuto la nostra presenza nelle giunte e nei consigli comunali della Lombardia e di moltissime città, da Verona a Piacenza, da Genova e Sesto San Giovanni a Todi e in molti altri comuni. La strategia è stata replicata a livello nazionale e io e Alessandro Pagano ne siamo il risultato più evidente. Accanto a noi ci sono circa 50 tra deputati e senatori che prima delle elezioni hanno sottoscritto la piattaforma valoriale del Family Day e si sono impegnati a darne attuazione in Parlamento. Adinolfi e Amato viceversa hanno costruito un’operazione divisiva e solipsistica che non ha sortito alcun effetto politico se non quello di condannare alla totale irrilevanza i pur lodevoli sforzi di centinaia di attivisti e i voti dello 0,7% degli elettori. Da un sommario conteggio risulta che se quegli stessi voti fossero stati concentrati sulla Lega, avrebbero fatto eleggere altri 20 o 30 parlamentari, togliendoli alle sinistre o ai 5stelle. Qualcuno scrive che Adinolfi e Amato hanno agito per ignoranza politica o addirittura per mala fede. Io non lo so, e francamente non lo voglio sapere. Mi limito a constatare i fatti: delle due strategie una è vincente e una è perdente. Ora abbiamo bisogno di unità e io mi impegnerò a rappresentare in parlamento tutti coloro che si riconoscono nei valori del Family Day, abbiano o meno votato per me».

Lei ha scritto che desidera portare anche fisicamente qualche suo elettore in Senato. In che modo?

«Ho scoperto che ogni senatore può invitare ad ogni seduta fino a tre persone. Ho quindi proposto a tutti gli amici di organizzarsi e di portare il Family Day in parlamento, tre persone alla volta. Rinnovo l’invito! Per chi poi non potesse venire fisicamente è sempre possibile farmi avere via e-mail proposte, idee, suggerimenti, critiche o altro. Io leggo tutto».

Lei ha chiesto più volte ai suoi elettori di pregare per lei. In che modo vive quotidianamente la sua fede cattolica il senatore Simone Pillon?

«Io e la mia famiglia viviamo la fede nella comunità neocatecumenale presso la parrocchia di San Sisto a Perugia. Quest’anno sono 33 anni da quando – prima a Brescia e poi in Umbria – ho intrapreso questo percorso di fede che mi ha permesso di riscoprire i sacramenti, la preghiera quotidiana, la celebrazione della Parola durante la settimana e l’Eucaristia celebrata nella piccola comunità cristiana dopo i primi vespri della domenica. Noi cristiani non siamo perfetti, non siamo i primi della classe. Sbagliamo come tutti gli altri, abbiamo le stesse paure e viviamo le stesse gioie. Semplicemente abbiamo conosciuto l’immenso e tenerissimo amore che Dio ha per ciascun essere umano, e tentiamo – con tutte le nostre mille fragilità – di farcene imitatori. Spero di portare avanti questo intento anche nell’alto compito di servizio al quale sono stato chiamato, ma per questo ho bisogno della preghiera di tutti quelli che vorranno. Dio benedica l’Italia».

MATTEO ORLANDO

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