Un ebreo convertito scrive una lettera tagliente a papa Francesco

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kippah-001Una tagliente lettera aperta è stata indirizzata nei confronti di Papa Francesco, e pubblicata sul sito Revisionist History, da Pinchus Feinstein, ebreo residente a Miami Beach, Florida.

L’autore, che ha 74 anni e dichiara di discendere genealogicamente da Re Davide per parte di padre e da Hillel per parte di madre, scrive: “mi sono convertito alla Chiesa Cattolica Romana all’età di 17 anni, nel corso dell’ultimo anno del pontificato di Papa Pio XII. L’ho fatto perché ero convinto che dovevo accettare ed avere fede che Gesù Cristo è il mio salvatore, e io ho creduto. E ho creduto che per avere una possibilità di salvezza dovevo essere un membro battezzato della Sua Chiesa. Così mi sono convertito e sono stato battezzato nella Chiesa Cattolica, e dopo sono stato confermato. Nel corso degli anni ho contribuito con decine di migliaia di dollari all’Obolo di San Pietro (il tesoro proprio del papa che a Lei ovviamente dev’essere molto familiare), alla mia parrocchia e alla diocesi. Durante questo tempo ho assistito a migliaia di Messe, partecipato a centinaia di ore sante e di novene, ho detto migliaia di rosari e ho fatto centinaia di viaggi al confessionale”.

Fin qui racconta il suo vissuto cristiano, dopo la conversione. E aggiunge: “nel 2015 e nel 2016 ho letto le sue parole e quelle della sua “Pontificia Commissione”[si riferisce alla Commissione per i rapporti religioni con l’Ebraismo, ndr]. Lei oggi insegna che perché io sono un Ebreo per razza, l’alleanza di Dio con me non è mai stata revocata, e non può essere revocata. Lei non spiega in questo insegnamento che io potrei fare qualcosa che potrebbe minacciare l’Alleanza, che Lei dice Dio ha con me perché sono un Ebreo. Lei insegna che si tratta di un’Alleanza indissolubile. Lei non ha mai detto che questo dipenda dal fatto che io sia una brava persona. A rigore di logica, se l’Alleanza di Dio con me è indissolubile, ukippahn Ebreo per razza, come io sono, può fare tutto quello che vuole e Dio continuerà a mantenere l’Alleanza con me e io andrò in cielo. La sua Pontificia Commissione, lo scorso dicembre ha scritto [si tratta del documento “Perchè i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11,29), riflessioni su questioni teologiche attinenti alle relazioni cattolico-ebraiche in occasione del 50º anniversario di Nostra Aetate (n. 4), ndr]: “La Chiesa cattolica non conduce né incoraggia alcuna missione istituzionale rivolta specificamente agli Ebrei … essa non ritiene in alcun modo che gli Ebrei siano esclusi dalla salvezza di Dio perché non credono in Gesù Cristo quale Messia di Israele e Figlio di Dio” [rispettivamente i numeri 40 e 36 del citato, ndr]. Lei è il Pontefice. Io credo in ciò che la sua Commissione insegna sotto la sua bandiera e a suo nome, e in ciò che Lei ha dichiarato durante la sua visita alla sinagoga nel mese di gennaio. Di conseguenza, non vedo più che senso abbia alzarsi ogni Domenica mattina per andare a Messa, recitare i rosari, o compiere il Rito della Riconciliazione il sabato pomeriggio. Tutti questi atti sono superflui per me. Sulla base del suo insegnamento, ora so che in forza della mia speciale superiorità razziale agli occhi di Dio, non ho bisogno di niente di tutto ciò. E ora non vedo alcuna ragione che spieghi perché sono stato battezzato nel 1958. Non era necessario per me essere battezzato. Non vedo più il motivo per cui vi fosse la necessità per Gesù di venire sulla terra o di predicare agli Ebrei figli di Abramo, del Suo giorno. Come dice Lei, essi erano già salvati in conseguenza della loro discendenza razziale dai patriarchi biblici. Perché avrebbero avuto bisogno di Lui?”.

Pinchus Feinstein conclude la sua lettera attaccando il Pontefice: “Alla luce di ciò che Lei e la sua Pontificia Commissione mi avete insegnato, sembra che il Nuovo Testamento sia una frode, almeno per quanto riguarda gli Ebrei. Tutte quelle predicazioni e dispute con gli Ebrei erano senza scopo. Gesù ha dovuto saperlo, eppure ha persistito nel causare un sacco di guai agli Ebrei, insistendo che dovevano rinascere, che dovevano credere che Egli fosse il loro Messia, che dovevano smettere di seguire le loro tradizioni umane, e che non avrebbero potuto procurarsi il cielo se non avessero creduto che Egli era il Figlio di Dio. Vostra Santità, Lei e la sua Commissione mi avete istruito sulla vera strada per la mia salvezza: la mia razza. Che è tutto quello di cui ho bisogno e tutto quello di cui ho avuto sempre bisogno. Dio ha un’alleanza con i miei geni. Sono i miei geni che mi salvano. Adesso i miei occhi sono aperti. Di conseguenza, Lei avrà notizie dal mio avvocato. Sto depositando una querela contro il papato e la Chiesa Cattolica Romana. Voglio i miei soldi indietro, con gli interessi, e chiedo il risarcimento danni per il male psicologico che la sua Chiesa mi ha procurato, facendomi pensare che per andare in cielo dopo la mia morte avessi bisogno di qualcosa oltre alla mia stessa elevata identità razziale. Contendo anche il tempo che ho sprecato e che avrei potuto passare occupandomi dei miei affari, invece di sperperarlo ad adorare un Gesù di cui oggi la sua Chiesa dice che non avevo bisogno per credere nella mia salvezza. I suoi prelati e i suoi chierici mi hanno detto qualcosa di molto diverso nel 1958. Sono stato derubato!”.

 

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2 pensieri riguardo “Un ebreo convertito scrive una lettera tagliente a papa Francesco

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    9 Maggio 2017 in 21:06
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    Ci sarà bene qualche teologo che risponderà e spiegherà spero. Se nessuno interviene ..chi tace acconsente …..ma allora è l’inizio del baratro ….

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