“Silvia Romano? Non potrà abbandonare la fede islamica pena la condanna a morte”

Ti è piaciuto? Condividi!

La vicenda di Silvia Romano è uno dei molti esempi di attuazione pratica della legge coranica, che vuole tutti i popoli sottomessi all’Islam.  Rapita e sotto-sequestro per 18 lunghi mesi; dopo essere stata “legittimamente” (secondo il Corano) abusata in quanto non islamica e, quindi, “miscredente”; la ragazza – per aver salva la vita e non essere ridotta in legale schiavitù – ha fatto propria (furbacchiona!) la fede islamica con tutte le sue conseguenze.  Divenuta, quindi, musulmana a tutti gli effetti, non si è più trovata, sempre secondo la legge islamica, in condizione di prigionia o di schiavitù e, pertanto, non avrebbe avuto bisogno di essere liberata dal “marito” e nemmeno “riscattata”.  Perché, allora, la trattativa per “liberarla”?  Tutto ciò ha dimostrato, così come è opinione diffusa tra i musulmani, che anche noi italiani, in quanto cristiani, siamo e dobbiamo essere sottomessi all’Islam.  Si abbia, pertanto, il coraggio di riconoscere che tutto ciò è stato solo un modo inconfessabile  per finanziare il terrorismo islamico. Sapendo, infatti, che il governo italiano, prima o dopo, è sempre disposto a pagare, i casi, già altre volte sperimentati, sono sempre destinati a ripetersi. I terroristi, infatti, non sequestrano più persone appartenenti ai Paesi non  disposti a pagare (costi quel che costi), ma continuano e continueranno a farlo a danno degli italiani, notoriamente sempre disposti a calare le brache per finanziare il terrorismo.  Dice la sura IX:5  “Uccidete i politeisti (cioè i non musulmani) ovunque li troviate; prendeteli prigionieri, assediateli e opponetevi ad essi in tutte le loro imboscate. Però, se essi si convertono ad Allah, osservando la preghiera e faranno l’elemosina, lasciateli tranquilli, poiché Allah è indulgente e compassionevole”.  Noi italiani, pienamente sottomessi, abbiamo osservato alla lettera questa sura: fatta prigioniera Silvia, una volta convertita e liberata dalla morte, ella ha osservato la preghiera e, conseguentemente, il governo di Roma, in sua vece, ha fatto l’elemosina (ben 4 milioni di Euro!) a favore della causa di Allah.  Tra i musulmani, purtroppo, è diffuso l’errato convincimento che noi cristiani, più o meno, siamo tutti scemi, in quanto sempre disposti a perdonare e a porgere l’altra guancia. Tra i cristiani, però, c’è un gruppo particolarmente scemo: gli italiani.  il governo di Roma, ancora una volta, ha dimostrato con i fatti che tale convincimento trova perfetto riscontro nella realtà.  Noi, infatti, non comprenderemo mai a fondo la cultura coranica se prima non saremo stati capaci di penetrare in essa non  tanto con le nostre categorie mentali, del tutto estranee all’Islam, ma con quelle tipiche degli islamici. Per loro, fra l’altro, non è mai esistita e mai potrà esistere la libertà di opinione, né tanto meno la libertà di religione.  Adesso non ci resta altro che attendere il prossimo caso, che non tarderà molto. I nostri soldi, infatti, fanno gola ai terroristi.

Don Michele Crociata

Cosa sarà di Silvia d’ora in poi? Non potrà in alcun  modo abbandonare la fede islamica. In tal caso, infatti, sarebbe ipso facto condannata a morte e qualunque musulmano osservante, ovunque si trovi, avrebbe la facoltà e il diritto di ucciderla “per dare gloria ad Allah e guadagnarsi il paradiso”. 

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.