Papa Francesco al Sinodo: “Non blindiamoci in nostre certezze”

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“Oggi, aprendo questo percorso sinodale, iniziamo con il chiederci tutti – Papa, vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, sorelle e fratelli laici -: noi, comunità cristiana, incarniamo lo stile di Dio, che cammina nella storia e condivide le vicende dell’umanità? Siamo disposti all’avventura del cammino o, timorosi delle incognite, preferiamo rifugiarci nelle scuse del ‘non serve’ o del ‘si è sempre fatto così’?”. L’interrogativo posto da papa Francesco durante la messa inaugurale nella Basilica di San Pietro rappresenta la chiave di volta di questo Sinodo sulla Chiesa sinodale, che si apre oggi per concludersi con l’assemblea dei vescovi nell’autunno 2023.

E se “fare Sinodo significa camminare sulla stessa strada, camminare insieme”, papa Bergoglio nell’omelia ne precisa, con tre verbi, tre ulteriori caratteristiche: “incontrare, ascoltare, discernere”. “Anche noi, che iniziamo questo cammino, siamo chiamati a diventare esperti nell”arte dell’incontro'”, sottolinea, e “mentre talvolta preferiamo ripararci in rapporti formali o indossare maschere di circostanza – lo spirito clericale, di corte, no? – l’incontro ci cambia e spesso ci suggerisce vie nuove che non pensavamo di percorrere”. Un “vero incontro” però “nasce solo dall’ascolto”, avverte Francesco. “Chiediamoci, con sincerità in questo itinerario sinodale – prosegue -: nella Chiesa, come stiamo con l’ascolto? Come va ‘l’udito’ del nostro cuore? Permettiamo alle persone di esprimersi, di camminare nella fede anche se hanno percorsi di vita difficili, di contribuire alla vita della comunità senza essere ostacolate, rifiutate o giudicate?”.
   

Per il Pontefice, fare Sinodo “è un esercizio lento, forse faticoso, per imparare ad ascoltarci a vicenda – vescovi, preti, religiosi e laici, tutti, tutti i battezzati – evitando risposte artificiali e superficiali, risposte pret-a-porter”. “Non insonorizziamo il cuore, non blindiamoci dentro le nostre certezze. Le certezze tante volte ci chiudono. Ascoltiamoci”, esorta Francesco. E – dopo che all’inizio della messa ha salutato nella Basilica la suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argori, rapita nel 2017 in Mali e rilasciata in questi giorni – sul potere salvifico dell'”ascolto” il Papa fa un annuncio ‘a braccio’: “Oggi, dopo l’Angelus riceverò un bel gruppo di persone di strada, che semplicemente si sono radunate perché c’è un gruppo di gente che va ad ascoltarle, soltanto ascoltarle. E dall’ascolto sono riusciti a cominciare a camminare. L’ascolto”. “L’incontro e l’ascolto reciproco non sono qualcosa di fine a sé stesso, che lascia le cose come stanno. Al contrario, quando entriamo in dialogo, ci mettiamo in discussione, in cammino, e alla fine non siamo gli stessi di prima, siamo cambiati”, dice infine a proposito del “discernimento”. “Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale”, precisa, non dev’essere “una ‘convention’ ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico”, oppure “un parlamento”, bensì “un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito Santo”. Occorre quindi “svuotarci”, “liberarci di ciò che è mondano, e anche delle nostre chiusure e dei nostri modelli pastorali ripetitivi”, e “interrogarci su cosa ci vuole dire Dio in questo tempo e verso quale direzione vuole condurci”. (ANSA)

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Massimo Notaristefani

Massimo Notaristefani

Laureato in comunicazione, appassionato di giornalismo e cattolico!

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