Lele Mora: “La fede mi ha fatto rendere conto che nella vita ho seguito falsi valori”

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moraLele Mora, il controverso ex talent scout e manager, coinvolto in vicende giudiziarie clamorose, parla del suo rapporto con la fede. Ne discute con animo sereno e senza troppe reticenze.

Mora, lei è credente?

“Lo sono ed anzi oggi mi rendo conto, grazie alla fede, di quello che ho combinato. Ho seguito falsi valori quali la gloria, la popolarità, il successo ad ogni costo, cose lontane dalla logica cristiana”.

Che cosa cerca oggi nella fede?

“Intanto la pace con me stesso. Poi mi stimola l’idea del trascendente ed è molto difficile. Pensi che da qualche tempo, frequento un gruppo di preghiera di cristiani ortodossi e devo rilevare, con qualche rincrescimento, che sono molto più ispirati a Dio loro di tanti cattolici. Poi apprezzo la loro divina liturgia, che è bella, elegante, rende veramente l’ idea del mistero e del divino, senza nulla togliere ovviamente alla nostra messa”.

Papa Ratzinger era un convinto sostenitore della messa antica, di quella secondo il rito romano antico.

“Aveva ed ha ragione. Lui, è un uomo rigoroso, integro ed onesto, un intellettuale colto e raffinato. E’ stato un grande papa non sufficientemente apprezzato dalle masse. E direi soprattutto una persona corretta e non è cosa di poco conto. E’ probabile che il suo rigore a suo tempo non sia piaciuto e si sono viste trame misteriose. Oggi abbiamo papa Francesco il cui pontificato apre lampi  verso il futuro. Sono due stili molto diversi, ma apprezzabili entrambi. Insomma, due stili e modi non sovrapponibili”.

Infine, che cosa pensa della strana vicenda del teologo polacco gay esternatore che ha in un certo qual modo interferito almeno inizialmente sulla serenità del sinodo dei vescovi?

“Guardi: ciascuno ha il pieno diritto ad usare della sua sessualità come meglio pensa e crede. Io non giudico per questo e ricordo la massima del Vangelo: non giudicare, se non vuoi essere giudicato. Tuttavia, per il caso citato, esiste il fondato sospetto che egli abbia usato abilmente il sinodo e la sua situazione come strumento non per fare spazio alla liberazione dei gay, ma pubblicità gratuita al suo libro. Attaccare per questo la Chiesa e il Vaticano, usando l’ abito di prete, è stata una cosa scorretta e non cristiana. Ha strumentalizzato Dio stesso e la Chiesa”.

Bruno Volpe

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