Il teologo De Meo: “L’ostia consacrata non è una pizzetta”

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OstiaManoI preti usino la talare e non se ne vergognino: l’ ammonimento e il richiamo vengono dal teologo Matteo De Meo. Ne parliamo con lui.

Don Matteo, perchè oggi la talare sembra in declino o di fatto è sparita?

“Dipende dalla mentalità, diciamo rilassata, di questa Chiesa e dei tempi. Penso, al contrario, che il sacerdote debba indossarla senza alcuna vergogna. Questo abito determina una sorta di difesa immunitaria per chi lo indossa contro le tentazioni esterne, sia per coloro che gli si avvicinano, sanno che si trovano davanti ad un prete ed evitano o per lo meno scoraggiano atteggiamenti  sconvenienti”.

Che cosa intende con questo?

“Oggi sentiamo parlare di atti indecenti e contro la morale compiuti da sacerdoti nella loro umana fragilità. Se si usasse la talare, non dico che tutto questo sparirebbe di incanto, ma almeno il prete avrebbe una sorta di freno psicologico causato dall’ abito esterno e le persone che gli si avvicinano saprebbero bene chi hanno davanti. Andare in giro col maglione, per un sacerdote, è come rinnegare il suo status, mentre la tale è segno di riconoscimento nella società. Perchè dunque vergognarsene?”.

Padre, lei ha parlato di atti sconvenienti. Esiste una lobby gay nel Vaticano?

“Esiste ed è anche evidente. Del resto, questo lo ha denunciato il Papa nel giugno del 2013. La lobby esiste tra sacerdoti e laici. Quel fumo che Paolo VI aveva denunciato  nel passato, il fumo di Satana, è diventato molto di più. Occorre anche dire che esiste un legame molto stretto tra massoneria e lobby gay, entrambe le cose sono lobby di potere e di condizionamento che lottano contro la chiesa, tramano. Se lei osserva blog in proposito, questo nesso è chiaro. Benedetto XVI iniziò questo processo di pulizia nella chiesa e ha trovato grandi ostilità e resistenze”.

Che pensa della storia del teologo gay polacco?

“Una brutta pagina, mi creda. Penso, tuttavia, che sia una sorta di inizio e che altri potrebbero accodarsi in una sorta di emulazione. Il modernismo, meglio la ricerca della modernità e correnti progressiste,  nella chiesa hanno favorito questa rilassatezza”.

Al Sinodo i padri hanno pianto per la storia della particola spezzata dal bambino e data ai genitori divorziati..

“Un gesto sacrilego e di profanazione, la particola è spezzabile solo dal prete. L’ ostia non è una pizzetta. Certo, se la comunione si da sulle mani questo accade. Bisognerebbe  amnistrarla nella bocca o  stando in ginocchio. Io la nego quando la chiedono sulle mani”.

Darebbe oggi la comunione a Berusconi o Vendola?

“No, affatto. E non per cattiveria. Loro hanno scelto di vivere contrariamente alla legge di Dio e dunque che senso ha accostarsi alla comunione? Darla loro conferisce maggior scandalo che il negarla”.

Bruno Volpe

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Un pensiero su “Il teologo De Meo: “L’ostia consacrata non è una pizzetta”

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    26 Ottobre 2015 in 19:26
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    Evviva il parlar chiaro e ortodosso!

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