Il 3 maggio Cardinali, Vescovi, Capi Dicastero e Officiali della Curia Romana discuteranno dell’Eucarestia agli sposi non cattolici nei matrimoni misti

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Il prossimo 3 maggio un gruppo di Cardinali e Vescovi tedeschi incontrerà in Vaticano alcuni Capi Dicastero e Officiali della Curia Romana per affrontare il tema dell’eventuale accesso all’Eucarestia per gli sposi non cattolici nei matrimoni misti.

La delegazione tedesca sarà composta dai Cardinali Reinhard Marx (Arcivescovo di München und Freising e Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca) e Rainer Maria Woelki (Arcivescovo di Colonia) e dai Vescovi Felix Genn (di Münster), Karl-Heinz Wiesemann (di Speyer e Presidente della Commissione Dottrinale della Conferenza Episcopale Tedesca), Rudolf Voderholzer (di Regensburg, Vice Presidente della Commissione Dottrinale della Conferenza Episcopale Tedesca), Gerhard Feige (di Magdeburg e Presidente della Commissione per l’Ecumenismo della Conferenza Episcopale Tedesca), Hans Langendörfer (Segretario Generale della Conferenza Episcopale Tedesca).

I capi Dicastero e gli Officiali vaticani interessati saranno: Monsignor Luis Francisco Ladaria Ferrer, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Monsignor Markus Graulich, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi; Padre Hermann Geissler, Capo Ufficio della Sezione Dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Il 22 marzo scorso, gli arcivescovi di Bamberga e di Colonia, insieme ai vescovi di Augusta, Eichstätt, Görlitz, Passau e Ratisbona, avevano scritto una lettera comune al cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e all’arcivescovo Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

L’occasione – spiegava una nota dell’Arcidiocesi di Colonia – è stata una decisione presa nel corso dell’assemblea di primavera della Conferenza episcopale tedesca, che si è svolta dal 19 al 22 febbraio a Ingolstadt. Il 20 febbraio, la maggioranza di due terzi dei vescovi tedeschi ha adottato il testo per una “mano tesa pastorale” per rendere possibile, nei matrimoni misti, la Comunione data a coniugi di confessione cristiana diversa in alcuni singoli casi e dopo maturo esame in dialogo con il parroco o con una persona da lui incaricata.

Nella lettera, i vescovi firmatari chiedono alla Santa Sede di chiarire se la questione della Comunione a coniugi di confessioni diverse possa “essere risolta nell’ambito di una Conferenza episcopale nazionale o se sia necessaria una decisione della Chiesa universale”.

Lo scopo dei sette vescovi – afferma la nota – è quello di “evitare ‘eccezioni’ nazionali” in una “questione così centrale per la fede e per l’unità della Chiesa”, “per arrivare invece, attraverso un colloquio ecumenico, ad una soluzione universalmente unitaria e attuabile”.

Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx, si era detto sorpreso della lettera dei sette vescovi e dei loro dubbi, considerando il fatto che il testo, approvato dall’assemblea episcopale a stragrande maggioranza, era tra l’altro solo una bozza, dunque soggetta a ulteriori modifiche.

Non sappiamo quale sarà il risultato ma, circa l’eucaristia nei matrimoni misti, è bene ricordare che “la decisione di ammettere o no la parte non cattolica del matrimonio alla comunione eucaristica va presa in conformità alle norme generali esistenti in materia, tanto per i cristiani orientali quanto per gli altri cristiani, e tenendo conto di questa situazione particolare, che cioè ricevono il sacramento del matrimonio cristiano due cristiani battezzati. Sebbene gli sposi di un matrimonio misto abbiano in comune i sacramenti del battesimo e del matrimonio, la condivisione dell’Eucaristia non può essere che eccezionale e, in ogni caso, vanno osservate le disposizioni indicate” (Pont. Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Direttorio per l’Applicazione dei Principi e delle Norme sull’Ecumenismo, 25 marzo 1993, 159-160)».

 

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