Giuliva Di Berardino sulla bellezza della creazione e la libertà che Dio concede | lafedequotidiana.it

Giuliva Di Berardino sulla bellezza della creazione e la libertà che Dio concede

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IL VANGELO DEL GIORNO: mercoledì 12 Febbraio 2020

Mc 7, 14-23 

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: « Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni?». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Oggi il Vangelo ci fa riflettere su valori importanti per la fede: il sabato, che per gli ebrei era ed è ancora oggi un grande valore, sia umano che religioso, e che costruisce nell’essere umano lo stupore per la bellezza della creazione, e la gratuità per ciò che si è ricevuto dalle origini della nostra esistenza, permettendo il dialogo interiore che stabilizza l’uomo come creato da Dio di Shabbat in Shabbat, per cui l’uomo deve attenersi a delle regole per poter essere in grado di dialogare con Dio. L’altro valore che emerge da questo testo è il senso di libertà che Dio concede all’essere umano quando entra con Lui in una relazione profonda, in una relazione che potremmo definire filiale e che implica proprio l’amore come un padre verso il figlio, perché questa immagine è quella che ci mostra meglio quanto la libertà sia frutto dell’amore, e non dell’egoismo. Gesù allora viene accusato perché i suoi discepoli, lo leggiamo nel testo, spinti dal bisogno umano della fame, non rispettano il sabato, e questa violazione del divieto di strappare la spiga dalla terra, e quindi di procurare in qualche modo una violenza alla terra, veniva interpretata come mancanza di rispetto verso la comunione con la Creazione che è dono di Dio. Nel giorno di sabato quindi non si può, per bisogni personali o altro, praticare atti di violenza che sono contrari all’atto del dono di Dio, ma questo avviene e viene indicato perché l’uomo entri in una relazione. Nel giorno di Shabbat l’uomo deve cessare il suo lavoro per poter accogliere il dono, non procurarselo con le proprie mani. Comprendere che c’è una creazione che viene donata, ricevuta da Dio. Ecco, tutto questo Gesù non lo nega, ma conferma il grande valore dello Shabbat. Quello che ci mostra però il Vangelo è che proprio dando valore allo Shabbat la persona umana viene elevata perché possa entrare in dialogo con Dio, un dialogo che assomiglia, lo abbiamo detto, il più possibile a quello tra padre e figlio. Il Vangelo parla di “figlio dell’uomo che è signore del Sabato!”. Quando ci sentiamo amati come figli entriamo nella libertà che ci immerge nella grazia dello Shabbat, non ce la toglie! Però, lì dove c’è la paura di una relazione con Dio che arrivi fino ai bisogni creaturali dell’essere umano, la persona non è messa in condizione di elevarsi, e quindi anche di celebrare lo Shabbat, come per noi tante norme legate alla nostra religione rischiano di diventare solo norme rigide da rispettare. Quello quindi che ci ricorda oggi il Vangelo è che  rischiamo di diventare rigidi anche noi, di cadere nel giudizio, come questi uomini religiosi, che si scandalizzano del gesto fatto dai discepoli di Gesù quel sabato, se non entriamo in una relazione profonda con Dio. Allora cerchiamo di cogliere il senso profondo di questo testo, attraverso le parole di Papa Francesco che ha commentato questo teso. Riporto un commento che lui ha fatto nel 2016, di qualche anno fa, in cui il papa diceva: “Dietro la rigidità c’è qualcosa di nascosto nella vita di una persona. La rigidità non è un dono di Dio. La mitezza, sì; la bontà, sì; la benevolenza, sì; il perdono, sì. Preghiamo il Signore, preghiamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle che credono che camminare nella Legge del Signore è diventare rigidi. Che il Signore faccia sentire loro che Lui è Padre e che a Lui piace la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l’umiltà. E a tutti ci insegni a camminare nella Legge del Signore con questi atteggiamenti”. Buona giornata!

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

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