Giulio Tarro: “Sì alla celebrazione del Natale in famiglia”

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Il più discusso tra i virologi, Giulio Tarro, è stato intervistato a tutto campo da La Fede Quotidiana.

Andiamo con ordine. Prof. Tarro, possiamo celebrare il Natale in serenità e con la famiglia?

“Sono  del parere che non solo si possa, ma lo si debba. La famiglia è un valore portante e il Natale, alla pari della Pasqua, in una nazione che dovrebbe dirsi cattolica, è importante”.

Però l’ emergenza sanitaria…

“Non esiste, numeri alla mano, alcuna emergenza in corso. Inoltre la malattia si può curare benissimo a casa, ci sono le terapie adeguate. E’ in atto una campagna  di terrore”.

In tv la prof. Ilaria Capua dice che gli anziani devono stare isolati e sono da proibire le visite…

” Ma la state ancora a seguire? Quella fa la veterinaria, dice cose insensate, non va in un laboratorio del 2012 , si è messa in politica, ha un passato sul quale  meditare (il riferimento è ad una inchiesta della Procura di Perugia che la indagò, ma dalla quale la Capua venne assolta: n.d.r. )insomma non è affidabile scientificamente”.

Come tutelare gli anziani?

“Con le cautele di sempre, distanziamento ed igiene, senza esasperazioni. E’ folle non permettere le visite da un Comune vicino all’ altro. Stiamo facendo ammalare la gente, ma di testa”.

Cosa pensa dei vaccini in preparazione?

” Io non sono contro. Però è onesto dire che ad oggi non abbiamo certezze e non possiamo dire al cento per cento se ci immunizzano o possiamo tornare ad ammalarci. E se non ci sono controindicazioni. Per me hanno  corso troppo. Allo stato attuale fare quel vaccino è più un atto di fede che di scienza. Ha ragione Crisanti”.

Possibile ravvisare in questa corsa al vaccino un business economico?

” In tutte queste situazione si crea, dunque anche adesso, forse maggiormente”.

Chiesa cattolica. Lei è credente. Ha fatto bene ad anticipare la messa della notte del Natale di due ore?

“Non esisteva la ragione medica prima di tutto. La Chiesa cattolica si è abbassata troppo, è sottomessa al potere politico e lo abbiamo visto nella prima fase della pandemia . Penso che con Giovanni Paolo II al quale mi legano ricordi indimenticabili e personali, questo non sarebbe accaduto. Il Papa polacco e forse anche Ratzinger, avrebbero alzato la voce”.

Bruno Volpe

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