Don Dalle Foglie: “La Comunione nella mano è una profanazione”

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“Comunione nella mano? E’ una profanazione”: non ha dubbi l’ arciprete di Grumo Appula (Bari) don Michele Delle Foglie. Lo abbiamo intervistato.

Don Michele: con l’ accordo Cei- Governo si amministra la comunione in mano…

“Intanto non si legge nulla del genere nel testo. Poi apprendo che autorevoli medici, come da ultimo il Presidente del Medici Cattolici prof. Boscia sostengono che quella sulla lingua è più igienica”.

Come amministrarla?

“Nel modo solito e mai mutato: in ginocchio e sulla lingua. In ginocchio, perché davanti a Dio dobbiamo metterci in quella posizione, ogni ginocchio si pieghi. Ricordo a me stesso, che l’Eucarestia è sacrificio incruento, sotto le specie del pane e del vino. L’ ostia non è un biscotto o una caramella che possono darsi spensieratamente”.

Magari le dicono che lei è arcaico…

“Senta: io da sacerdote devo obbedire alla legge di Dio, alla tradizione, al Magistero e naturalmente alla rivelazione. Non posso e non devo correre dietro ad ogni innovazione. I padri della Chiesa dicevano che l’ostia è un intero e che dentro ogni frammento ci sta Cristo. Come posso serenamente accettare di dare la comunione sulla mano e con un guanto di lattice dove frammenti possono attaccarsi e poi disperdersi? Non sacerdoti non siamo  autorizzati a profanare e far profanare l’ eucarestia. Le dico di più”.

Prego..

“Chi ha firmato l’ accordo del sette Maggio  ignora che la profanazione dell’eucarestia è sotto il profilo del diritto canonico peccato gravissimo, uno di quelli riservati, da scomunica, assieme alla violazione del segreto della confessione, all’attentato alla persona del Papa”.

Perché allora tutto questo è stato autorizzato?

“Lo chiesa al Presidente della Cei e non a me. In Francia un Tribunale ha ingiunto al Governo di riprendere le messe, solo qui la Chiesa ha accettato tutto e si è fatto tutto questo teatro”.

A chi deve obbedire il prete?

“Naturalmente alle norme di legge della Repubblica fuori della chiesa. Ma, dentro le mura del mio tempio, lo Stato non deve dirmi come predicare, come celebrare e come regolarmi. Io rispetto tutto quello che concerne l’igiene e la salute, ma il modo di dare la comunione è compito del pastore e della Chiesa nel quale nessuna autorità temporale è legittimata ad entrare o dettar legge. Io la do in ginocchio e sulla lingua, al massimo solo sulla lingua se non è in grado di inginocchiarsi”.

Bruno Volpe

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

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