Alta tensione in Bolivia, i vescovi provano a fare da pacieri | lafedequotidiana.it

Alta tensione in Bolivia, i vescovi provano a fare da pacieri

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“È l’ora della riconciliazione. È tempo di ricominciare da capo come Paese e continuare a camminare nella storia, riconoscendo gli errori e avendo la capacità di chiedere perdono e di perdonare. Non possiamo rimanere bloccati nei risentimenti e nei rancori. È tempo per noi di sanare le nostre ferite causate dalla divisione e dallo scontro tra boliviani”. È questo l’appello che giunge dai vescovi boliviani, nel messaggio presentato ieri a conclusione dell’assemblea virtuale della Conferenza episcopale (Ceb).

Il Paese, dopo la netta vittoria del candidato socialista Luis Arce, continua a vivere un clima di tensione, per le proteste provenienti soprattutto dalla destra più populista, soprattutto a Santa Cruz de la Sierra, roccaforte del leader Luis Fernando Camacho. L’episodio più grave è accaduto nella serata di giovedì, quando un candelotto di dinamite è stato fatto esplodere nella sede centrale del Mas, il partito di Arce, proprio mentre era in corso una riunione a cui stava partecipando il presidente eletto, che si sta preparando al suo insediamento di domani. Arce è rimasto illeso, ma c’è preoccupazione per quanto potrà accadere durante l’insediamento, cui parteciperanno numerosi capi di Stato e tutti i leader della sinistra del continente, e soprattutto lunedì, quando è previsto il ritorno in patria dell’ex presidente Evo Morales, dopo un anno di esilio in Messico e Argentina.


Proseguono i vescovi: “Siamo consapevoli della pluralità che caratterizza la Bolivia, ma le nostre differenze non devono significare un ostacolo alla fraternità; al contrario, sono una grande ricchezza nazionale e non motivo di scontri e lotte. Ecco perché siamo chiamati a creare legami di fratellanza tra tutti. Liberiamoci delle ideologie che ci dividono, confrontiamoci e non sommergiamoci con false polemiche, razzismo, nazionalismo, regionalismo e lotte di potere. Costruiamo una società unita rispettando la nostra diversità. È tempo di riconoscerci fratelli e di camminare verso un Paese in pace, rispetto e tolleranza”.


Conclude il messaggio: “La storia di tanti popoli ci dice che le divisioni hanno portato solo sofferenza e dolore. Non sbagliamo di nuovo nel modo di ricostruire una Bolivia unita per tutti. Solo perdonandoci a vicenda possiamo vivere insieme pacificamente e in fratellanza”. (SIR)

Massimo Notaristefani

Massimo Notaristefani

Laureato in comunicazione, appassionato di giornalismo e cattolico!

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