1° di Quaresima. Le armi della penitenza e della preghiera per combattere lo spirito del male

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La Fede Quotidiana ospita il breve commento del giovane teologo Matteo Orlando* alle liturgie (Liturgia delle Ore e Liturgia della Parola) di Mercoledi 14 Febbraio 2018, Mercoledì delle Ceneri.

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Oggi con il digiuno e l’astinenza dalle carni inizia il cammino di conversione e riconciliazione che la Chiesa chiama Quaresima, un periodo – nei quaranta giorni che precedono la celebrazione della Pasqua (secondo il rito romano dal mercoledì delle Ceneri al Giovedì Santo) – che ci invita ad affrontare vittoriosamente, con le armi della penitenza e della preghiera, il combattimento contro lo spirito del male.

Nella Prima Lettura (Gl 2,12-18) il profeta Gioèle ci invita a lacerarci il cuore e non le vesti.

Il Salmo Responsoriale, il celebre Salmo 50, ci sprona a chiedere perdono al Signore per le nostre iniquità e a pregare per ottenere da Dio, un cuore puro e uno spirito saldo.

Nella Seconda Lettura (2Cor 5,20-6,2) l’apostolo san Paolo ai Corìnzi e a noi ci esorta a riconciliarci con Dio.

Nel Santo Vangelo, Nostro Signore Gesù Cristo dice a noi, suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». Ogni commento è superfluo!

Mentre il celebrante sparge un pizzico di cenere benedetta, ricavata secondo la consuetudine bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle palme dell’anno precedente, sul nostro capo o sulla nostra fronte, ci viene ricordata la caducità della vita terrena e ci sprona all’impegno penitenziale della Quaresima. Il celebrante pronuncia una formula di ammonimento, scelta fra Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris (da Genesi 3,19; in italiano: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai») e Pænitemini, et credite Evangelio (da Marco 1,15; in italiano: «Convertitevi e credete al Vangelo»). Nella forma extraordinaria del rito romano si usa solo la prima formula perché la seconda formula è stata introdotta dalla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II.

Nella Prima Lettura dell’Ufficio delle Letture il profeta Isaia (58,1-12) ci ricorda qual è il digiuno che è gradito a Dio: «sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo», «dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi è nudo», «toglierai di mezzo l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio», «offrire il pane all’affamato, saziare chi è a digiuno».

Nella Seconda Lettura dell’Ufficio delle Letture san Clemente I, papa, nella sua «Lettera ai Corinzi» tra le varie cose ci dice «ripudiamo ogni opera di male, ogni specie di discordia e gelosia, causa di morte. Siamo dunque umili di spirito, o fratelli. Rigettiamo ogni sciocca vanteria, la superbia, il folle orgoglio e la collera»; «camminiamo sempre con tutta umiltà nell’obbedienza alle sante parole». Come hanno fatto i beati e i santi che si ricordano oggi: i santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi; sant’Aussenzio, sacerdote ed archimandrita; sant’Alessandra d’Egitto la reclusa   Penitente; il celebre san Valentino di Terni, vescovo e martire; san Zenone di Roma, martire; sant’Antonino di Sorrento, abate; i santi martiri Bassiano, Tonione, Proto, Lucio, Cirione, Agatone, Mosè, Dionigi e Ammonio; sant’Eleucadio di Ravenna, vescovo; santa Fortunata martire; san Nostriano di Napoli, vescovo; san Vitale di Spoleto, martire; san Giovanni Battista della Concezione, sacerdote trinitario; i santi martiri Modestino, Fiorentino e Flaviano, i Confessori vittime della carità, cioè 20 beati Mercedari di Palermo; il beato Vincenzo Vilar David; il beato Vincenzo Salanitro, sacerdote mercedario.

 

 *Matteo Orlando, laurea in Giurisprudenza e Licenza in Teologia Spirituale, è giornalista pubblicista e autore dei volumi Faithbook: La fede cattolica nel tempo dei conigli e Sotto attacco: La scure di revisionisti e censori sui beati e i santi.

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

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