Zdenek Zeman: sul campo di calcio non tollero le bestemmie

Zeman«Io sono stato educato in una famiglia religiosa e sono credente. Professo i valori del cristianesimo anche se in Chiesa ci vado poco. Per mancanza di tempo… ma se proprio uno volesse il tempo lo troverebbe anche». Lo afferma Zdenek Zeman, famoso allenatore di calcio, intervistato da La Fede Quotidiana. Nel 2012, intervista dal mensile L’Eco di San Gabriele, Zdenek Zeman, aveva già rivelato di essere cattolico e di non avere «mai chiesto aiuto a Dio per una partita», perchè convinto «che Dio non c’entri niente con lo sport». Zeman attualmente è allenatore del Lugano calcio (dove non si sente all’estero perchè si parla italiano) e commentatore della “Domenica Sportiva” (Rai Due).

Mister Zeman, la nostra testata segue quotidianamente il Papa. Che opinione si è fatto su Papa Francesco?

«Parlando di Pontefici il mio pensiero non può non andare a Karol Woityla. Era un po’ il “mio” Papa. Lo conoscevo personalmente e ci siamo visti in un paio di occasioni in Vaticano. Papa Francesco mi sembra un buon pontefice. In quello che dice e che fa traspare umanità e bontà».

Il primo settembre scorso, su iniziativa del Papa, è stata celebrata la giornata di preghiera per il Creato. Qual è il rapporto tra Zeman e il creato?

«Sono sempre affascinato dal mistero che ci circonda. E sono convinto della necessità di avere grande rispetto di quanto é stato creato per noi».

Mister, una volta ha dichiarato: «Lo scontro più duro ce l’ho con me stesso, tentando di fare del mio meglio con passione e lealtà”. Negli anni come è cambiato caratterialmente Zeman?

«Nessuna risposta».

Non poteva certo mancarci una sua laconica risposta, quelle brevi frecciate che dicono e non dicono e che, in qualche modo, ne hanno fatto un mito del calcio. Risposte che noi, invece, valutiamo diversamente, come un comportamento da veri cristiani, da quelli che riescono a mettere in pratica un celebre detto evangelico: “sia il vostro parlare si si, no no, il di più viene dal maligno” (Mt 5,37).

Tra le tante cose che accadono nel corso di una partita, cosa le dà particolarmente fastidio?

«Non sopporto le bestemmie. Non solo se dette da un calciatore ma in generale. Davo multe ai miei atleti che bestemmiavano e inoltre dicevo loro: “Non offendete mio padre”». Mentre in passato alcuni mister “titolati” si sono sentiti “autorizzati” a dire stupidaggini in merito alla bestemmia, quasi giustificandola (che direbbero questi signori se la domenica, allo stadio, dovessero sentire volgari sfoghi all’indirizzo, ad esempio, dei loro genitori?), non rendendosi conto dei danni che le loro parole, magari inconsapevolmente, possono provocare nei confronti dei più giovani e dei più sensibili, in un mondo che non ha certo bisogno di spintoni per affondare ulteriormente nelle più oscene volgarità, mister Zeman, ancora una volta, si dimostra uno degli allenatori più attenti ai valori, sia sul campo che fuori, un uomo che non alzando mai la voce (ha dichiarato recentemente che «chi grida si fa sentire ma non ottiene attenzione») suscita discussioni, riflessioni, pensieri, e non lesina di mettere al centro dei suoi discorsi l’importanza dell’educazione, del rilancio della cultura sportiva italiana, dello sport pulito e divertente (e slegato dal business).

Sappiamo purtroppo che, dalla Terza categoria alla serie A, la bestemmia urlata in campo, sulle panchine (per non parlare di quelle sugli spalti) è diffusissima, alla faccia del regolamento che prevede il cartellino rosso diretto a chi insulta il Padreterno (e in barba all’articolo 724 del codice penale che stabilisce che “chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità”, è punito “con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309”).

Negli anni passati già qualcuno si era espresso contro la blasfemia (nel lontano 1996 padre Sebastiano Bernardini, allenatore della nazionale dei frati, aveva sottoposto ai vertici del Coni e della Figc un decalogo anti-bestemmia, dov’è andato a finire? Nel 2004 l’allora presidente del Coni, Gianni Petrucci, lamentava: «non è possibile continuare ad assistere in silenzio alle bestemmie. Se nessuno prende posizione, lo faccio io»).

Matteo Orlando

Una risposta

  1. giulia

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