Papa Francesco, a Loreto, celebra “ad orientem”, guardando verso Cristo nel tabernacolo

In occasione della festa dell’Annunciazione del 25 marzo 2019, festa che ha celebrato il momento in cui nel piccolo villaggio di Nazareth, l’angelo Gabriele portò a Maria l’annuncio della sua prossima maternità, secondo quanto raccontato nel Vangelo di Luca, Sua Santità Papa Francesco, presso la Santa Casa di Loreto, ha celebrato la Messa “ad orientem”, cioè rivolto verso Nostro Signore Gesù Cristo presente nel tabernacolo.

E’ il primo Pontefice a farlo dopo 162 anni. L’ultimo fu Pio IX nel 1857.

Hanno partecipato monsignor Fabio dal Cin, arcivescovo prelato di Loreto, monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia, monsignor Edgar Peña Parra, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, il cardinale Gualterio Bassetti, presidente della Cei, il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona- Osimo, alcuni frati cappuccini e alcuni giovani.

La celebrazione “ad orientem” è quella che voleva il Concilio Vaticano II, anche se da molti è vissuta – stranamente, malamente. Fin dai tempi antichi e perfino durante e dopo il Concilio Vaticano II, la Messa rivolta “ad oriente” era la norma. Non c’è legislazione liturgica autorevole che l’abbia mai abolita. Il Messale Romano (il libro liturgico ufficiale che guida nella celebrazione della Messa) non soltanto la permette, ma anzi le rubriche la presuppongono. Ad esempio, si dice al celebrante di “volgersi verso il popolo” all’Orate Fratres (“Pregate, fratelli …”).

Inoltre, da tempo immemorabile, questa è stata la prassi dell’intera Chiesa, all’est come all’ovest. Contrariamente all’idea prevalente erronea (anche di molti liturgisti), non c’è riscontro di Messe celebrate coram populo (dinanzi al popolo) nei primi diciannove secoli della storia della Chiesa, salvo rare eccezioni per motivi di forza maggiore (cfr. Introduzione allo spirito della liturgia del Cardinale Ratzinger, pp. 74-84).

La scelta di ridurre l’altare ad una tavola per una liturgia con il popolo davanti, iniziò nel XVI secolo con Martin Lutero. “Malgrado tutte le variazioni nella prassi che hanno avuto luogo nel secondo millennio ben inoltrato, una cosa rimane chiara per l’intera cristianità: pregare verso oriente è una tradizione che risale ai primissimi tempi. Inoltre, è un’espressione fondamentale della sintesi cristiana del cosmo e della storia il radicarsi negli eventi della storia della salvezza accaduti una volta per tutte, mentre si esce per andare incontro al Signore che ritornerà”, scriveva Joseph Ratzinger, in Introduzione allo spirito della liturgia, p.75.

Pertanto il Concilio Vaticano II non ha detto nulla sulla direzione del celebrante durante la Messa, poiché presuppone che la Messa sia ad orientem. La Messa coram populo, pur essendo certamente permessa e divenuta quasi universale, di fatto priva la Messa del suo simbolismo cosmico ed escatologico. Infatti le chiese sono state costruite tradizionalmente dinanzi al sole nascente. Il sole, naturalmente, è un simbolo cosmico della luce, dell’energia e della grazia che vengono a noi dal Padre attraverso il Figlio. Il sole è il segno cosmico del Cristo Risorto, luce del mondo. Volgendoci ad oriente, ci volgiamo in attesa verso il Signore che viene (escatologia) e manifestiamo di essere partecipi di un atto che va oltre la chiesa e la comunità in cui celebriamo, ma raggiunge il mondo intero (cosmos).

Nelle chiese non rivolte all’oriente geografico, la Croce e il Tabernacolo divengono “l’oriente liturgico”. Le rubriche richiedono che il celebrante della Messa stia davanti al Crocifisso durante la preghiera eucaristica. Ciò ha condotto, se non alla semplice inosservanza delle norma liturgica, all’anomalia di avere due crocifissi nel presbiterio – uno dinanzi al popolo e un altro piccolo sull’altare dinanzi al sacerdote – o perfino alla scelta grottesca di una Croce con un Corpo da entrambe le parti!.

Il dramma della storia della salvezza è potentemente simboleggiato nella liturgia rinnovata, quando si celebra ad orientem. Il sacerdote sta davanti al popolo quando chiama alla preghiera. Poi si volta per guidarlo nell’intercessione comune per la misericordia (Kyrie eleison). Prega a nome del popolo, continuando a stare dinanzi al Signore. Si volge verso il popolo per proclamare la Parola e istruire. Dopo aver ricevuto i doni, si volge di nuovo al Signore per offrirgli i doni, che prima sono solo pane e vino, e poi, dopo la consacrazione, sono il Corpo e il Sangue di Cristo. Quindi si volge verso il popolo per distribuire al banchetto eucaristico il Cristo Risorto, nelle forme di pane e vino.

Se c’è qualche simbolismo positivo nella Messa coram populo, vi è anche però un simbolismo assai negativo. “Il prete che si pone dinanzi al popolo trasforma la comunità in un cerchio racchiuso su di sé. In tale posizione esteriore, essa non si apre più su ciò che le sta davanti e in alto, ma è chiusa in se stessa”, ha scritto il Papa emerito in Introduzione allo spirito della liturgia, p. 80).

Papa Giovanni Paolo II celebra regolarmente la Messa ad orientem nella sua cappella privata, come faceva anche Benedetto XVI. E adesso Francesco.

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