Marco Tosatti: “Sorpreso dal silenzio di papa Francesco sul Family Day”

tosatti«La Chiesa di Francesco procede sul cammino delle riforme avviate durante il pontificato di Benedetto XVI. Il Papa tedesco, purtroppo, per indole, per convinzione, per errori suoi o dei collaboratori – non ha dato l’attenzione necessaria alla comunicazione. Un vuoto che ha pagato severamente in più di un’occasione. Una lezione che, invece, mi sembra che il suo successore abbia imparato benissimo».

Marco Tosatti, vaticanista di lungo corso, con LA FEDE QUOTIDIANA riflette sul Pontificato e sul Magistero di Benedetto XVI e sul fatto che il Papa emerito, fuori la Chiesa è stato incompreso. Tosatti ha seguito quasi tutto il lunghissimo pontificato di Wojtyla e poi quello di Ratzinger, in qualità di vaticanista ufficiale de La Stampa. Oggi è in pensione, per come può esserlo un giornalista: continuando a scrivere, per un numeroso pubblico che lo apprezza molto. «Mi sembra che gli elementi fondamentali del regno di Benedetto XVI siano stati il tentativo di fare un’opera profonda di pulizia e di chiarezza all’interno della Chiesa. Senza grandi clamori, ma con estrema efficacia: oltre quattrocento sacerdoti sospesi dal ministero, e le dimissioni di una novantina di vescovi; un lavoro capillare, che rispondeva d’altronde ai bisogni di una Chiesa che negli ultimi anni di vita di Giovanni Paolo II aveva sentito il bisogno di un timone più fermo. E mi sembra di potere dire che se la Chiesa di Francesco procede sul cammino delle riforme avviate durante il pontificato di Benedetto XVI. Una delle cose che mi ha sorpreso, negli ultimi anni di pontificato di Benedetto XVI è stata la crescita della simpatia nei suoi confronti da parte dei fedeli. Se pensiamo che è stato salutato come il Doberman della fede! Invece la gente ha capito, a poco a poco, la sua vera indole, la sua gentilezza che non era solo di modi, ma che rappresentava un suo modo di essere reale, non affettato, e ha reagito di conseguenza. Le sue udienze, gli Angelus in piazza San Pietro hanno conosciuto un crescendo di seguito e presenze. Fuori della Chiesa il discorso è diverso. Forse non si è capita qual è stata la sua grandezza, nel traghettare la Chiesa dall’esperienza esaltante di Giovanni Paolo II verso una nuova realtà. Un’eredità che avrebbe spezzato la schiena di chiunque e che, invece, Benedetto ha accolto e vissuto con dignità e forza».

La sua figura comincia ad essere rivalutata e lo sarà sempre più in futuro?

«Penso però che il suo ruolo, specialmente nell’opera di riforma, dei costumi e delle strutture, non sia ancora stato valutato appieno. Sarà necessaria una maggiore distanza temporale. Sottolineo che con Papa Benedetto i media sono stati assolutamente impietosi, non senza responsabilità della comunicazione istituzionale vaticana e del Papa stesso; ma certamente i media non hanno perso nessuna occasione, anche minima, per attaccarlo, spesso in maniera pregiudiziale e ingiustamente. Al contrario Papa Francesco gode di una stampa ottima. Questo è certamente uno degli elementi del suo pontificato, l’attenzione al contatto e alla cura dei rapporti con i media. In particolare, possiamo dire, con gli organi di informazione che hanno spesso posizioni lontane dalla Chiesa, o addirittura contrarie. Ormai non si contano più le interviste del Pontefice regnante sui temi più disparati, con le testate più diverse. Per non parlare delle interviste-non interviste con personaggi dell’informazione notoriamente schierati a favore del laicismo più integrale.

Che giudizio da del Family Day?

«Mi sembra che siano stati – quello di giugno e quello di novembre – due avvenimenti estremamente positivi; sia da un punto di vista sociale che in un’ottica di Chiesa. Da un punto di vista sociale perché hanno dato voce, e una voce molto forte, a un sentire diffuso e molto ampio che però non trova espressione nella grandissima maggioranza dei mass media, che hanno posizioni pregiudizialmente a favore della cultura individualistica, di stampo radicale interpretata dal partito di maggioranza relativa. Si è visto, e i sondaggi lo hanno confermato, che la maggioranza della popolazione non condivide affatto quelle impostazioni. Ma la forza dei due Family Day, non partitici, non legati a gruppi di potere, autofinanziati è apparsa evidente, e sarebbe un errore non tenerne conto.

Anche da parte della Chiesa?

«Certamente! Abbiamo visto che alla fine anche il segretario della CEI, mons. Galantino, di cui si dice, probabilmente a ragione, che fosse contrario all’una e all’altra manifestazione, ha dovuto dire, a cose fatte, che si è trattato di qualche cosa di positivo. E comunque, in entrambi i casi, i vescovi, anche quelli favorevoli, e ce n’erano e ce ne sono, sono venuti dopo: sono stati i laici, senza motivazioni politiche o di interesse, che hanno messo in moto e guidato questa macchina. Una vera novità, nel panorama italiano: laici adulti, che vescovi o non vescovi si alzano in piedi, come avrebbero voluto San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per difendere i valori umani e quelli cristiani. Devo dire che mi ha sorpreso il silenzio del Pontefice; non il silenzio da Papa, ma il silenzio da vescovo di Roma e da Primate della Chiesa italiana. Capisco il suo desiderio di non voler interferire nel dibattito politico; ma su altri temi sensibili politicamente – vedi, per esempio, l’immigrazione – queste cautele non le manifesta. E invece di fronte a centinaia di migliaia, in maggioranza cattolici, che scendono in piazza per difendere valori umani e cristiani, non ha trovato una parola, un saluto».

 

Matteo Orlando

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