Giuliva Di Berardino spiega perché per Giovanni la glorificazione di Dio è identificata col sacrificio della croce di Cristo

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.
Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: mercoledì 29 Maggio 2019

Il vangelo di oggi riporta ancora una parte del discorso d’addio che Gesù fa ai suoi amici nell’ultima cena, secondo il vangelo di Giovanni. Gesù si rende conto che i suoi amici sono deboli e fragili, non sono pronti a vivere l’esigente via della testimonianza. Ma perché non sono pronti? Gesù dice che i discepoli ancora non sono capaci di “portare il peso” delle cose che vorrebbe dire loro. Cosa vuol dire? Partendo dal significato del termine che quì viene tradotto come “peso“, diciamo che in ebraico il termine “peso” si dice “kabod“, che è lo stesso termine usato per indicare la  “gloria” di Dio, nei testi della Bibbia. I discepoli perciò non possono portare il “peso” perché ancora Gesù non era stato glorificato, che per Giovanni vuol dire che non era  stato ancora inchiodato sulla croce. Ricordiamoci infatti che per Giovanni la glorificazione di Dio è identificata col sacrificio della croce di Cristo. Per comprendere però questa identificazione tra gloria e croce, che segna la vita di Cristo e di ogni cristiano, i discepoli di Gesù, devono essere guidati dallo Spirito Santo, lo “Spirito di verità“, così è definito nel testo, cioè Dio stesso, che guida tutti noi alla conoscenza della verità, quella che ci dona il senso dei nostri giorni e ci rende capaci di portare il peso della gloria, che si ottiene grazie al sacrificio, così come l’ha portato Gesù. Allora oggi, se ci facciamo caso, in questo testo Gesù ci presenta la persona dello Spirito Santo che ci rende capace di vivere la realtà come sacrificio gioioso, edificante come l’ha vissuta Gesù. E ci fa capace di vivere la sua essenza: l’umiltà. Lo Spirito Santo, ci informa il Vangelo, innanzi tutto ci prende per mano e ci guida alla verità. Ci prende la mano mentre noi non capiamo nulla, forse anche mentre noi ci sentiamo lontani da Dio e nel nostro cuore imprechiamo contro di Lui. Lo Spirito Santo, se lo invochiamo, viene e ci prende per mano per guidarci. Poi è scritto che lo Spirito Santo dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future, dice Gesù. Ascolta, ode la verità, cioè conosce il desiderio profondo del Padre, ma non lo tiene per sé, non trattiene in sé. Lo Spirito Santo sa solo donare, parlare, ma non dice cose sue, non ha parole sue, non prende iniziative sue. Lo Spirito Santo accoglie e dona, ascolta e annuncia, non trattiene per sè. Ecco, allora, impariamo come si glorifica Dio attraverso lo Spirito Santo. Sant’Agostino lo chiamava il nostro “maestro interiore”. Accogliere e annunciare, queste siano i veri atteggiamenti che impariamo quando lo Spirito santo ci prende per mano: accoglienza del sacrificio di Gesù, del dono della sua vita sulla corce, e annuncio della verità che non è una teoria o una dottrina, ma è l’unico vero amore di carità che fa di noi dei figli di Dio e ci mette in comunione. Che lo Spirito Santo, allora, possa insegnarci anche oggi, perché ci mettiamo ad amare come ha amato Gesù, perché Lui ci comunichi anche a noi di udire, senza tenere per noi e parlare senza parlare da noi. Prima di meditare il Vangelo, preghiamo questa invocazione allo Spirito Santo composta dal Santo Papa Giovanni XXIII  “O Spirito Santo, perfeziona in noi l’opera iniziata da Gesù: rendi forte la preghiera che facciamo in nome del mondo intero, accelera per ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore, dà slancio al nostro apostolato, che vuol raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, tutti redenti dal sangue di Cristo e tutti sua eredità. Mortifica in noi la naturale presunzione e sollevaci nelle regioni della santa umiltà, del vero timore di Dio, del generoso coraggio“.

Gv 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”.

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici.
La teologa Di Berardino gestito la pagina YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g
Per contattarla scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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