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Una vittima della crisi degli abusi del clero cileno che ha incontrato privatamente Papa Francesco ha detto a un giornale spagnolo che il Papa gli ha detto di accettare se stesso e la sua attrazione omosessuale, perché Dio lo ha fatto in questo modo (in spagnolo: “Juan Carlos, que tú seas gay no importa. Dios te hizo así y te quiere así y a mí no me importa. El Papa te quiere así, tú tienes que estar feliz con quien tú eres”).

Juan Carlos Cruz, vittima degli abusi del cileno p. Fernando Karadima, ha incontrato papa Francesco privatamente in aprile, dopo essere stato invitato in Vaticano insieme ad altre vittime di abusi. Nei commenti alla stampa del 2 maggio Cruz ha detto che il Papa è “sincero, attento e profondamente dispiaciuto per la situazione [degli abusi sessuali]”. “Per me, il papa era contrito, era veramente dispiaciuto”, ha detto Cruz. “Sentivo anche che stava male, che per me era molto serio, perché non è raro che il papa ti dica scusa… disse: ‘Ero parte del problema, l’ho causato e mi scuso’”. In un’intervista successiva al quotidiano spagnolo El País (qui), è stato chiesto a Cruz se lui e Papa Francesco avessero parlato di omosessualità durante il loro incontro, poiché Cruz si identifica come gay.

Cruz ha confermato che hanno parlato di omosessualità, e che ha spiegato al Papa che non è una persona cattiva e cerca di non ferire nessuno. “Lui mi ha detto: ‘Juan Carlos, che tu sia gay non importa’. Dio ti ha fatto così e ti ama così e a me non importa. Il Papa ti ama come sei, devi essere felice con quello che sei”, ha ricordato Cruz.

Il commento, giudicato da molti cattolici “controverso”, evoca un dibattito teologico sulle cause dell’omosessualità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n.2358) afferma che le persone con tendenze omosessuali “devono essere accettate con rispetto, compassione e sensibilità. Occorre evitare ogni segno di discriminazione ingiusta nei loro confronti. Queste persone sono chiamate a compiere la volontà di Dio nella loro vita e, se sono cristiane, ad unire al sacrificio della Croce del Signore le difficoltà che possono incontrare a causa della loro condizione”. E, sempre il Catechismo, afferma anche che l’inclinazione omosessuale “profondamente radicata” è “oggettivamente disordinata” e che gli atti omosessuali sono “atti di grave depravazione, la tradizione ha sempre dichiarato che ‘gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati’. Sono contrari alla legge naturale. Chiudono l’atto sessuale al dono della vita. Non procedono da una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.

Il Vaticano non ha ancora confermato o chiarito i commenti che Cruz ha detto che il Papa ha fatto riguardo all’omosessualità.

Il giornale Gardian (qui), a sua volta, riporta: Austen Ivereigh, che ha scritto una biografia del papa, ha detto che Papa Francesco aveva probabilmente fatto commenti simili in privato in passato, quando ha servito come direttore spirituale per i gay a Buenos Aires, ma che la discussione pubblica di Cruz riguardo la sua conversazione con Francesco ha rappresentato il commento più “forte” in questa materia dal 2013. Secondo Ivereigh, non rappresenta un cambiamento nell’insegnamento della Chiesa dal momento che la Chiesa non ha mai fatto formalmente dichiarazioni sul perché gli individui siano gay. Christopher Lamb, il corrispondente vaticano per il Tablet, ha detto che i commenti sono stati notevoli e sono un segno di un cambiamento negli atteggiamenti in corso. “Si va oltre ‘chi sono io per giudicare’ a ‘sei amato da Di’””, ha detto Lamb. “Non credo che abbia cambiato l’insegnamento della Chiesa, ma sta dimostrando un’affermazione dei cattolici gay, cosa che mancava da anni a Roma”.

Su Twitter il gesuita padre James Martin, consultore dei mezzi di comunicazione vaticana, molto vicino agli ambienti delle associazioni omosessuali, sul suo account di Twitter ha riportato le parole di Juan Carlo Cruz. In risposta, lo stesso Cruz ha scritto: Grazie padre Martin” (di padre James Martin è stato appena tradotto il suo ultimo libro, “Un ponte da costruire”, tra Chiesa e cristiani LGBT, che ha avuto la prefazione di mons. Zuppi, arcivescovo di Bologna).

 

 

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