Monsignor Bregantini: “Non possiamo rinunciare ai simboli della nostra fede”

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bregantini_22654“Il grave limite di questo tempo mi sembra sia quello di rimanere indifferenti a tutto, non ci facciamo sorprendere da nulla.” Lo dice monsignor Giancarlo Bregantini, Vescovo di Campobasso- Bojano. Con lui parliamo di presepe e del valore dei segni religiosi, con una dovuta incursione nel Giubileo della Misericordia.

Eccellenza , la Chiesa cattolica vive il suo Giubileo che il Papa ha inteso dedicare alla Misericordia, che valore e quale significato bisogna dare a questa tappa ecclesiale?

Tutto il mondo attraversa un momento di confusione, diciamo anche di gravi tensioni, di problemi che sono sotto gli occhi di tutti. Penso, soprattutto, al terrorismo che nel nome di una religione malata, uccide vittime innocenti ed anche a chi pretende di risolvere tutto con le bombe che notoriamente non ci portano da nessuna parte e forse aumentano i problemi. Il Papa ha inteso dare al mondo una risposta  nel nome della misericordia, ricordando che questa medicina, per mutuare una bella espressione, guarisce moltissime ferite. Diciamo che il cammino giubilare rappresenta un motivo di speranza e di bellezza. Basta saperlo sfruttare nel modo giusto.

Quali sono, a suo parere, i limiti e le zavorre che ci appesantiscono?

Sono tante. Spesso non vediamo oltre il nostro naso, e ci lasciamo sedurre da falsi idoli  ai quali sacrifichiamo tutto, anche noi stessi: penso al successo facile, al potere, al denaro. E guardando a questo, dico che il grave, anzi gravissimo limite del nostro tempo, sia quello del rimanere indifferenti, talora assenti, a tutto e a tutti. Non ci lasciamo sorprendere, forse non ne siamo anche capaci.

In che senso siamo assenti e indifferenti?

Ormai  sembra che tutto ci sia dovuto e diritto, e con questo, cose molto belle, penso ad un tramonto, allo sbocciare dei fiori, a piccole emozioni, non ci regalano quello che sarebbe giusto. Trovo davvero preoccupante questo modo di vivere da indifferenti, senza reazioni di gratitudine e di ammirazione per quello che ci circonda. Un grosso limite, in quanto dimenticando le piccole e vere grandi cose, aumenta il ricorso a quelle che sono surrogati, ma falsi e pericolosi surrogati>

Possiamo emozionarci davanti al Presepe?

Senza fare del falso sentimentalismo, dico che dovremmo emozionarci per quello che rappresenta, per il messaggio inclusivo che emana dalla grotta.

Eppure ci sta qualcuno che tira calci al presepe e lo reputa una sorta di offesa alle ragioni di chi non crede o ha altre fedi…

Si tratta di una posizione sbagliata e figlia del laicismo e non di vero, reale spirito laico, il quale nella giusta misura, rispetta i segni della fede. Bisogna saper valorizzare il nostro deposito della fede, della cultura e della tradizione. Ovviamente senza alcuna forma di trionfalismo o di imposizione, ma non possiamo rinunciare ai simboli della nostra fede. In Francia, dove hanno seguito quella linea di appiattimento e di annullamento di tutti i simboli sono arrivati risultati avvelenati, a dimostrazione che quella scelta non paga. In Francia hanno sbagliato, vogliamo anche noi commettere lo stesso tragico e grave errore, non solo religioso, ma culturale ed antropologico?

Bruno Volpe

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