Maniago, vescovo di Castellaneta: “sul testo del Padre Nostro dibattito acceso e appassionante”

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A breve entrerà in vigore la nuova traduzione del Padre Nostro. Un bene o un male? Scompare il “Non indurci in tentazione”, sostuito da “Non abbandonarci alla tentazione”. Un bene o un male? In proposito abbiamo intervistato Monsignor Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta (Taranto) ma soprattutto Presidente della Commissione Cei sulla liturgia.

Eccellenza Maniago, decisione lenta o rapida?

“Intanto collegiale dopo la traduzione del messale, la cosiddetta editio tipica. Il tutto è partito sin dal 2003, dunque nulla di improvviso, ma semmai scelta meditata e ponderata, sulla quale si è riflettuto abbastanza. Ovviamente questo non vuole dire che in tutti gli anni passati abbiamo pregato in maniera sbagliata”.

Che cosa si dice di diverso?

“Lo scopo del cambiamento è quello di dare un nuovo spirito. Dio infinita misericordia. Con questa variante intendiamo, per mezzo della preghiera, rendere maggiormente chiaro  il concetto. Le assicuro che il dibattito è stato lungo ed anche acceso, appassionante”.

Non sarebbe stato meglio, come sostiene qualcuno,  sostuire la parola tentazione con prova lasciando tutto il resto come sta?

” Tentazione non è vocabolo brutto, fa parte della nostra vita e di quella di Gesù che come noto, è stato tentato dal diavolo. Gesù la ha subita, la tentazione. Il vero problema, semmai, è come reagiamo alla tentazione. Le ripeto che lo scopo è quello di esprimere meglio il rapporto di misericordia tra Dio e l’ uomo, una relazione di figliolanza. Nessuno come noi ha un Dio tanto  vicino che si fa chiamare Padre”.

 Ritiene che un anziano reciterà la nuova versione o continuerà secondo la vecchia?

” E’ probabile che almeno in privato questo accada anche se gli anziani sanno stupici. Penso a mio padre che ha 92 anni e forse andrà avanti all’ antica. Non penso che Dio si lamenterà di questo. Il problema è invece il momento liturgico assembleare e  qui è bene che ci sia rispetto”.

 Che fare con chi penserà di recitare la preghiera durante la messa in latino, visto che la versione in latino rimane immutata ed è lecito celebrare in latino?

“Sarà possibile farlo. Qui occorre vedere con quale spirito il celebrante la dice in latino, se per reale necessità o per impuntatura. Dico: se vogliono, la dicano pure in latino, ma non sia mai senso di ribellione, che non ha senso, meglio dialogare. Ricordo che la liturgia richiede rispetto delle regole, quello che il grande Guardini definiva gioco. Spero che lo zelo di chi penserà di dirlo durante la messa in latino sia figlio di buone intenzioni. Mi permetto di ricordare che la scelta della nuova traduzione è stata fatta dai vescovi ed approvata dal Papa”.

 

Bruno Volpe

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