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L’on. Delmastro Delle Vedove: “mai più fondi agli aguzzini dei cristiani”

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Una quarantina di parlamentari, membri della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, hanno creato il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Tra gli obiettivi del raggruppamento, formato da componenti di varia appartenenza politica (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Gruppo Misto), ci sono la facilitazione del ritorno in patria dei cristiani mediorientali e la promozione dei trattati bilaterali con i Paesi dove le persecuzioni sono più gravi.

La Fede Quotidiana ha intervistato l’onorevole di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro Delle Vedove, avvocato, eletto nella Circoscrizione Piemonte 2 (collegio      3 Biella), che guida l’intergruppo.

Delmastro Delle Vedove, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Esteri, è responsabile degli affari Esteri per il partito di Giorgia Meloni ed è Presidente della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere.

 

Onorevole Delmastro Delle Vedove, da parlamentare è molto attento alla situazione dei cristiani nel mondo. Come si sta muovendo in tal senso in Parlamento?

«Le drammatiche e sanguinarie persecuzioni che vivono nel mondo i cristiani, per via delle loro fede, rappresentano una realtà che spesso preferiamo nascondere anche a noi stessi. L’Italia e l’Europa si crogiolano nell’idea di essere “patria di diritti” e di irradiare il mondo di tali diritti, ad eccezione del primo e più intimo dei diritto: quello della libertà religiosa. Protestiamo, in termini vibrati, per la mancanza di pluralismo politico ogni volta che se ne presenti l’occasione, ma siamo colpevolmente indifferenti rispetto al tema del pluralismo religioso. Eppure, lo voglio precisare chiaramente e senza tema di smentita, non esiste pluralismo politico duraturo, autentico, vero se non è preceduto dal pluralismo religioso. L’umanità prima approda al pluralismo religioso e secondariamente conquista il pluralismo politico. Noi oggi fingiamo di non sapere che ci sono, secondo la ricerca World Watch List, 246 milioni di cristiani nel mondo perseguitati, spesso dagli Stati o comunque con la tolleranza degli Stati, per via della loro fede: un cristiano ogni otto! Qualsivoglia causa umanitaria appassiona questa Europa stanca di identità, tranne quella cristiana. C’è qualcosa della “oikofobia” di cui parlava Roger Scruton in questa sindrome che ci fa essere paladini di tutte le cause, tranne quelle che interrogano principalmente la nostra coscienza, le nostre radici, la nostra casa identitaria più intima».

Nei principali paesi islamici qual è la condizione dei cristiani?

«La prima delle persecuzioni viene dall’integralismo islamico e la seconda dai regimi comunisti e noi fingiamo di non sapere e stringiamo accordi con Arabia Saudita o con la Cina senza difendere i nostri fratelli cristiani. Credo che sia necessario occuparsi di questo tema perché siamo di fronte alla più grande tragedia umanitaria del XXI secolo: è ora di dire con coraggio che siamo al genocidio dei cristiani. Ho fondato l’intergruppo parlamentare per la “tutela della libertà religiosa dei cristiani nel Mondo” per affrontare, in termini trasversali, questa tragedia e perchè non possiamo più essere silenziosamente complici. Oltre alla attività di divulgazione di questa terribile realtà, siamo riusciti ad ottenere un fondo, nell’ambito della cooperazione internazionale, per aiutare i cristiani perseguitati in Medioriente a rimanere nelle terre della prima cristianità: prima del diritto ad emigrare, vorremmo garantire il diritto a non emigrare! La serpe islamista che retrocede in Siria e in Iraq avrà comunque vinto se sarà riuscita a cancellare le tracce dei cristiani proprio dalle terre della prima cristianità. Oltre al fondo stiamo monitorando tutti i trattati  gli accordi internazionali con i Paesi ove esiste discriminazione ai danni dei cristiani, con l’obiettivo di non sottoscrivere mai più trattati di cooperazione cultuale con Stati che negano la libertà religiosa ai cristiani. Ad esempio recentemente ho convinto il mio gruppo a votare contro  un accordo internazionale con il Qatar ove si trattava di promozione dei diritti e cultura, senza fare il minimo cenno alle violazioni dei diritti dei cristiani. In ultimo stiamo tentando di fare pressioni affinché ogni fondo stanziato per la cooperazione internazionale a Stati che non garantiscono la libertà religiosa dei cristiani sia comunque subordinato a concordati programmi per il miglioramento della vita dei cristiani: mai più fondi agli aguzzini dei cristiani!».

 

Qual è la risposta dei suoi colleghi parlamentari?

«Il gruppo che si è fondato è abbastanza trasversale. Devono però ancora maturare due convincimenti. Il primo è che non possiamo più sacrificare, sull’altare di una fasulla real politik, i diritti dei cristiani. Il secondo è connesso al primo perché è “fasulla” qualunque real politik in medio oriente che non preveda il coinvolgimento dei cristiani. Solo i cristiani possono pacificare il Medioriente perché capaci di essere cuscinetto e ponte di dialogo all’interno della fitna che attraversa il mondo musulmano, spaccandolo fra sciiti e sunniti. Il Libano oggi e la Siria di ieri sono la più evidente testimonianza che, anche in termini di real politik, il medio oriente per pacificarsi ha necessità della millenaria presenza cristiana. Se riuscissimo a convincere della realtà di questa analisi i colleghi parlamentari sono sicuro che potremmo far crescere il gruppo interparlamentare nella misura e nella dimensione che richiede il drammatico tema della persecuzione cristiana».

In questi giorni si parla tanto di Cina. Dal punto di vista religioso qual è la situazione dei cristiani e dei cattolici in particolare?

«La Cina è al 23° posto, secondo World Watch List, per persecuzione cristiana e cattolica. La brutale dittatura comunista prevede anche campi di “rieducazione” con tutto ciò che di sinistro evoca il solo termine. Il trattamento è soverchiamente disumano come certificato dall’Indipendent Tribunal into Forced Organ Harvesting form Prisoners of Coscience in China che ha addirittura concluso che, nei confronti di altre minoranze religiose, la Cina espianta gli organi ai detenuti per rivenderli. La comunque brutale aggressione della Cina alla cristianità è evidente se si considera un solo dato: nel 2019 nel mondo sono state distrutte, pesantemente attaccate o chiuse 9.488 chiese di queste solo in Cina 5.500. La Cina conserva un controllo statale sulle Chiese cristiane e cattoliche che considera “agenti dell’Occidente”, in Cina un minore di anni 18 non ha il diritto di andare in Chiesa. In Cina ci sono 90 milioni di cristiani e questo numero impressiona le autorità che, da una parte, comprendono che non possono incarcerare tutti i cristiani, ma dall’altra hanno deciso di usare tecniche di controllo biometriche e, per il tramite della intelligenza artificiale, della popolazione cristiana. L’Italia purtroppo ha sottoscritto un memorandum of understanding con la Cina senza porre minimamente il problema dei diritti umani e della libertà religiosa dei cristiani. La Via della Seta è strumento di pressione internazionale che la Cina sta mettendo in campo. Non possiamo barattare i diritti dei nostri fratelli cristiani per la speranza di qualche punto in più di export… punto in più del tutto ipotetico, mentre ciò che è certo è che la Cina terminerà la sua penetrazione industriale e commerciale invadendo il nostro mercato interno».

Ha fatto il giro del web il video di don Joseph Bature Fidelis su quanto accade ai cristiani in Nigeria. Ce ne può parlare?

«In Nigeria la situazione dei cristiani è drammatica. Il video di Joseph Bature Fidelis è un pugno nello stomaco della coscienza occidentale ed europea. Denuncia il silenzio, interroga proprio l’Italia, chiede proprio a noi di non lasciare soli i cristiani, chiede di fare pressione sul governo Nigeriano che assiste, quasi complice a mio sommesso giudizio, allo sterminio dei cristiani per mano dei terroristi di Boko Haram, degli aderenti allo “Stato Islamico nella provincia dell’Africa Occidentale” e dei pastori fulani, sempre integralisti islamici. Nel 2019 sono stati uccisi più di mille cristiani in Nigeria. Lo Stato Islamico proviene dall’Isis che l’Occidente stesso ha alimentato quando si nascondeva dietro le cd. primavere arabe. Boko Haram e pastori fulani sono consentanei ad una Nigeria che non ha mai frontalmente affrontato il tema della tutela dei cristiani. È improrogabile subordinare gli aiuti internazionali alla Nigeria ad una sorta di concordato “piano Marshal per la tutela della libertà religiosa dei cristiani”. Il Governo nigeriano, sebbene condanni le violenze religiose, non ha mai ritenuto essere una priorità la difesa della libertà religiosa dei cristiani».

Sembra che la cristianofobia si stia diffondendo anche nei paesi cd. “sviluppati”, dove i cristiani sembrano perseguitati per le loro idee. Che ne pensa?

«La persecuzione dei cristiani nei paesi c.d. sviluppati è una persecuzione più subdola, ma non meno efficace. Secondo il mainstream laicista dominante, il cristiano è pre-moderno, antimoderno, fuori dal cono di luce della modernità. Certo talebanesimo laicista in voga alle nostre latitudini e longitudini tollera paternalisticamente cristianità e cattolicesimo purché pudicamente vissuti in una dimensione privata e intimistica, ma non pubblica. Nella società degli outing, è vietato fare outing della propria cristianità. La sottile persecuzione risiede, da una parte, nel relegare il cristianesimo e il cattolicesimo a fattore privato da vivere nelle mura domestiche e dall’altra nel considerare il cattolico un retrogrado che non ha ancora raggiunto una modernità fatta di relativismo culturale e indifferentismo morale. Eppure mai più di oggi il crinale delle grandi scelte si gioca sui temi “cattolici e cristiani”. La famiglia naturale e la tutela della vita sin dal concepimento sono due temi che possono salvare una civiltà dalla aberrazione dell’utero in affitto che mercifica la donna e la vita e dalla deriva eutanasica, suicidaria ed abortista di una società che sembra avere orrore del futuro, si flette malamente sulla curva della denatalità, crede eugeneticamente di estirpare dolore e sofferenza. È una sfida da accettare sino in fondo raccontando che, oggi, i veri rivoluzionari sono coloro che assegnano valore a radici e identità, prima fra tutte quella religiosa per non rassegnarsi ad un mondo omologato e massificante che spiega all’uomo tutti i come, ma non fornisce un solo perché».

MATTEO ORLANDO

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