Durissimo attacco del teologo laico Andrea Grillo alla Commissione Pontificia Ecclesia Dei | lafedequotidiana.it
Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

4 pensieri riguardo “Durissimo attacco del teologo laico Andrea Grillo alla Commissione Pontificia Ecclesia Dei

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    3 Aprile 2018 in 14:07
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    Caro Direttore,
    purtroppo la rilevanza accademica, pastorale e mediatica ormai assunta da Andrea Grillo rende tragicamente evidente quanto il processo di protestantizzazione (ma io direi di secolarizzazione) della Chiesa Cattolica sia ormai quasi completamente compiuto.
    Per questo dovremmo andare a rileggere nella Sacra Scrittura le conseguenze patite dal popolo di Israele per avere abbandonato l’Alleanza con Dio.
    Un caro saluto e grazie per il vostro prezioso lavoro di informazione.

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    3 Aprile 2018 in 20:18
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    Il professor Grillo, che ancora una volta veste i panni della vestale del Novus Ordo, riversa in questo articolo fiumi di parole contro tutto e contro tutti, ma non tocca minimamente il problema, a dir poco scandaloso, presente nel messale del 1962 dove non si legge mai, in tutto l’anno liturgico, la pericope evangelica del racconto dell’Istituzione eucaristica. Mentre proprio fino al 1955 tale pericope si leggeva ben tre volte durante la Settimana Santa. Se la sparizione di questa fondamentale pericope evangelica fu fatta volutamente, mostra intenzioni poco nobili. Se invece la sparizione del racconto dell’Ultima Cena fu casuale dimostra superficialità intollerabile in lavori delicati come questo! Nella riforma del 1955 ci sono poi altri elementi contradditori come il trasporto del Sacramento al Venerdì santo, che si impone di fare quasi alla chetichella! (a proposito: in antico il Venerdì santo non si celebrava messa ma non si faceva neppure la Comunione, neppure da parte del celebrante!…) La riforma del 1955 ha poi introdotto il trasporto del cero acceso. Ma in epoca molto antica il cero pasquale raggiungeva spesso dimensioni ciclopiche. Come faceva il povero diacono a trasportarlo?
    a parte questo punto scandaloso, veniamo ad altre questioni: i riti anteriori al 1955 più che “tridentini puri” si dovrebbero chiamare “tradizionali puri”. Egeria, che scrive nel IV secolo e riferisce della liturgia gerosolimitana, dà la medesima collocazione temporale ai riti del sabato Santo (si, Egeria riferisce esplicitamente proprio al sabato i riti dell’ufficio della vigilia di Pasqua, cfr. Egeria, Pellegrinaggio in Terra Santa, Città Nuova anno 2000- pag. 166), una collocazione tra Nona e Vespri. che è la medesima collocazione giunta fino al 1955 che, com’è risaputo, terminano coi Vespri. La questione della celebrazione in ora antimeridiana è tutta un’altra cosa, con le sue cause millenarie, e le sue motivazioni. se prima si rompe il legame tra rito e digiuno, si finisce indubbiamente per non capire più neppure certi aspetti del rito. Se si praticasse la disciplina penitenziale del digiuno come la si praticava ancora nel IV secolo (Egeria la descrive nei particolari a pag. 152 dell’opera citata) forse si capirebbe il motivo per il quale i riti della vigilia di Pasqua hanno finito per essere celebrati al mattino del sabato, cosa indubbiamente anacronistica. molto anacronistica. Ma anche molto molto semplice da risolvere in quanto basterebbe seguire fedelmente le indicazioni rubricali che stabiliscono appunto di iniziare la veglia dopo l’ufficio di Nona.

    La veglia pasquale giunta fino al 1955 era la prima parte dell’antica veglia di pasqua. Ma la stessa Didascalia, un testo che risale agli inizi del III secolo la fa terminare verso le ore 21 (hora tertia noctis). Detto in parole povere: la veglia di pasqua contenuta nei libri liturgici era un rito vespertino, e non propriamente notturno nel senso che gli diamo noi oggi. Non per nulla il preconio pasquale ripete più volte che si tratta di una celebrazione notturna ma dice pure esplicitamente che è un rito vespertino. Contraddizione? Niente affatto. La notte dei romani iniziava verso le ore 18 e fino alle ore 21 circa costituiva la prima vigilia. se poi ci fosse bisogno di un ulteriore prova sull’origine vespertina della veglia di pasqua, basta considerare che inizia con un lucernare, che è rito tipicamente e inscindibilmente ante vespertino. La riforma del 1955 piuttosto ha preteso di sanare l’anacronismo di un vespro cantato all’ora di Sesta ma ha creato un altro e, forse, peggiore anacronismo facendo cantare le lodi all’ora di Vespro o Compieta!
    La riforma del 1955 poi ha orbato la domenica di Pasqua dei suoi cosiddetti primi vespri. eppure tali primi vespri domenicali sono nati proprio dalla veglia parziale che si celebrava al vespro del sabato.
    Che i primi vespri non siano antichissimi è risaputo, ma se li si toglie alla domenica di Pasqua perché lasciarli a tutte le altre domeniche dell’anno? in effetti liturgisti come Vincenzo Raffa, ne richiedevano la soppressione.

    in conclusione: i riti della vigilia pasquale pre 1955, che terminano coi vespri, rimontano alla più alta antichità. Non solo, ma trovano conferme extra liturgiche sia in Egeria (fine IV secolo) che nella Didascalia (inizio III secolo). Ora, se le fonti liturgiche finora note non vanno oltre il VI secolo. e contengono la veglia con collocazione vespertina esattamente come nei riti pre 1955, la riforma del 1955 (e pure quella del 1969) su che cosa si basano?
    I riti vespertini del sabato santo pre 1955 sprezzantemente definiti roba da museo, sono i riti ininterrottamente celebrati dalla Chiesa, almeno dal III secolo! e non solo a Roma, ma pure a Gerusalemme. (poi sappiamo bene che il lucernare nel rito romano è di introduzione tardiva, ma ciò è altro discorso). Ognuno ovviamente è libero di rivolgere la propria attenzione dove meglio crede, ma francamente non si capisce perché ci si preoccupi dei pochi “musei liturgici” dove si conserva una liturgia che ha attraversato due millenni, che rimonta alla più alta antichità, e che non ha subito manipolazioni per mano di “liturgisti”. Interessante notare come Romano Guardini, presenziando alla liturgia della settimana santa a Monreale, scrisse: “La cosa più bella però era il popolo. Le donne con i loro fazzoletti, gli uomini con i loro mantelli sulle spalle. Ovunque volti marcati e un comportamento sereno. Quasi nessuno che leggeva, quasi nessuno chino a pregare da solo. Tutti guardavano.

    La sacra cerimonia si protrasse per più di quattro ore, eppure sempre ci fu una viva partecipazione. Ci sono modi diversi di partecipazione orante. L’uno si realizza ascoltando, parlando, gesticolando. L’altro invece si svolge guardando. Il primo è buono, e noi del Nord Europa non ne conosciamo altro. Ma abbiamo perso qualcosa che a Monreale ancora c’era: la capacità di vivere-nello-sguardo, di stare nella visione, di accogliere il sacro dalla forma e dall’evento, contemplando.” (R. Guardini, “Spiegel und Gleichnis. Bilder und Gedanken [Specchio e parabola. Immagini e pensieri)”, Grünewald-Schöningh, Mainz-Paderbon, 1990, pp. 158-161. )

    Il problema dei nostri tempi più che i riti sono i liturgisti, che si sentono padroni del rito perché ne conoscono la genesi storica. Ma non lo sono!

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    2 Dicembre 2018 in 13:41
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    Mah, ho letto varie cose del prof. Grillo e sono giunto alla conclusione che la sua teologia è molto semplice e la sua liturgia ancor più. Il nuovo è meglio il nuovo è bello e il non nuovo non lo è. D’altra parte questo è quanto accaduto in massa con e soprattutto subito dopo il Vaticano II. A mio avviso, da parte dei vescovi un clamoroso loss of nerve, una perdita dell’equilibrio. Molto andava cambiato, ma chi cambia veramente non stravolge né adotta il principio che buttare è meglio che conservare. Il risultato è stato un eccessivo gaspillage, uno sciupio. Avrei due domande per i nuovisti ad oltranza. La liturgia come praticata oggi rispetta o no lo spirito e LA LETTERA della Sacrosantum Concilium? A mio avviso, se so leggere, assolutamente NO. E che fine hanno fatto gli insegnamenti della Veterum sapientia, di autore peraltro esaltato ad ogni piè sospinto da chi ritiene il Vaticano II un grande successo senza errori e omissioni se non quelli imposti dai conservatori? Assolutamente ignorati, e cacciati nel dimenticatoio. Ma erano chiarissimi, importanti e firmati da….Giovanni XXIII !.

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