Don Bortoli: “La comunione sulla mano denota mancanza di fede nella presenza reale di Cristo”

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“Io, sacerdote mi sento in difficoltà: che confusione nella Chiesa!”.

Lo dice in questa intervista don Federico Bortoli (Diocesi San Marino-Montefeltro). Il sacerdote parteciperà, il prossimo cinque Ottobre, a partire dalle ore 18, presso la Sala Conferenze di Santo Spirito in Sassia di Roma, alla Conferenza Internazionale “‘Ogni ginocchio si pieghi’. La maestà e l’amore infinito della Santa Comunione”, organizzata dai membri del Comitato internazionale ‘Uniti con Gesù Eucaristia per le mani santissime di Maria’. La conferenza presenterà una raccolta di circa 11 mila firme, raccolte attraverso una petizione internazionale, per chiedere: – che i fedeli possano ancora trovare gli inginocchiatoi nelle varie chiese, così da potere pregare in ginocchio, se lo desiderano, per adorare nostro Signore Gesù Cristo presente nei tabernacoli sotto le specie eucaristiche; – che sia garantita la possibilità di fare la comunione sulla lingua e in ginocchio che, purtroppo, in diverse diocesi del mondo viene osteggiata; che sia vietata la distribuzione della
Santissima eucaristia ai laici.

Don Bortoli, Vittorio Messori ha detto che la Chiesa non è proprietà del Papa…

“Messori ha ragione. La Chiesa non è di Bergoglio, dei vescovi o dei preti  o di qualsivoglia soggetto. Ma di Cristo. Lo dico perché sono convinto che nessuno ha il potere, dunque neppure il Papa, di fare quello che crede, di cambiare la dottrina e secoli di storia e deposito della fede. Chi la guida ne è amministratore, non padrone assoluto, neppure proprietario, ma amministratore e come tale è al servizio, non despota, deve svolgere il suo compito con diligenza e in funzione della Verità”.

Si sente in difficoltà per caso?

“Certo, io sacerdote mi sento in difficoltà, quanta confusione regna nella Chiesa, quante contraddizioni! Chi rimane fedele alla perenne dottrina è visto male. E’ una Chiesa sballottata. Purtroppo al suo interno vi è paura, altro che dialogo aperto, timore ad esporsi, a parlare chiaro, eppure molti la pensano diversamente nel privato. Qui è in gioco la salvezza delle anime e la gloria di Dio. E di Dio  si parla poco. Abbiamo abbassato il livello verticale per alzare quello orizzontale,  ci si occupa di argomenti come lavoro, politica, migranti, ecologia che dovrebbero andare al secondo posto e comunque non ci competono. Ma sono ottimista perché la Chiesa è di Cristo  e le potenze del male non prevarranno”.

Il divorziato risposato civilmente può fare la comunione?

“No. Non per cattiveria, ma al contrario per il suo bene. Per accostarsi alla Santa Comunione, che è come un farmaco, bisogna essere in grazia di Dio. Chi mangia e beve il Corpo e Sangue di Cristo indegnamente firma la sua condanna, lo dice San Paolo e non io. Purtroppo il recente documento Amoris Laetitia, ambiguo, e che incoraggia una prassi relativista, fa credere il contrario e mette i sacerdoti in difficoltà”.

Lei prenderà parte alla Conferenza internazionale di Roma del 5 Ottobre sulla Santa Comunione. Come deve essere amministrata?

“Opportuno in ginocchio, denota umiltà e non superbia. Quella data nella mano favorisce la dispersione dei frammenti e dei residui e talvolta anche atti di sacrilegio da parte dei satanisti. Fa ritenere erroneamente che la particola sia una specie di caramella, mentre è Corpo e Sangue di Cristo. In un certo senso, la comunione data nella mano è una pratica protestante e denota mancanza di fede nella presenza reale di Cristo. Questo dipende in genere dalla caduta del senso del sacro anche nella liturgia”.

Bruno Volpe

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