Carnieletto: “Con Erdogan pericolo per i cristiani, nel nord Siria arriverà la fratellanza musulmana”

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I vari mass media ci raccontano, da qualche giorno, i fatti che accadono al confine tra Turchia e Siria, lo scontro tra gli uomini di Erdogan e i Curdi, l’intervento di altri paesi (Russia in particolare) e le complesse vicende di quei territori.

Per saperne di più La Fede Quotidiana ha intervistato  Matteo Carnieletto, redattore de ilGiornale.it, responsabile del sito InsideOver attraverso il quale, con la collaborazione di molti giornalisti italiani e stranieri, viene raccontato quello che accade nel mondo.

Secondo lei perché Erdogan ha iniziato l’offensiva contro i Curdi?

“Erdogan ha iniziato l’operazione primavera di pace per due motivi: il primo, meno importante, è risolvere la questione rifugiati. In Turchia ci sono oltre 3.6 milioni di siriani che il Sultano non vuole più gestire e per i quali deve cercare una sistemazione. Da qui l’idea di creare una zona ad hoc nel nord della Siria. Il secondo motivo, invece, è quello più importante. Da otto anni Erdogan è impantanato in questo conflitto e ora deve trovare un modo per uscirne. La sua posizione, nel corso di questi anni, è cambiata moltissimo: all’inizio ha aperto l’autostrada del Jihad per permettere ai terroristi di ogni risma di combattere contro Assad, poi – dopo l’abbattimento di un caccia russo – ha cominciato a parlare con Vladimir Putin, diventando, di fatto, il vero garante degli interessi dei cosiddetti ribelli in Siria. Ora, con questa operazione, la terza contro i curdi, cerca di prendersi nuovi territori e nuovi poteri per negoziare la sua buona uscita dal conflitto”.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti sono ancora restii a votare embarghi o sanzioni internazionali, perché?

“Perché la Turchia è il secondo esercito della NATO e un importante partner economico di molti paesi Ue. Ma soprattutto: con che faccia l’Europa o gli Stati Uniti possono sanzionare un un politico con cui ha condiviso la politica fino all’altro ieri? Questa è la terza operazione militare di Erdogan sul suolo siriano. Perché nessuno ha protestato per le altre due? Perché nessuno ha detto che insieme ai Turchi a Manbij e ad Afrin c’erano anche i terroristi?”.

Dalla Siria, dopo anni di conflitti, stanno sparendo i cristiani. Molti sostengono che anche Erdogan mira a islamizzare le zone ancora con presenza cristiana. Che ne pensa?

“Il pericolo è reale. La settimana scorsa, ho intervistato monsignor Hindo, che per molto tempo è stato arcivescovo della diocesi di Hassake Nisibi, nel nord della Siria. Una diocesi molto grande che comprende anche Raqqa, quella che fino a pochi anni fa era la capitale dell’Isis. Ecco, lui era molto preoccupato perché gran parte dei rifugiati che Erdogan vorrebbe spostare nel nord della Siria sono legati alla fratellanza musulmana e questo rappresenta un vero e proprio problema per i Cristiani. Ma non dimentichiamoci che i Cristiani non hanno avuto vita facile neanche sotto i curdi, che hanno provveduto in molti casi a chiudere le scuole cattoliche”.

Lei è uno dei pochissimi giornalisti al mondo ad aver intervistato Assad. Secondo lei la Siria, con il supporto russo, riuscirà a frenare i Turchi?

“La Siria è già riuscita a fermare i piani turchi nel momento in cui ha sconfitto i ribelli. Tutti sono ormai concordi nel dire che Putin, è di conseguenza Assad, ha vinto la guerra. Erdogan cerca solo una buona uscita. Un modo dignitoso per uscire da questo Vietnam. Come del resto sta facendo anche il presidente Trump”.

Da un lato, la questione curda e i gruppi sunniti ribelli al regime di Assad. Dall’altro, gli schieramenti internazionali, con Russia e Iran al fianco della Siria, Stati Uniti, Turchia, Israele e monarchie del golfo con i ribelli. Cosa pensa si possa fare per portare la Siria fuori dal caos?

“Il caos siriano non si chiuderà in breve tempo. La guerra, quella vera, sì. Ma le tensioni continueranno, sia nel paese che fuori. La frattura tra i sunniti e le altre confessioni presenti nel paese è molto forte. Ma sono soprattutto le tensioni internazionali a premere sulla Siria, sempre più al centro dello scontro tra Arabia Saudita e Iran”.

 

MATTEO ORLANDO

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