Il cardinale Saraiva Martins: “Si può essere stati mafiosi ed andare in Paradiso dopo il pentimento”

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Jose Saraiva Martins“Pregare Dio anche per il peggior delinquente è un atto di misericordia e non deve scandalizzare.” Il cardinale portoghese Josè Saraiva Martins, prefetto emerito per la Congregazione Cause dei Santi in Vaticano “assolve” don Michele  Delle Foglie, il parroco di Grumo Appula finito nel’ occhio del ciclone,  frettolosamente bastonato da parte della stampa e  da qualche politico locale con intenzioni non sempre limpide.

Eminenza, è consentita una messa di suffragio per un defunto accusato di presunta appartenenza alla mafia?

” Il problema qui è di natura generale. Il cristiano e a maggior ragione il prete, è chiamato a pregare sempre Dio in suffragio di tutte le anime, persino per  quella del peggior delinquente. Ovviamente non mi riferisco a nessuno nel particolare. Questo è un atto di misericordia del quale nessuno deve scandalizzarsi, anzi è giusto”.

Insomma, non si può negare  mai la preghiera…

” Assolutamente no. Vale per ogni anima questo. La messa, inoltre, non è in onore di qualcuno, bensì in suffragio. Noi non possiamo  sapere se l’ anima di questo o quel defunto è in Purgatorio ed ha bisogno di sostegno. Tanto meno ci è dato conoscere se quella persona in punto di morte si è pentita ed ha chiesto perdono. In terra nessuno ha il diritto di sostituirsi a Dio. Noi riteniamo di conoscere la persona defunta e la sua vita per quello che ha fatto, anche di cattivo, però il suo cuore o l’ animo al momento della morte è un mistero e la valutazione non tocca a noi, ma al sommo Giudice che è Dio. Il prete ha il dovere di pregare sempre per tutti,  buoni e cattivi anzi maggiormente per questi ultimi in quanto bisognosi di maggior attenzione e di misericordia. Il Signore non è venuto per i sani, ma per i malati e peccatori”.

Il sacerdote di Grumo va… assolto?

” Io non entro nel caso concreto e mi rimetto a quello che ha deciso il vescovo. Se l’ ordinario diocesano ha adottato una certa linea e  decisione, bisogna accettarla, lui sceglie sempre per il bene. Ogni fedele e  il sacerdote devono obbedire al vescovo e alla sue decisioni e mi pare che il parroco lo abbia fatto. Da un punto di vista di uomo di Chiesa ricordo che è possibile aver vissuto da mafiosi ed essere in Paradiso dopo il pentimento e la misericordia del Signore che è più grande delle nostre miserie. La mafia è orribile, ma il sacerdote è chiamato non alla esclusione , quanto alla conversione del cuore, vale per ogni genere di peccatore”.

Infine, dopo l’ attentato di Berlino la preoccupa il terrorismo?

Certamente si. E’ stato un atto inaccettabile contro la sacralità della vita e non è pensabile usare come pretesto la religione per ammazzare, è una bestemmia. Ogni tipo di terrorismo va condannato. In quanto alla immigrazione è giusto accogliere tutti quelli che sono nel bisogno, ma con prudenza che è una virtù del cristiano in ogni settore dunque anche nelle politiche migratorie”.

Bruno Volpe

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2 pensieri riguardo “Il cardinale Saraiva Martins: “Si può essere stati mafiosi ed andare in Paradiso dopo il pentimento”

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    30 Dicembre 2016 in 13:52
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    Sono confuso. Le parole del cardinale Martina mi ricordano gli insegnamenti catechistici che ho ricevuto tanti anni fa. Perché altri sacerdoti, invece, sottolineano altri aspetti e sanzionano il parroco di Grumo?

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    1 Gennaio 2017 in 18:04
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    Scusate la riflessione, ma ho notato una confusione nel distinguere tra ‘vita pubblica/vita privata’ e ‘peccati-pubblici/peccati-privati’, ora molti hanno pensato: se egli si è pentito prima di morire sarà in paradiso?! Questo NON è in discussione, il problema e che c’è un problema di scandalo pubblico ‘associazione malavitosa’. Allora chi può crei uno STRUMENTO, cioè un ‘ATTO PUBBLICO DI RIPUDIO’ con cui l’ex mafioso – o se non lui i suoi familiari più prossimi (coniuge o figli) – fanno un ‘PUBBLICO RIPUDIO DI OGNI FORMA E STRUMENTO ASSOCIATO ALLA MALAVITA’ firmandolo e pubblicandolo così che la Diocesì non possa essere accusata di dare scandalo in alcun modo né negando il funerale né facendolo celebrare, seppur in forma privatissima. Non si può essere riconosciuti pubblicamente per essere stati attivamente malavitosi con le proprie gesta e opere e poi privatamente in un angoletto dove nessuno sente e vede penitirsi di tutto cìò, troppo comodo! Lo scandalo è PUBBLICO dunque anche l’atto di ripudio lo sia!

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