Antonio Socci stronca l'enciclica "Laudato sì" di papa Francesco | lafedequotidiana.it

Antonio Socci stronca l’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco

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Antonio Socci
Antonio Socci

Il noto giornalista cattolico Antonio Socci stronca la nuova enciclica di papa Francesco, Laudato sì. Dopo aver messo in discussione la validità dell’elezione del pontefice nel suo ultimo libro “Non è Francesco” ed essersi attirato critiche da ogni parte per queste sue posizioni, nelle scorse ore, con un articolo pubblicato su Libero, Socci ha sostenuto che l’enciclica sembra il “cantico di frate sòla” utilizzando una parola romanesca che vuol dire “truffa”.

“La situazione della Chiesa è drammatica, con un’Europa che abbandona in massa la fede e l’altra metà del pianeta che perseguita i cristiani o li massacra. Davanti a tutto questo papa Bergoglio che fa? Un’enciclica sulla presenza dei cristiani nel mondo, sulla loro dura condizione e sulla libertà di coscienza? No. Un’enciclica ecologica sulla spazzatura differenziata e la pulizia dei fiumi” attacca Socci, che incolpa papa Francesco di aver scritto una enciclica in cui si occupa di alghe, vermi, piccoli insetti e rettili piuttosto che scrivere parole a difesa dei cristiani perseguitati nei punti più caldi del pianeta e che sono “massacrati senza che nessuno alzi la voce”.

“Prendiamo Asia Bibi, la povera madre pakistana che da sei anni è rinchiusa in una lurida cella buia con una condanna a morte sulle spalle solo perché cristiana. Papa Bergoglio non ha mai voluto fare nemmeno una dichiarazione per lei, per chiederne la liberazione o anche solo per invocare preghiere in suo favore” attacca ancora Socci, il quale sostiene che il pontefice nobiliti “tesi ambientaliste molto discutibili dal punto di vista scientifico, come la causa umana del riscaldamento globale. – prosegue il famoso scrittore – Consacrando queste tesi l’enciclica rischia di ricadere nell’errore del “caso Galileo”, cioè dare investitura teologica a quella che è solo un’ipotesi scientifica, anche molto dubbia.”

 

Secondo Socci, l’enciclica Laudato Sì ribalta una prospettiva bimillenaria della Chiesa, per la quale al centro dell’universo creato da Dio c’è l’omo, mentre ora si afferma che “lo scopo finale delle altre creature non siamo noi”. Secondo il giornalista e scrittore “con questa enciclica papa Bergoglio rischia di dare un terribile segnale di resa all’agenda Obama, l’agenda del pensiero dominante che ha un netto connotato neopagano, anticristiano e antiumano. Non so – conclude –  se Bergoglio si renda conto della confusione in cui sta portando la Chiesa (non solo col Sinodo). Ci sono stati, infatti, nelle ultime settimane, anche degli interventi molto belli del papa sul tema della famiglia, sull’uomo e la donna, sulla colonizzazione imperialistica dell’ideologia Gender. Sarebbero state considerazioni perfette per questa enciclica, sulla linea dell’ “ecologia umana” di Benedetto XVI. Purtroppo si è presa un’altra strada. Speriamo sia una moda passeggera.”

41 pensieri riguardo “Antonio Socci stronca l’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco

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    19 Giugno 2015 in 19:16
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    Viviamo nell’era del copia e incolla, abbiamo politici con programmi copia e incolla, arte e cultura copia e incolla, perchè sorprende un’enciclica papale stile copia e incolla? L’enciclica di frate sola? Andate tutti a rivedere il film di Federico Fellini “Il bidone”. Questa è la vera biografia di papa Bergoglio. Solo un prodotto del marketing a uso e consumo dei più deboli di mente.

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    20 Giugno 2015 in 14:04
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    Apprezzò molto Papa Francesco, il papa indica la luna e Socci guarda il dito, penoso…il commento di Mercandetti invece e’ inqualificabile..

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    21 Giugno 2015 in 14:53
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    SOCCI STA DIVENTANDO PATETICO . PIANGE IL CUORE VEDERE SPEGNERSI UNA STELLA ….. ( preghiamo per Socci )

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    21 Giugno 2015 in 16:26
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    Non ho ancora letto l’enciclica. Ma posso già dire di essere profondamente imbarazzato a causa di Bergoglio, che non so nemmeno se sia giusto chiamare papa dopo quanto da lui stesso rivelato alla giornalista Piqué, e cioè di essere stato eletto al quinto scrutinio, laddove la Universi Dominici Gregis ammette solo quattro votazioni sotto comminatoria di nullità dell’elezione stessa…mala tempora currunt!

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    21 Giugno 2015 in 23:39
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    Io penso semplicemente che l’ enciclica non l’ abbia scritta Papa Francesco. Una banale indagine filologica fa capire che non è farina del suo sacco. L’ avesse almeno scritta in latino!

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      18 Novembre 2015 in 12:56
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      Piange il cuore a legge re e sentire questo”grande” ( si fa per dire!!!) giornalista Socci che si permette di giudicare l’enciclica di Papa Francesco! Ma chi è? Da dove è uscito? Chi rappresenta? Da cestinare!
      Da non prendere in valutazione, ma neanche, per qualche secondo, il commento di Mercandetti.

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    24 Giugno 2015 in 11:48
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    A mio modesto parere la “Laudato si” è una bellissima enciclica che parla dell’uomo e non della natura. Chi afferma il contrario probabilmente non ha letto attentamente quanto scrive il Pontefice. Socci invece che, distratto e stupido non è, è intenzionalmente in mala fede. Bergoglio è il Papa se ne faccia una ragione. Tristezza.

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      29 Giugno 2015 in 23:57
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      Non hai proprio capito nulla di ciò che scrive Socci il quale non ha mai detto nulla che fosse in contrasto con il Catechismo della Chiesa Cattolica

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    29 Giugno 2015 in 23:55
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    Grande Socci!! Tutta la mia stima. Un abbraccio

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    8 Luglio 2015 in 23:18
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    L’enciclica si chiama laudato si’ (sii), fosse riportato il titolo correttamente almeno una volta!!!

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    9 Luglio 2015 in 16:39
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    Papa Francesco è invaso dallo Spirito Santo.
    Socci non tanto e per questo non comprende e si scandalizza Bisognerà pregare per lui

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    17 Luglio 2015 in 23:30
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    vi prego leggete la pagina del sito mieledaroccia.wordpress.com e se potete fatela arrivare a Socci. E’ solo perchè anche io ho il mio pensiero su di lui, come lui lo ha sul Papa .. Grazie Nico …

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    18 Luglio 2015 in 12:18
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    PER “ANTONIO SOCCI”
    3 LUGLIO 2015
    29 giugno 2015 rai due trasmette il programma di Roberto Giacobbo Voyeger : argomentato è Papa Bergoglio.

    Consiglio vivamente di rivederlo.

    A Buenos Aires sulle tracce della storia meno conosciuta di papa Francesco, per scoprire i luoghi da dove arriva Josè Mario Bergoglio. Cosa è avvenuto nei giorni della dittatura e quali sono state le azioni di padre Bergoglio a favore di chi era ricercato dai militari? Roberto Giacobbo racconterà su quella che è stata definita “la lista di Bergoglio”.

    Sul mio precedente “articolo” ho ripreso un argomento sulla bocca di tutti e scritto su giornali .. e addirittura su un libro.. “ Non è Francesco”!

    .. : Solo chi conosce dentro di se questo grave momento può parlare .. gli altri dovrebbero tacere..

    Non sono un esaltata, anzi, per me in questo momento esaltato è Antonio Socci e chi come lui combatte a fianco del demonio per cercare di abbattere la Chiesa e farla precipitare nel baratro.

    Ha alzato la mano contro Pietro, quell’incapace anziché pregare e aiutare Papa Francesco lo sta attaccando dal primo momento che è stato eletto.

    Pezzo di ignorante, non hai retto lo sgambetto del diavolo e adesso dopo che per anni hai intinto il boccone con Gesù lo hai tradito.

    Ti ho scritto in vari modi, adesso ci riprovo, perché anche per te non vorrei fosse troppo tardi e io mi sento responsabile. “I testimoni” li ho, come da Vangelo.

    Pezzo di ignorante, perché ignori le vie del Signore, perché fai della storia vera solo una storia falsa e che ti faccia “vendere” il male. Ti accanisci contro papa Francesco come se tutto il tuo rancore accumulato in questi anni l’avesse causato lui. Incapace, perché con il rancore nell’animo, non sei più capace di vedere il bene.

    Io spero che qualcuno porti questo scritto a Socci perché possa rispondermi personalmente, io ho scritto una mail che mi ha dato una persona che ha avuto contatti con lui e che era attendibile. Ovvio non ha risposto, perche rispondermi privatamente non può farlo, perché perderebbe “punti” perché i suoi fan non lo saprebbero. Non mi deve rispondere su giornali perché io non posso leggerli, se vuole sa dove trovarmi e come rispondermi.

    Per chi non ha letto le mie precedenti lettere le ho rimesse insieme, e pubblico il contenuto qui sotto. Grazie per chi gliela farà avere :

    E’giorni che spero di poter confidare a qualcuno il mio pensiero su Socci.

    Ho scritto anche a padre Livio di Radio Maria chiedendo appoggio per i danni spirituali che sta facendo contro il Santo Padre, contro i cristiani, contro chi potrebbe ascoltarlo .. e contro di me.

    Non ho ricevuto risposta, ma ho capito che il suo silenzio forse voleva dire : non ti curar di lui, ne di altri che come lui in questo momento dichiarano con in mano la Dottrina scelta da loro, di giudicare Papa Francesco come l’anticristo. E come Socci invalidarlo canonicamente come Papa, non eletto dallo Spirito Santo, distruggendo così, negli animi che hanno aimè poca fede, anche quell’ultima fiammella che ardeva in fondo al loro cuore e spegnerla.

    Ho approfondito l’argomento leggendo e vagliando tutte le loro affermazioni, ma io ti confido che questi che si credono “ valorosi crociati” contro il Santo Padre Papa Francesco, sono caduti nella trappola più facile dove potevano cadere: la presunzione. Hanno sempre avuto la presunzione di sapere cose che noi

    semplici “cristiani di popolo” non sappiamo, non conosciamo e così anche loro manipolano la verità.

    Io ero tra le persone che stimavano Socci Antonio da quando teneva le trasmissioni su Rai due .. lo seguivo e lo leggevo nei suoi articoli ..

    (come seguivo gli stessi che oggi scrivono contro il Santo Padre chiamandoci tutti alla “riscossa cristiana” come una nuova crociata contro l’infedele) ..

    Fa soffrire non raggiungere mai questi personaggi che si permettono perché hanno i mezzi di scrivere, di dire .. di disfare .. E mai avrò una risposta diretta da loro, perché hanno i loro “webmaster” che decidono chi passa e chi no delle mail che ricevono, questi grandi personaggi della nostra terra italiana.

    Prima di essere giudicata, chiedo che si capisca quello che ho scritto, naturalmente chi non lo capirà è chi si crede sapiente e la mia lingua non la conosce, perché è la lingua parlata dal povero, semplice .. ma conosce la lingua della superbia, dell’oltraggio, della calunnia e della maldicenza …

    Però speriamo in lui … nello Spirito Santo che li illumini.

    Il concilio vaticano II serve per rinfrescare la chiesa e aggiornarla, così va incontro a tutti, il ristagno non è di Gesù Cristo che si abbassa su tutti e va incontro a tutti.

    Gesù non fa delle sue cose una proprietà privata solo per pochi, che si dicono eletti.

    Io affermo che ascolto Gesù, e attraverso l’Apostolo Giovanni ci dice :

    Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. Da questo sappiamo d’averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.
    Chi dice: “Lo conosco” e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui.
    Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato.
    Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto fin da principio. Il comandamento antico è la parola che avete udito. E tuttavia è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende.
    Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre.
    Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v’è in lui occasione di inciampo.
    Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi. Non amate né il mondo, né le cose del mondo!

    Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!
    Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora.
    Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete l’unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza.
    Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo?

    L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre.
    Quanto a voi, tutto ciò che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi quel che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre.
    E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna.
    Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di traviarvi.
    E quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce, così state saldi in lui, come essa vi insegna. E ora, figlioli, rimanete in lui, perché possiamo aver fiducia quando apparirà e non veniamo svergognati da lui alla sua venuta.
    Se sapete che egli è giusto, sappiate anche che chiunque opera la giustizia, è nato da lui. 1 Giovanni 2 -1,11-15,29

    Se Antonio Socci di fronte a questo brano di Vangelo, non comprende non solo è farisaico, ma ha scelto di essere un anticristo, perché la cosa che più dovrebbe fare paura a noi credenti, a lui, a noi cristiani, è presumere di sapere chi è e come agisce lo Spirito Santo, e andare contro di Lui.

    .. “ Vieni o Santo Spirito, Santificatore onnipotente, Dio di Amore.

    Tu, che hai ricolmato di grazie la Vergine Maria,

    che hai prodigiosamente trasformato i cuori degli Apostoli,

    che hai dotato d’un eroismo miracoloso tutti i Martiri,

    vieni e santificaci.

    Illumina la nostra mente, fortificaci la nostra coscienza,

    rendi giusti i nostri giudizi, infiamma i nostri cuori,

    preservaci dalla disgrazia di resistere alle Tue Ispirazioni. Amen

    Caro Socci,

    tu sei un intoccabile e un inarrivabile, ma non importa, perché da Dio io “mi lascio toccare” .. della Sua Grazia mi lascio trasformare .. e se non lo faccio la colpa è solo mia, e del mio peccato.

    E non avendo intelligenza, ne competenze, la mia povertà appartiene a Lui solo, e non all’uomo, e non è soggetta all’uomo.

    Tu hai scritto una cosa così brutta e diabolica contro Papa Francesco che solo un animo nella sofferenza e nelle braccia di Gesù Crocifisso, può comprendere il dolore di questa ferita che tu hai causato a Gesù .. accanendoti contro di Lui.

    Io ricevo le tue newsletter, e ultimamente dopo averle lette le getto nel cestino eliminandole subito. Una volte le condividevo.

    Quando la tua figliola Caterina era in coma, leggendo le notizie dell’ultima ora che ricevevo, mi ero resa conto che eri diventato fragile, di una fragilità che avrebbe potuto farti cadere. E un giorno ti ho scritto una mail, ma probabilmente o non te l’hanno fatta leggere .. o l’hai ignorata .. e magari ridendoci su ..

    In questa mail ti avevo parlato della mia preoccupazione per l’accaduto, perché sapevo cosa si provava, e ti invitai su un passo di Serafino di Sarov, affinché tu potessi fare memoria a questo Santo con una preghiera, e alle sue parole, che in quel momento secondo me avrebbero potuto aiutarti.

    Ci credevo, e speravo in una tua reazione (sbagliavo a pensare che mi avresti risposto) ma niente. Ti avrei spiegato perché quel passaggio, e perché ero preoccupata …

    Avendo chi “pressare” per fare dire messe, per fare pregare .. perché a tua figlia non mancasse niente, eri preso solo dal tuo dolore.

    Mi dispiaceva vederti cadere così, perché tu stavi “cadendo” nella sofferenza di un padre ma non in modo povero, umile, ma ti arrovellavi nella sofferenza di un padre che da “ovunque lo guardavo”, sprizzava presunzione, e per questo avevo usato parole semplici parlandoti di quella pagina di Serafino di Sarov, per impedire la tua discesa volontaria “agli inferi”,.

    A volte ci sono persone che soffrono, e che possono aiutare gli altri, ma sono persone che non hanno una cultura predominante, ma una cultura basata su una vita sofferta e offerta al Signore, unico Signore della loro vita. Questo lo preciso perché c’è anche una sofferenza che è del demonio.

    Non siamo soli quando una disgrazia ci colpisce, ci sono ospedali pieni di casi gravi e di genitori soli con il loro dolore, ma che condividono con chi si trova li con altri familiari, anche se non si conoscono.

    Io non ho fan, non ho persone altolocate che mi sostengono e fanno dire messe per mio figlio ..

    Io non posso chiamare Marja di Medugorje,* e chiederle di venire a trovare mio figlio, o mia figlia .. perché ha estremo bisogno, ma tu essendo Socci Antonio lo scrittore famoso, hai potuto commettere quest’ingiustizia contro le persone che conducono una vita nelle difficoltà e nella carenze quotidiane perché non hanno nemmeno i mezzi di sopravvivenza di base .. .. una casa, del cibo quotidiano garantito, .. un aiuto o un conforto .. e avrebbero avuto il diritto di avere anche Marja nella loro vita, perché magari per loro è un desiderio andare in Medjugorje .. incontrarla .. e magari hanno sofferto pensando che da te era venuta, e da loro no.

    Non possono chiamarla, non sono nessuno, e se hanno bisogno di aiuto sono cacciati da tutti i cristiani che sono ormai su uno sgabello molto alto come il tuo.

    Ma come mi permetto di dirti queste cose ? Non so io, chi sei ?

    Caro Antonio,

    quanta pena mi fai, tu avrai anche avuto la veggente vicino a tua figlia e l’apparizione, ma non dimenticare che la Madonna è superiore a queste nostre bassezze umane, e invocando il Suo aiuto e la Sua presenza, Lei non ci abbandona, e ho preferito la Sua Stessa presenza e Grazia vicino a mio figlio, che la presenza di una veggente. Ma gli altri no, non sempre riescono ad affidarsi a Lei, e nel loro animo può essere cresciuta l’ingiustizia, e l’amarezza, e tu ne eri responsabile. …

    Ma da allora forse qualcuno ha pregato per te, perché dobbiamo avere anche la Comunione con i Santi, così possiamo affidare a loro le nostre angosce e i nostri problemi .. e sperare nella tua e sua guarigione.

    E un’altra cosa, quando è uscito il tuo libro Quarto segreto di Fatima, io ti avevo scritto una letterina, non lunga, ma spiegavo perché non dovevi attaccare Benedetto XI e il cardinale, perché “avevano taciuto il vero segreto di Fatima e il pezzo mancante “

    (Diciamo così in breve, visto che è passato del tempo), ti avevo confidato la storia di una persona morta anni fa, e della quale volevo farti leggere il suo diario riferito proprio all’argomento che avevi scritto, perché ero certa che ti avrebbe completato nella domanda che avevi rivolto nel libro.

    E io ti credevo ancora ispirato e che forse era solo un tuo pensiero, speravo di aiutarti, perché se scrivevi così, avevi già dentro un germe di rancore contro la chiesa ..

    Leggendo quelle pagine forse avresti maturato qualcosa .. non sto adesso perché non è il momento, ma come vedi io ti avevo già scritto in precedenza.

    Penso che quando uno segue una persona compera i suoi libri quando riesce, addirittura in due copie per donarne una, può scriverti e sperare in una risposta. [anche de i giorni della tempesta, e Caterina ne avevo acquistato due copie]

    Adesso penso che purtroppo hai la cattiva abitudine di snobbare chi ti scrive se non ti elogia o lecca i piedi, perché anche in face book rispondi ai commenti se ti fa comodo, e cancelli chi ti suggerisce qualcosa, o li ignori.

    Ma ora, hai superato i limiti, io non insulto, non ha senso insultare, ma avvertire che un fratello è sulla strada sbagliata si, è un dovere che il Signore ci consiglia attraverso le Sacre Scritture.

    Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;

    se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. [ la prima mail, non lo sapevo solo io, ma altri]

    Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. Matteo 18-15,17 [ecco perché condivido la mia lettera]

    Ieri l’ultima newsletter con la spiegazione del perché hai scritto il nuovo libro, tra le frasi questa mi ha fatto decidere di scrivere questa lettera aperta perché qualcuno la faccia arrivare a te.

    Le tue frasi nella newsletter :.. Per non dire di quando lo stesso Bergoglio si avventura nelle sue sconcertanti affermazioni, tipo «se uno non pecca non è uomo», una tesi sorprendente che nemmeno si avvede così di negare di fatto l’umanità di Gesù e Maria, i quali furono esenti dal peccato e proprio per questo sono il modello ideale supremo dell’uomo e della donna. O quando ha attribuito erroneamente a san Paolo la frase «mi vanto dei miei peccati» (Omelia di Santa Marta del 4 settembre 2014), un’enormità su cui il sito vaticanowww.news.va ha ritenuto addirittura di fare il titolo «Perché vantarsi dei peccati». Evidentemente in Vaticano, e in particolare a Santa Marta, non si conosce quanto afferma san Tommaso d’Aquino: «È peccato mortale quando uno si vanta di cose che offendono la gloria di Dio».

    Caro Socci

    solo per quest’ultima frase si potrebbe scrivere parecchio contro la “tua affermazione” perché se attacchi un Papa, non tiri in ballo ne i santi ne i loro scritti, ma ti avvali solo delle tue constatazioni personali. … Perché sono queste che ti fanno puntare il dito contro lo Spirito Santo in lui rappresentato. E in quel contesto non c’entra san Tommaso.

    E così ho riletto l’omelia del Santo Padre Francesco di quel giorno, e l’ho rimeditata, e ti dico subito che sei così fuori strada, perché sei accecato dalla tua presunzione, che hai raggiunto di presumere su Dio, presumendo di sapere come agisce lo Spirito Santo.

    Perché noi lo sappiamo vero?

    Lo Spirito Santo è libero, e si muove libero, non ha condizionamenti umani, quelli come te, in questo momento vogliono mettere i condizionamenti, le preferenze .. i limiti. Mettere il Papa in un recinto, e farlo obbedire a quello che vorreste voi.

    …. Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”. Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni”.

    Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: “Come può satana scacciare satana?

    Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi;

    se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi.

    Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire.

    Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna”. Marco 3- 20, 29

    Dopo ciò che ha scritto Papa Francesco, non ti pare che Gesù “sia peggio di lui” nel parlare?

    Non hai ancora capito chi è Papa Francesco?

    Siccome penso che la cecità non ti permette di leggere, trascrivo “perché vantarsi dei peccati” per chi non sa di cosa parliamo: Francesco Meditazioni Quotidiane 2014

    MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

    Perché vantarsi dei peccati

    Giovedì, 4 settembre 2014

    (da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.201, Ven. 05/09/2014)

    «Di quali cose si può vantare un cristiano? Due cose: dei propri peccati e di Cristo crocifisso». E una sola conta veramente: l’incontro con Cristo che cambia la vita dei cristiani “tiepidi” e trasforma il volto di parrocchie e comunità “decadenti”. È questa l’indicazione suggerita da Papa Francesco durante la messa celebrata giovedì 4 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

    A ispirare le parole del Pontefice è stata anzitutto la prima lettura della liturgia, tratta dalla prima Lettera di san Paolo ai corinzi (3, 18-23). L’apostolo, ha spiegato il Papa, «in questi brani che abbiamo letto nelle liturgie di questi giorni scorsi, parla della forza della parola di Dio». Di più, ha aggiunto, «possiamo dire» che «fa come una teologia della parola di Dio». E finisce con questa riflessione: «Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio».

    In pratica, ha affermato il Pontefice, «Paolo ci dice che la forza della parola di Dio, quella che cambia il cuore, che cambia il mondo, che ci dà speranza, che ci dà vita, non è nella sapienza umana». Quindi «non è in un bel parlare e un bel dire le cose con intelligenza umana. No, quella è stoltezza». Invece «la forza della parola di Dio viene da un’altra parte». Certamente «passa anche per il cuore del predicatore». Ed è per questo che Paolo raccomanda a quanti predicano la parola di Dio: «Fatevi stolti». Li avverte di non mettere la propria sicurezza «nella sapienza del mondo». Quindi, prosegue l’apostolo, «nessuno ponga il suo vanto negli uomini».

    A questo punto viene da chiedersi «dov’è la sicurezza di Paolo, dove lui trova la radice della sua sicurezza». Del resto, ha fatto notare il Papa, «anche lui aveva studiato con i professori più importanti del tempo». Eppure non se ne vantava. Piuttosto «si vantava soltanto di due cose, e queste cose delle quali si vantava Paolo, sono proprio il posto dove la parola di Dio può venire ed essere forte». Infatti egli dice di se stesso: «Io soltanto mi vanto dei miei peccati» (cfr. 2 Cor 12,9: “mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo”). E poi, ha aggiunto, «in un altro brano, dice: Io soltanto mi vanto in Cristo e in questo Crocifisso». Dunque «la forza della parola di Dio è in quell’incontro tra i miei peccati e il sangue di Cristo che mi salva. E quando non c’è quell’incontro, non c’è forza nel cuore». Se finiamo per dimenticare questo — ha avvertito il Pontefice — «diventiamo mondani, vogliamo parlare delle cose di Dio con linguaggio umano, e non serve», perché «non dà vita».

    È decisivo allora «l’incontro tra i miei peccati e Cristo». È ciò che avviene quando, nel passo del Vangelo di Luca (5, 1-11), Gesù dice a Simone di prendere il largo e di gettare le reti per la pesca. E Pietro, ha notato Francesco, gli risponde: «Ma abbiamo fatto tutta la notte e non abbiamo preso niente… Ma sulla tua parola le getterò». E così, ha proseguito, avviene «quella pesca miracolosa».

    Di fronte a questo fatto «cosa pensa Pietro?», si è chiesto il vescovo di Roma. La sua reazione non è di soddisfazione per l’insperato esito della pesca o per il futuro guadagno. Egli — ha spiegato il Papa — «soltanto vede Cristo, vede la sua forza e vede se stesso». Così si inginocchia ai piedi di Gesù dicendo: «Signore, allontanati da me perché sono un peccatore».

    Per Pietro avviene dunque «questo incontro con Gesù Cristo», l’incontro tra i suoi peccati e la forza del Signore che salva. In tale situazione, ha evidenziato il Pontefice, «il segno della salvezza è stato il miracolo della pesca; il luogo privilegiato per l’incontro con Gesù Cristo sono i propri peccati».

    «Se un cristiano — ha continuato Francesco — non è capace di sentirsi proprio peccatore e salvato dal sangue di Cristo crocifisso, è un cristiano a metà cammino, è un cristiano tiepido». E «quando noi troviamo chiese decadenti, quando noi troviamo parrocchie decadenti, istituzioni decadenti, sicuramente i cristiani che sono lì mai hanno incontrato Gesù Cristo o si sono dimenticati di quell’incontro con Gesù Cristo».

    «La forza della vita cristiana e la forza della Parola di Dio — ha chiarito ancora — è proprio in quel momento dove io, peccatore, incontro Gesù Cristo. E quell’incontro rovescia la vita, cambia la vita. E ti dà la forza per annunciare la salvezza agli altri».

    Le parole di Paolo e il Vangelo di Luca propongono ai credenti «tante domande». Secondo il Pontefice bisognerebbe chiedere a se stessi: «Ma io sono capace di dire al Signore: sono peccatore?». Una questione non teorica ma pratica, perché l’esame di coscienza riguarda soprattutto la capacità di riconoscere «il peccato concreto». Il Papa ha quindi suggerito altre domande da fare a se stessi: «Sono capace di credere che proprio lui, con il suo sangue, mi ha salvato dal peccato e mi ha dato una vita nuova? Ho fiducia in Cristo? Mi vanto della croce di Cristo? Mi vanto anche dei miei peccati, in questo senso?».

    Papa Francesco ha consigliato, in proposito, di ritornare al momento dell’«incontro con Gesù Cristo», per verificare di non essersene dimenticati, chiedendosi: «Ho incontrato Gesù Cristo? Ho sentito la sua forza?». Sono domande fondamentali, ha concluso, perché «quando un cristiano dimentica questo incontro perde la forza: è tiepido, è incapace di dare agli altri, con forza, la parola di Dio». PAPA FRANCESCO

    Sei così accecato che stai facendo delle brutte figure, ma molto brutte, perché sei talmente alterato spiritualmente, che non sai più nemmeno rileggere il Vangelo e ciò che effettivamente vuole dire il Santo Padre. Ed effettivamente ci vuole molta povertà per comprendere un povero che parla al suo popolo con la Voce di Dio.

    Non senti l’eco della voce di Dio dentro le sue parole e i suoi atti ?

    Chi riconoscerà la voce del Pastore ?

    Chi saranno le sue pecore ?

    Quello che tu hai affermato contro il Papa, ti accusa.

    Ma come ti permetti di giudicare?

    E di giudicare il Papa?

    Ma come non temi il tuo Dio giudicando il Suo operato?

    Tu anima ormai inquinata, scrivi di Papa Francesco: Vorrà tornare sulla strada dove un giorno, da giovane (lo ha raccontato una volta e mi ha commosso), incontrò gli occhi di Gesù? Vorrà ricercare quel suo sguardo e in Lui ritrovare tutti noi?

    Ma io ti dico : vorrai tu provare nella sofferenza, la vera fame e la vera sete di giustizia e di perdono? Vorrai tu cercare il vero Volto e la sentire la vera voce di Dio ?

    Vorrai ritirare tutte quelle anticristiane cose che hai pubblicato, e chiedere scusa a chi hai ferito a morte?

    La sofferenza pura, senza compromessi con il mondo ti avrebbe dato una rinascita spirituale com’era giusto che fosse, come per tutti coloro che riconoscono l’Amore del Signore quando sono provati dal demonio.

    Se cerchiamo Lui non cadiamo, se cerchiamo il supporto solo umano rischiamo di cadere.

    Sei diventato una vergogna nazionale, Santa Teresina aveva compreso cosa era lo scarlatto dei peccati, eppure non li aveva, e io ho voce contro di te, perché mi sono assunta dei peccati che non erano miei, e ne porto il peso. – E questo mi fa bere dalle parole di papa Francesco acqua di sorgente .. e mi unisce di più ancora a Cristo che si è assunto tutti i nostri peccati, ed è stato trattato da peccatore, vuoi forse dire che i tuoi peccati non li ha portati perché tu non ne hai ?

    … Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava..

    … In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

    Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io

    manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”. Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. Giovanni ..

    In questi giorni ancora, mi capita di trovare sul mio cammino chi parla ancora del tuo libro “non è Francesco” e perché non è il Papa, secondo te, e i tuoi “diritti canonici” li chiamo così, te l’ho detto non sono competente.

    Ecco io volevo parlare con te perché ti darei dei motivi, che se anche tu mi dicessi: io non ti credo, io ti garantisco, che un giorno sarai obbligato a credere, perché il Signore delle sue cose, può fare quello che vuole.

    Vedi, quando papa Benedetto XVI si è dimesso, in molti hanno pregato, in molti si sono lasciati andare allo sconcerto, alla critica, anziché accettare le sue dimissioni come una sua giusta e meditata scelta. Perché il papa emerito era stato chiaro, aveva pregato molto per capire cosa fare .. il Signore esaudisce le suppliche e le preghiere del giusto, e mentre tutti pensavano al perché di un gesto simile .. si organizzava il Conclave. ..

    Vedi, tu dai dell’anticristo a uno che non è seduto sul trono di Dio, ma dove sei seduto tu?

    Sei sicuro di prenderti la responsabilità di anime che ti seguono e che lasciano così la retta via per seguire la tua?

    Sai perché ti dico questo? Tu non puoi dirmi chi sono io, perché io non trascino nessuno, nessuno.

    Condivido ma non trascino.

    Nessuno sa cosa fa lo Spirito Santo “delle sue cose” e ti dico un ultimo fatto, che forse non sai :

    Il caro papa Luciani, era un uomo semplice e straordinario, e di sicuro avrebbe precorso papa Francesco, ma forse lo Spirito Santo lo ha chiamato a se, perché non era il momento .. Ma perché non era il momento?

    Perché l’avrebbero fatto a pezzi se prima non avessero aperto la strada, un papa polacco e un papa tedesco.

    Due grandi amici e precursori di papa Francesco.

    In quel momento lo Spirito Santo, il Signore aveva preparato un uomo venuto da lontano, venuto dalla terra che aveva bisogno di diventare terra di Santità, terra di Misericordia, terra di fede che poi avrebbe fatto da effetto domino, in molte nazioni .. fino alla demolizione del muro di Berlino ..

    È diventato Santo, .. santo dei giovani .. santo della sofferenza .. non si vergognava del suo stato finale .. ma ci ha amati tutti fino alla fine ..

    Nessuno voleva lasciarlo andare .. nessuno .. e lui era “ l’uomo “

    Poi un conclave .. bisognava pregare e offrire perché è sempre meglio aiutare lo Spirito Santo, anche se il Signore non ha bisogno, anche se il papà se la cava bene da solo, noi figli lo aiutiamo sempre volentieri.

    E in quel momento qualcuno forse spingeva perché non fosse lo Spirito a scegliere il successore di Pietro .. voluto da Lui … e a volte bisogna pregare e offrire di più .. di più.. e magari c’è anche chi soffre ..

    Poi la sorpresa, … la meraviglia .. perché è salito Joseph Ratzinger, e nessun altro era meglio di lui .. la Polonia, la Germania .. e l’Italia culla della cristianità aveva il nuovo Pietro .. voluto dallo Spirito Santo.

    Sappiamo tutti lo sforzo che ha fatto quell’uomo per tenere negli anni il timone di una barca diventata pesante da guidare , perché il mare era ormai in tempesta … e il Santo Padre era un uomo ormai sempre più solo ..

    Ma a un certo punto, gli è corso in aiuto il Signore ascoltando il grido della sua preghiera .. in questi passaggi di logica divina, tu Socci non puoi capire, ma il Signore e nessun altro ha scelto il nuovo Pietro!

    Tu puoi continuare a denigrare e obiettare con tutte le stupidate che racconti, però ti devi fermare, non sei nessuno nemmeno tu, … E stai usando il tuo vecchio rancore, e questi sono i frutti marci che produce ..

    Vedi, se leggevi quella pagina di Serafino, oggi saresti un uomo felice e le scaglie sui tuoi occhi non ci sarebbero, non solo, aiuteresti la chiesa a unirsi e non a dividersi .. realizzando la Preghiera di Gesù .. perché siano una cosa sola ..

    .. “ quando i cardinali per votare e chiudersi per il conclave passavano per Roma .. può il Signore che fa “delle sue cose quello che vuole” … aver “ indicato l’uomo che Lui avrebbe scelto?” .. Che Lui avrebbe voluto? Si .. può averlo fatto ..

    Contro ogni diceria .. contro ogni stupido pensiero umano che vuole vagliare le Sue vie .. si .

    Lui lo ha indicato .. perché sapeva che uno sciocco pensatore avrebbe cercato di capovolgere le Sue cose .. gettando scompiglio anche nella sua chiesa, perché la chiesa siamo anche noi suoi fedeli ..

    E tu non puoi, creare scompiglio con la maldicenza ..

    Che Dio decida cosa fare con te, e abbia di te misericordia, perché ti ama ..

    — “Questo è l’uomo .. .. “ Sarà eletto lui .. ..”

    Arrivava con una cartella nera in mano …. sembrava scontroso con i curiosi giornalisti .. e non le passava nemmeno per la testa che sarebbe stato eletto ..

    Anche lui veniva da lontano per una chiesa aperta e ricca .. di povertà spirituale ..

    Veniva dalla fine del mondo …

    Ma lui era l’uomo scelto dallo Spirito Santo!

    Grazie

    Pensi che l’anticristo può salvare vite di persone senza avere un tornaconto ma rischiare così la propria vita ? …

    Riprendo il motivo iniziale, della puntata di Voyeger ..

    “COSÌ HO MESSO LE MANI SULLA LISTA DI BERGOGLIO”

    È più lunga della Schindler’s list. “Però i superstiti salvati da Francesco non parlavano: ho temuto che il Papa avesse gli scheletri nell’armadio” Stefano Lorenzetto

    L’ombra del dubbio che a 55 anni dalla morte ancora offusca la figura di Papa Pacelli rischiava di allungarsi anche su Papa Bergoglio. Pio XII è accusato di aver taciuto sull’Olocausto, di non aver mosso un dito per fermare lo sterminio degli ebrei durante il nazismo. Francesco è sospettato d’essere rimasto spettatore quiescente durante gli anni della dittatura militare argentina del generale Jorge Videla, che tra il 1976 e il 1983 inghiottì nel nulla 30.000 desaparecidos, soppresse con torture ed esecuzioni sommarie 19.000 detenuti, strappò alle madri condannate a morte 500 figli appena partoriti per darli in adozione a militari che non potev Fin dal 14 marzo, all’indomani della sua ascesa al soglio di Pietro, le insinuazioni sulla presunta ignavia di Jorge Mario Bergoglio, eletto superiore dei gesuiti d’Argentina tre anni prima del golpe, furono rilanciate dal New York Times, da Página 12 di Buenos Aires, dal Fatto Quotidiano e riassunte in prima pagina dal Manifesto con l’irridente titolone «Non è Francesco», una canzonatura sulle note del brano di Lucio Battisti.

    Per sua fortuna, l’attuale pontefice ha ora trovato un gagliardo difensore d’ufficio in un giovane giornalista. No, non di Repubblica, che pure ultimamente sembra aver sostituito L’Osservatore Romano nel ruolo di organo ufficioso della Santa Sede. Di Avvenire. Si chiama Nello Scavo, è nato a Catania nel 1972, abita a Como con moglie e figlio e, benché abbia come editore la Conferenza episcopale italiana, in Vaticano ha trovato solo porte sbarrate: «Nessun riscontro, nessuna dritta». Forte dell’esperienza di cronista giudiziario che agli esordi si occupava di mafia («per La Sicilia scrivevo sul clan Santapaola: tre omicidi a settimana, 10.000 lire a pezzo»), il redattore del quotidiano cattolico ha onorato il proprio cognome, scavando in profondità come aveva fatto con i reportage sul Kosovo in guerra, sull’ex Urss, su Cuba.

    Le indagini, cominciate la sera stessa in cui Papa Francesco si affacciò per la prima volta alla Loggia delle benedizioni, hanno comportato una trasferta a Buenos Aires. «Ma all’inizio nessuno, a partire dall’entourage tutt’altro che ristretto degli amici fidati del Santo Padre, ha voluto indicarmi la pista giusta. Né il nipote, il gesuita José Luis Narvaja. Né Alicia Oliveira, magistrata che fu protetta da Bergoglio. Né padre Juan Carlos Scannone, il massimo teologo argentino, scampato alla persecuzione. “Spiacente, scopra da solo come andò questa storia”, cercavano di sviarmi. Come se avessero tutti qualcosa da nascondere». Alla fine, sulla base delle testimonianze inoppugnabili raccolte grazie alla sua pertinacia, Scavo ha dovuto concludere che Papa Francesco salvò in silenzio molte più vite di quelle che i suoi detrattori gli rinfacciano ingiustamente di non aver difeso.

    Nomi e cognomi che il giornalista siciliano andava appuntandosi sul taccuino hanno formato qualcosa di molto simile alla Schindler’s list portata sullo schermo dal regista Steven Spielberg. E infatti La lista di Bergoglio è il titolo che Scavo ha voluto dare a un saggio-inchiesta, mandato in libreria dalla Emi martedì scorso con una prefazione di Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace. Agenti letterari di tutto il mondo stanno facendo la fila per averlo dalla casa editrice di Bologna: a ieri, risultavano già venduti i diritti delle edizioni in inglese, francese, spagnolo, portoghese, ungherese e croato per 30 Paesi. E già si parla di un film. Pressato dai colleghi ingolositi dal suo scoop, Scavo è stato costretto a indire due conferenze stampa: domani a Roma e martedì a Milano.

    La lista di Bergoglio comprende almeno un centinaio di nomi, ma appare largamente incompleta. «Ne ho rintracciati parecchi e ognuno di loro mi ha rivelato d’essere a conoscenza del salvataggio di altre 20-30 persone. Per scrupolo professionale ho deciso di omettere i racconti di quelli che non volevano apparire con le loro generalità», spiega l’autore del libro. Insomma, saremmo ben oltre il numero di superstiti del lager di Plaszów, 1.200, annotato dal contabile ebreo Itzhak Stern e scolpito nel 1974 sulla tomba dell’imprenditore tedesco Oskar Schindler nel cimitero cristiano Monte Sion di Gerusalemme.

    Ma allora perché questa cortina di silenzio impenetrabile fino a oggi?

    «È la domanda che ho girato all’ottantunenne teologo gesuita Scannone sotto forma di ipotesi: forse le persone salvate dal Papa hanno sempre taciuto per non dare l’impressione che Bergoglio tentasse di manipolare a proprio favore i fatti risalenti agli anni della dittatura? La risposta è stata un monosillabo: “Sì”. Non penso a un ordine del pontefice, quanto piuttosto a un tacito accordo fra di loro. Confesso d’aver temuto che il Papa avesse qualche scheletro nell’armadio».

    Invece non ce l’ha. «No. A tagliare la testa al toro è un memorandum segreto di Amnesty international che detta ai dirigenti la linea da adottare, nei rapporti con i mass media, a proposito di Francesco. È stato protocollato nella sede centrale di New York. Me l’ha passato una fonte che non posso citare. Vi si legge: “Non abbiamo traccia nei nostri archivi di alcun coinvolgimento dell’ex arcivescovo di Buenos Aires”».

    Com’è arrivato alla Bergoglio’s list?

    «La pulce nell’orecchio me l’ha messa Horacio Verbitsky, il più accanito accusatore di Papa Francesco, con i suoi articoli usciti in Italia sul Fatto Quotidiano. È il giornalista, ex militante nel movimento Montonero, che ha scoperto i “voli della morte”: centinaia di oppositori del regime gettati nell’Atlantico, con mani e piedi legati, dagli aerei militari. Ha scritto che Bergoglio “è un attore”. Mi sono chiesto: e se il conclave avesse eletto l’uomo sbagliato? Invece anche Verbitsky poi s’è dovuto ricredere».

    Su che cosa basava le accuse?

    «Sulle testimonianze dei padri Franz Jalics e Orlando Yorio, che furono il direttore spirituale e il professore di teologia del giovane Bergoglio. I torturatori avevano fatto credere ai due che a denunciarli era stato proprio il loro ex allievo. “Una canagliata”, secondo Julio Strassera, procuratore nel processo contro la giunta militare. La verità è che il futuro pontefice si recò due volte da Videla per chiederne la liberazione. Siccome non aveva modo di farsi ricevere, convinse un confratello che celebrava la messa nella residenza del dittatore a darsi malato e prese il suo posto. Dal colloquio con Videla capì che Jalics e Yorio erano rinchiusi nelle prigioni della Marina. Per cui Bergoglio affrontò altri due incontri con l’irascibile ammiraglio Emilio Massera. Il secondo fu brevissimo. Lo ha rievocato nel 2010 lo stesso Bergoglio, quando come persona informata sui fatti fu interrogato dalla corte che giudicava i responsabili dei crimini commessi nell’Escuela superior de mecánica de la Armada, la scuola degli ufficiali della Marina militare, il peggior centro di detenzione e tortura: “Gli dissi: ‘Guardi, Massera, io li voglio indietro vivi’. Mi alzai e me ne andai”. La notte successiva i due gesuiti vennero narcotizzati e scaricati, intontiti ma salvi, in mezzo a una palude. Yorio morì nel 2000. Jalics sei anni dopo volle celebrare una messa con Bergoglio e abbracciarlo pubblicamente per porre fine alle calunnie».

    Ne sono circolate parecchie.

    «Subito dopo l’“habemus Papam” il regista americano Michael Moore ha postato su Twitter una foto in cui si vede un anziano sacerdote dai capelli bianchi, spacciato per Bergoglio, ripreso di spalle mentre dà la comunione al generale Videla. L’immagine era tagliata ai lati per rendere irriconoscibile il celebrante. Ho recuperato l’originale negli archivi dell’agenzia Corbis: la didascalia reca la data 20 dicembre 1990. All’epoca il Papa aveva 54 anni e i capelli neri. Un falso. Ha dovuto ammetterlo anche Moore».

    Come faceva il superiore dei gesuiti a salvare i ricercati?

    «All’insaputa dei confratelli, li nascondeva nel Colegio Máximo di San Miguel, a circa 30 chilometri dalla capitale. Li spacciava per aspiranti seminaristi o per fedeli in ritiro spirituale. Dopodiché li portava al Nord e li faceva entrare clandestinamente in Brasile nei pressi delle cascate di Foz do Iguaçu. Il primo salvataggio fu rocambolesco. È l’unico che nel libro ho coperto con l’anonimato».

    Perché?
    «Perché il sopravvissuto, che oggi vive a Roma, ha lavorato nella segreteria di Stato vaticana. È un sosia del Papa. Il suo salvatore agì d’impulso: profittando della somiglianza, non esitò a consegnargli il proprio passaporto e a vestirlo da prete. Il ricercato arrivò da Iguaçu a San Paolo del Brasile spacciandosi per Bergoglio. Non che il superiore dei gesuiti sia stato negli altri casi molto più prudente».

    Vale a dire?

    «Accompagnò alla scaletta dell’aereo l’uruguaiano Gonzalo Mosca, che oggi è un sindacalista molto noto, attraversando con la propria auto una Buenos Aires zeppa di posti di blocco, incurante del fatto che l’uomo fosse ricercato sia dalla polizia del suo Paese che da quella argentina. Allora i controlli agli imbarchi non erano come quelli odierni e la presenza di un prelato valse come lasciapassare. Vuole un altro esempio?».

    E me lo chiede?

    «Alicia Oliveira, avvocata, attivista per i diritti umani. Prima donna nominata giudice penale in Argentina nel 1973, licenziata dalla giunta militare. Avendo tre figli piccoli, non poté riparare all’estero perché non voleva separarsi da loro. Bergoglio le trovava ogni notte un nascondiglio sicuro e poi, due volte a settimana, andava a prelevarla e la portava nel Colegio Máximo, affinché potesse riabbracciare i suoi bambini che erano stati ammessi a frequentarlo. La Oliveira mi ha detto: “Non deve certo spiegare a me chi è Jorge Bergoglio. Ha fatto espatriare tanti perseguitati, mettendo a repentaglio la sua vita”».

    Eppure la prefazione di Adolfo Pérez Esquivel è tutt’altro che assolutoria nei confronti di Bergoglio: «Non partecipò, allora, alla lotta in difesa dei diritti umani contro la dittatura militare».

    «Colui che diventerà Papa Francesco si comportò come Pio XII. Per poter salvare molte vite, non doveva esporsi. A chi sarebbe servito un paladino dei diritti umani incarcerato oppure morto? Fra l’altro Bergoglio all’epoca era un illustre sconosciuto, una sua denuncia pubblica non avrebbe fatto né caldo né freddo ai golpisti. E non dimentichiamo che il regime assassinò una trentina fra vescovi, preti e suore e fece sparire centinaia di catechisti reputati “comunisti”».

    L’ergastolo inflitto nel 2007 a padre Christian Von Wernich, ex cappellano della polizia di Buenos Aires, per il ruolo avuto in 7 omicidi, 42 sparizioni e 31 casi di tortura, dimostra che la Chiesa argentina si macchiò di colpe enormi.

    «Sì. Nel libro ricordo la triste figura di Antonio José Plaza, arcivescovo di La Plata. Il quale, ricevuto in Vaticano il 20 gennaio 1977, si sentì chiedere da Paolo VI: “È vero che nel suo Paese stanno avendo luogo eccessi esecrabili contro persone che, pur non essendo terroristi, si oppongono al nuovo governo militare?”. Il presule ebbe l’impudenza di rispondere: “No, niente di tutto questo, Santità! Si tratta di versioni false e infondate che mettono in circolazione quelli che si sono rifugiati in Europa”».

    Lei ne ha scovati molti di rifugiati che ancora vivono in Europa?

    «Uno, Alfredo Somoza, abita a Milano. È un letterato, ateo, non battezzato. Attribuisce all’intervento dell’attuale pontefice la sua salvezza. Fu imbarcato su un transatlantico italiano diretto a Genova. Gli era stata addirittura riservata la cabina dell’armatore. Ana e Sergio Gobulin risiedono in provincia di Pordenone dal 1977 grazie a Bergoglio. “Io resistetti alle sevizie per 18 giorni”, mi ha detto Sergio. “Ma quale sarebbe stato il numero degli ammazzati se il gesuita non avesse sottratto all’arresto tanti di coloro che sotto tortura potevano cedere e fare i nomi dei compagni? Padre Jorge ne ha salvati molti di più di quanti lui stesso riesca a ricordare”».

    Papa Francesco è rimasto amico dei Gobulin?

    «Certo. Nel 1977 andò anche a trovarli in Friuli, approfittando di un viaggio a Roma. Durante la notte ci fu una scossa di terremoto. Bergoglio si affacciò alla finestra e vide la gente che pregava inginocchiata per strada. Rimase molto colpito. La mattina dopo, girando per il paese, scoprì che gli stessi uomini intenti poche ore prima a recitare il rosario bestemmiavano come turchi. Adesso, quando telefona a Sergio, gli chiede sempre: “Si continua a pregare in quel modo dalle vostre parti?”». stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

    Cultura Il libro Avvenire Home Page > Cultura > I salvati da Bergoglio. La «seconda lista»
    Del giornalista di “Avvenire” Nello Scavo. Si tratta di un’indagine sull’impegno dell’allora gesuita e poi cardinale per salvare tanti dissidenti dalla dittatura argentina e non solo, come risulta dal brano che qui anticipiamo e che riguarda uno dei primi interventi diretti di Bergoglio, relativo all’Uruguay, dove i militari avevano preso il potere nel 1973 e per oltre tre anni governarono con pugno di ferro, imprigionando centinaia di oppositori, molti dei quali giustiziati facendone sparire per sempre i resti. Come già raccontato in un precedente volume di Scavo («La lista di Bergoglio», Emi 2013), il futuro Pontefice ha contribuito a proteggere e a salvare molte vite umane, sia di religiosi sia di laici, sottraendoli ai torturatori, proteggendoli e favorendone l’espatrio. L’inchiesta di Scavo vuole anche controbattere con i fatti alle accuse mosse subito dopo l’elezione contro papa Francesco, per cui nell’Argentina sotto dittatura avrebbe appoggiato o fiancheggiato la repressione dei militari. Ricorrendo a svariate testimonianze di prima mano, il libro rivela una realtà del tutto differente.

    «I sommersi e i salvati di Bergoglio»

    (©LAPRESSE) BERGOGLIO ARCIVESCOVO DI BUENOS AIRES

    NUOVE TESTIMONIANZE NELL’INCHIESTA DI NELLO SCAVO CON STORIE MAI RACCONTATE DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE DELL’UOMO CHE OGGI CHIAMIAMO PAPA FRANCESCO, IN LIBRERIA DAL 14 OTTOBRE

    ANDREA TORNIELLI CITTÀ DEL VATICANO

    Di tutti i libri finora usciti su Jorge Mario Bergoglio, il gesuita, l’arcivescovo e il Papa, quello di Nello Scavo è senza dubbio il migliore. Perché, «I sommersi e i salvati di Bergoglio» (Piemme, pp. 264, euro 16.50, in libreria dal 14 ottobre), saggio che amplia e aggiorna una prima inchiesta uscita un anno fa, non soltanto racconta Bergoglio attraverso testimonianze e documenti inediti relativi a uno dei periodi più bui della storia argentina – quello della dittatura e dei desaparecidos – ma capovolge anche in modo convincente e definitivo una «leggenda nera» contro il gesuita, costruita prima del conclave del 2005 e riproposta nel 2013.

    Tutti coloro che hanno vissuto l’elezione di Francesco lavorando nella redazione di un giornale ricordano come quel 13 marzo 2013, pochi minuti dopo l’«Habemus Papam» e il primo affaccio del nuovo vescovo di Roma, le agenzie di stampa e i social network rilanciavano l’accusa – falsissima – di connivenza con il regime negli anni della dittatura militare argentina. A fare il giro del mondo c’era anche una fotografia che ritraeva un anziano prelato con i capelli bianchi (presumibilmente un vescovo) ritratto mentre dava la comunione al generale Videla. A metterla in circolazione, affermando che quel prelato era Bergoglio, il Papa appena eletto, era stato il noto regista americano Michael Moore, autore di tanti film di denuncia contro il potere.

    A dire il vero non occorreva essere molto esperti per accorgersi di due cose evidentissime. La prima: quel prelato aveva i capelli bianchi già negli anni Settanta e non assomigliava affatto a Bergoglio. La seconda: se si fosse trattato di lui ci troveremmo di fronte a un Highlander, perché il nuovo Papa sembrava più vecchio trenta-quarant’anni fa di quanto non lo sembrasse al momento dell’elezione. Colpiva la facilità con cui molti colleghi avevano presa per buona quella bufala.

    Nello Scavo, cronista vecchio stampo, si è recato in Argentina e ha rintracciato una considerevole mole di testimonianze. Non si tratta di un volume che ha la pretesa di raccontare la storia degli anni della dittatura argentina. Ma è un libro preziosissimo per conoscere meglio l’atteggiamento tenuto da Bergoglio in quel periodo, e l’eccezionale catena di salvataggio della quale fu protagonista per salvare la vita di tante persone, giovani, padri e madri di famiglia, uomini e donne.

    Per molti anni gli amici di Papa Francesco a Buenos Aires non si sono dati ragione del fatto che Bergoglio non abbia mai voluto rispondere pubblicamente, raccontare la verità di quanto accadde, cioè il fatto che lui agì esattamente in modo opposto rispetto alle accuse: non fu collaterale al regime, si impegnò fino in fondo, e con notevole rischio personale, per aiutare, salvare, nascondere, far espatriare coloro che erano perseguitati dal regime dittatoriale. Calunnie che per lungo tempo sono state rovesciate contro Bergoglio dal giornalista Horacio Verbitsky, per la gioia dei settori dell’ultra-destra argentina che non amavano il cardinale.

    Seguendo la falsa pista suggerita dai dossieraggi manipolati, alla fine della sua inchiesta non ha trovato lo scoop di un’accusa fondata contro il nuovo Papa. Ha scoperto molto di più. Ha registrato decine di testimonianze convergenti che raccontano delle operazioni e dei sistemi escogitati da Bergoglio – a quel tempo giovane provinciale dei gesuiti argentini – per proteggere e salvare decine di potenziali desaparecidos, uomini e donne finiti nel mirino della repressione del regime. Più di cento, secondo la ricostruzione dell’autore del libro.

    Per invogliare alla lettura del libro, vi proponiamo uno stralcio del quinto capitolo, dove si racconta di uno dei primi interventi di Bergoglio, riguardante l’Uruguay (Paese che ricadeva sotto la sua giurisdizione della Provincia gesuitica). Da questo episodio si comprende come il futuro Papa agisse in contatto diretto con il superiore generale dei gesuiti, padre Pedro Arrupe. Uno dei ragazzi sequestrati e poi liberati nel 1975 è stato nominato l’anno scorso da Francesco arcivescovo di Montevideo.

    «Il Venerdi Santo del 1975 padre Carlos Meharu stava celebrando in una chiesa di Montevideo i riti del triduo pasquale, rievocando la Passione e la Crocifissione. D’improvviso irruppero i militari delle Forze Congiunte. Lo trascinarono via con altri cinque gesuiti e un gruppo di trentatre laici, alcuni dei quali erano minorenni. Meharu era il superiore provinciale, in altre parole il capo dei gesuiti dell’Uruguay. Mai, prima di quel giorno, i militari si erano spinti a tanto. Padre Jorge Scuro, uno dei sacerdoti che lavoravano con Meharu, apprese della retata solo il giorno successivo. Non sapeva cosa fare per salvare i prigionieri. Finché non si ritrovò a Buenos Aires, la domenica di Pasqua, chiuso in una cabina telefonica insieme al capo dei gesuiti argentini, Jorge Mario Bergoglio. (…)».

    «Alle 5.20 del mattino di Pasqua salì su un aereo diretto a Buenos Aires. (…) In 45 minuti si atterrava dall’altra parte del Rio de la Plata. “Andai a cercare il mio amico Jorge Mario Bergoglio. Ero sicuro che mi avrebbe aiutato”. Pur trattandosi di una domenica che più di altre impegna i sacerdoti, padre Bergoglio gli diede appuntamento in un bar della zona di Corrientes, non lontano dall’università gesuita del Salvador. Arrivò all’ora stabilita. “Cosa vuoi che faccia?” domandò il provinciale. “Devi farmi parlare con Pedro Arrupe, lui è il padre generale, deve ascoltare dalla mia voce cosa stanno facendo alla Compagnia”».

    «Non solo, occorreva discutere con Arrupe di come intervenire con un’azione rapida e a colpo sicuro. “Ok, lo farò” disse padre Jorge. “Aspettami all’ingresso dell’Università del Salvador, ho bisogno di trovare una macchina”. Che uno come il trentottenne capo dei gesuiti argentini accettasse di interrompere i suoi impegni domenicali per affrontare un’emergenza fa parte dello stile Bergoglio. Ma l’idea di scomodare il “papa nero”, per di più senza preavviso, poteva davvero sembrare quasi folle. Poco dopo, Bergoglio ricomparve a bordo di un’utilitaria. Padre Scuro non fece in tempo a sedersi sul sedile del passeggero che padre Jorge Mario gli intimò di rimuovere il colletto bianco da prete e aprire la camicia come un normalissimo giovanotto accaldato. “Nessuno ci deve riconoscere”».

    «Come al solito, Bergoglio cominciò a puntare il muso dell’auto prima in una direzione e poi in quella opposta, apparentemente dirigendosi verso non si sa dove. L’avessero pedinato, avrebbe stremato gli agenti in borghese con le sue traiettorie senza senso. Di certo li avrebbe seminati. Non era solo perizia. Cercava un posto telefonico con i vetri oscurati. Non ne erano rimasti molti. L’auto accostò nei pressi di un telefono pubblico ad Avellaneda, nella zona sudorientale dell’area del Gran Buenos Aires, a 15 chilometri dal luogo da cui erano partiti. “Avevo il cuore in gola. Sembrava che l’anima stesse per lasciare il mio corpo, tanto ero impaurito per quella situazione” racconta Scuro».

    «Durante il percorso parlarono della situazione in Uruguay e di cosa si sarebbe dovuto fare per tirar fuori i prigionieri. Il provinciale argentino fece domande precise, ma si capiva che aveva dimestichezza con quel genere di circostanze. Infilò le monete nella gettoniera e compose un numero che conosceva a memoria. Prima il prefisso italiano, poi una sequenza che cominciava per 06689, quella che precede le utenze della Città del Vaticano. Parlò con riguardo ed estrema confidenza. Salutò in italiano, poi proseguì in spagnolo. Non ci mise molto a spiegare all’interlocutore che la situazione giustificava quell’urgenza. A rispondergli era Pedro Arrupe in persona, il “papa nero”, come ancora adesso viene definito il “preposito generale” della Compagnia di Gesù. (…)».

    «Con il suo capo s’intendeva senza necessità di curialismi. Jorge Scuro rimase colpito da tanta confidenza tra i due. “Rivedo Jorge Mario che si spiega brevemente al telefono, suggerisce al preposito generale di fare quello che gli avrei chiesto perché la situazione non aveva scampo. Poi mi passa la cornetta”. (…) Bergoglio e Scuro ne avevano parlato prima di fare quella telefonata. Erano d’accordo su cosa fosse meglio suggerire ad Arrupe, ben sapendo che il padre generale ci avrebbe poi messo del suo. “Abbiamo bisogno di trasmettere telegrammi della Santa Sede alle autorità di Montevideo” disse Scuro. “Un momento, prendo una penna” rispose Arrupe che si annotò i nomi del presidente della Repubblica, del ministro dell’Interno, dell’assistente segretario del ministro della Difesa, del comandante in capo delle forze armate e del nunzio apostolico. “Ringraziai Jorge e la sera tardi tornai in Uruguay con l’ultimo volo. La mattina dopo ero in seminario e mi comportai come se niente fosse accaduto. Nessuno doveva sapere dov’ero stato il giorno prima e con chi avevo parlato. Prima delle sette e mezza ricevetti una telefonata. Mi invitavano ad andare in questura. Lì un agente mi disse con un certo disappunto che il governo si era riunito d’urgenza perché dal Vaticano erano arrivati dei telegrammi”. Entro mezzogiorno i prigionieri furono tutti liberati».

    «(…) All’inizio di febbraio 2014 il salesiano Daniel Sturla ricevette un messaggio da Roma. Papa Francesco lo nominava arcivescovo di Montevideo. Non sapremo mai cosa i due si siano detti di preciso. Ma Scuro è certo che entrambi avranno ricordato la Settimana Santa del 1975. “Nel gruppo di laici sequestrati dai militari insieme ai gesuiti c’era lui, Daniel Sturla. Era poco più che un ragazzino, ma lo imprigionarono lo stesso. Con l’intervento decisivo di Bergoglio su Arrupe, Sturla e gli altri non solo furono liberati, ma non vennero mai più toccati dai militari”. La storia ha avuto la sua rivincita, se quei militari hanno dovuto darsela a gambe e il piccolo Daniel è ora l’arcivescovo della capitale». Tolto da http://www.vaticaninsider.it

    La lista di Bergoglio. I salvati da Francesco durante la dittatura. La storia mai raccontata Copertina flessibile – 1 gen 2013 di Nello Scavo (Autore)

    Un’inchiesta condotta sul campo, in Argentina, che fa piena luce sul modo di muoversi di Jorge Mario Bergoglio negli anni dei desaparecidos. Lungi dall’essere stato connivente o passivo, Bergoglio mise in salvo quanti poté, preti e laici, cattolici come lontani dalla fede, a costo di elevati rischi personali e con stratagemmi talora rocamboleschi. A dittatura finita, il cardinale di Buenos Aires si è fatto voce della richiesta di perdono da parte della chiesa per le sue responsabilità in quella “guerra sporca”.

    Ringrazio Dio …

    L’aquila

    Ma tu segui il venerdì sera la preghiera su Telepadre Pio?

    Ma non senti l’urlo “silenzioso” di quei bambini e genitori?!

    Ti supplico .. seguilo un venerdì sera ..

    semplicemente .. un venerdì sera

    FERMATE QUELLA MALE-LINGUA !!!
    12 LUGLIO 2015 | L’AQUILA
    Ma possibile che io se scrivo do scandalo e i cristiani, i migliori ai quali avevo chiesto “aiuto” .. non solo non sapevano cosa dirmi, ma si sono scandalizzati puntualmente evitandomi ..

    bollandomi .. ed è pazzesco che siano quelli che scrivono libri .. blog .. pagine face book . scrivono protetto .. scrivono e giudicano tutti .. perchè loro sono a posto.

    Uno, uno solo ne avevo trovato .. in condizioni di animo di capire la lingua che parlo .. ma deve essersi assopito annoiato dai preliminari di una prolissa prefazione ..

    Ma è e resterà l’unico? Eppure anche lui ha scritto due romanzi cattolici e scrive pagine molto belle e cristiane ..

    Il viaggio in Sudamerica da Vita groppo online

    MORALES, BERGOGLIO E IL VERO SIGNIFICATO DEL CROCIFISSO SU FALCE E MARTELLO DI STEFANO ARDUINI

    10 luglio 2015

    l regalo con cui il presidente boliviano ha omaggiato Bergoglio lungi dall’essere una provocazione comunista è un esplicito richiamo alla morte di un prete gesuita, punto di riferimento per tutti i cattolici andini: Luis Espinal. Ecco chi era

    C’è chi ha perfino parlato di provocazione e di regalo di Stato comunista. C’è chi ha parlato del regalo del presidente boliviano Evo Morales a Papa Francesco come uno dei doni più bizzarri scambiati far capi di Stato e leader politici. La bizzarria sarebbe il crocefisso sulla falce e martello con cui il presidente boliviano ha omaggiato Bergoglio al suo arrivo nel Paese andino. Le cose non stanno proprio in questi termini.Il crocefisso in questione infatti è una riproduzione di quello che teneva accanto al proprio letto Luis Espinal, sacerdote spagnolo gesuita (come Bergoglio), poeta e regista torturato ed ucciso in Bolivia dai paramilitari nel 1980. Morales ha consegnato una riproduzione realizzata dal sacerdote gesuita Xavier Albo.

    Ma chi era Espinal? E qual è il significato di un crocefisso così particolare? «Luis Espinal sostituì la croce con la falce e il martello per rappresentare la presenza del cristianesimo nelle lotte sociali per l’emancipazione dei diseredati», ha scritto in un editoriale il settimanale Acquì (fondato proprio da Espinal) qualche mese fa. Espinal, oltre che un prete era infatti un appassionatissimo giornalista. Per lui il giornalismo doveva essere un luogo di incontro fra religiosi, cattolici e altri cristiani, laici e marxisti, impegnati in un giornalismo del popolo, con il popolo e per il popolo. Per lui infatti il giornalismo indipendente «non esiste, il giornalismo è sempre al servizio di una causa». La sua era quella dei «semplici della terra». In un articolo intitolato “I cristiani e la rivoluzione”, scrive che «alla rivoluzione partecipano laici e cristiani. Ma, in Latinoamerica, non ci può essere rivoluzione senza cristiani. Espinal però non credeva nei martiri individuali e individualisti. Pensava che i combattenti in prima linea per il cambiamento della Bolivia fossero i lavoratori, la responsabilità della liberazione per lui «è sempre in mano al popolo».

    «Tacere è lo stesso che mentire», questa forse la sua frase più popolare, che campeggia sull’homepage del sito di Aquì: se si sottostà alla censura, all’autocensura, alle mezze verità, alla manipolazione, si mente.

    Luis Espinal, fu rapito, torturato e ucciso con 17 colpi di pistola a El Alto, la notte tra il 21 e il 22 marzo di 35 anni fa. Qui, nel luogo dell’eccidio, ieri papa Francesco ha tenuto la sua prima visita in Bolivia. Forse il regalo di Morales è stato qualcosa di diverso da una stravaganza “cristomarxista”…

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      2 Agosto 2015 in 11:42
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      Caro Fratello o sorella…hai scritto una lettera , o la bibbia, o catechismo della chiesa cattolica?…. saro’ sintetica, e’ vero’,hai ragione dicendo che non bisogna giudicare il papa, mettere ,ombre, e in cattiva luce…tutto combacia col catechismo della chiesa cattolica…e da li parto ma molto brevamente…se tu ritieni di essere cosi’ preciso, e illuminato dallo spirito santo?non mi sembra sai?…perche’ partendo dal soggetto, A,Socci…ispirato come tu dici dal menzognero o meglio il Diavolo…, anche tu non sei messo bene, perche’ il socci,se stai attento non giudica Bergoglio in quanto persona, ma critica’ e mette in discussione cio’ che dice, o ha detto….tu asserisci che Socci sta in alto ?! che solo lui ha avuto il privilegio di avere una veggente accanto?!…e questo ti pare stare in alto? ! Maria e’ accanto a noi sempre , ed anche Gesu’ io quando voglio la vado a trovare in chiesa, ma e’ accanto a me anche a casa….stanne certo…2…se poi vogliamo essere cosi’ fiscali in merito ! iPapa Francesco il rapp..di Gesu’ cristo… in terra’ …di certo se gli scrivo ,,,per invitarmi in vaticano..non invita me..ne te…vedo principi, grandi capi di stato,mondiali, stessa cosa papi precedenti, niente di nuovo!!….per carita’…se poi ci mettiamo la Bonino, Pannella, il direttore di repubblica, completiamo la lista… quindi vedi bene , dove sta il vero potere!! altro che socci!! ? senza rendertene conto ti sei fatto reo di un grave peccato, sai hai giudicato si ,in modo chiaro, e in modo ambiguo….non credere ignorante che giudicare una persona qualsiasi, sia meno grave di giudicare un’altro figlio di Dio…lo hai giudicato in tutte le salse….rileggiti la divina commedia che hai scritto e avrai modo di vedere….giusto giustissimo come dice Gesu’ nel valngelo ,la persona si riprende tete a tete, se non ti ascolta , riunisci l’assemblea , etc..etc..etc…e allora mi domando perche’ papa Francesco da quando e’ stato eletto non fa altro che scagliarsi contro i cristiani, contro ,sacerdoti, monache ,e quant’altro?! e non tete a tete …con i tromboni….in tutto il mondo! chi sta demolendo la chiesa Socci O Francesco….? ti rispondo non lo so? solo Dio puo’ saperlo ….ne tu ne io, nessuno…io mi affido a Dio , c’e’ dietro un mistero insondabile ai nostri occhi…credimi …Socci e’ con Dio…e per Dio.. in lui lo spirito santo e’ forte piu’ che mai,fortificato santificato, sempre piu’anche da quella sofferenza della figlia, che tu usi diabolicamente ,e impropriamente per tacciarlo da esaurito o pazzo… anche lui e’ stato scelto per un suo compito, e come tutti i grandi santi,e’ stato provato dal fuoco rovente della prova ….il suo equilibrio e’ rimasto intatto….lavora ,scrive, e pensa al dolore dell’umanita,e dei nostri fratelli …. .spesso esagera…,lo capisco, gli sono andati contro tantissimi..(.ma e’ umano )! anche Pietro eletto papa tradi’ Gesu’ ..eppure, fu posto a capo della chiesa…..

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        26 Settembre 2015 in 10:54
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        Ciò equivale in tutto e per tutto al mio pensiero ma proporrei di pregare costantemente per entrambi, in modo particolare per il Santo Padre perché si esprima con fermezza sulle verità di fede, sì che il Suo pensiero e le sue parole non diano adito a fraintendimenti dettati dalla malafede degli ormai noti, storici, rappresentanti del diavolo in terra, di cui tu hai fatto qualche nome… ma ce ne sono tanti altri, sopratutto i più osannati da questo mondi di pecoroni senza cuore nè cervello.

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    18 Luglio 2015 in 12:19
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    Fermate il figlio del male!
    Posted on 18 luglio 2015
    Antonio Socci stronca l’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco
    Michele M. Ippolito
    questo l’ho trovato ieri sera ..
    Voglio un incontro personale con quel figlio di Dio diventato il burattino del diavolo ..
    forse non è mai stato figlio della verità, ma da sempre figlio della menzogna ..
    Svegliatevi non può permettersi dI attaccare il Santo Padre!
    Aiutatemi ad incontrare quel personaggio vigliacco … solo il diavolo AGISCE IN QUEL MODO.
    ANTONIO SOCCI, DEVI ANDARE SOTTO LA FINESTRA DEL PAPA, DI A LUI .. che vuoi CHIEDERE UN INCONTRO PERSONALE, GUARDANDO IN FACCIA .. COLUI CHE CHIAMI ANTICRISTO E CHE ODI COSI TANTO !
    VIGLIACCO DEVI INCONTRARLO .. ..
    E’ GRAVE QUELLO CHE STAI FACENDO, PERCHE’ SEI REO DI TRASCINARE INGENUI CHE TI STIMANO E HANNO PAURA DI DIRTI CHE SEI RIMBECILLITO PER IL TUO SUCCESSO …
    NON FARE CHE SIA DIO A FERMARTI! …
    ANCHE SE LA SANTA SEDE TACE, PERCHE’ HA ALTRO DA FARE CHE GUARDARE UNO COME TE IN QUESTO MOMENTO, IO SENTO QUESTA Responsabilità, E TI HO SPIEGATO IL PERCHE’.
    tu lettore incallito della Valtorta, anziché del Vangelo, se fosse lei a dirti di incontrarla strisceresti ai suoi piedi, perchè questo è il tuo comportamento e quello dei tuoi fans e seguaci ..
    stai diventando eretico .. eretico ..
    vigliacco che non ti fai trovare .. ma Dio sa dove sei !!!

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    5 Agosto 2015 in 18:33
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    Antonio Socci è il novello Martin Lutero, con la differenza che Lutero era un insigne teologo del tempo e aveva dalla sua diverse ragioni, Socci invece è un giornalista che sembra non conoscere nemmeno il Vangelo.
    Povero Antonio rasserenati, e..vai a confessarti (come mi diceva la mia nonna quando facevo disperare).

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    6 Agosto 2015 in 8:56
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    Sarebbe interessante discuterne razionalmente, ma con le premesse lette sopra…

    Comunque, ormai c’è un dato ricorrente: i bergogliani, più bergogliani sono, più sono propensi a riversare insulti su chiunque abbia qualche critica da fare. Qui addirittura per pagine intere. Alla faccia della parresia e della misericordia. Certo che se la bontà dell’albero si giudica dai frutti, siamo messi male… E non è solo questione di gente comune: mons. Sorondo, presidente di due Accademie Pontificie, stretto collaboratore di Francesco, coinvolto in prima persona nelle attività collegate alla “Laudato sì”, ha esordito accusando tutti gli scienziati scettici di essere venduti alle compagnie del petrolio. Un atteggiamento becero, degno della peggiore sinistra ecologista, probabilmente degno anche di qualche querela, ma soprattutto demenziale considerando che le maggiori compagnie petrolifere stanno investendo un sacco di soldi sulle tecnologie cosiddette “verdi”, perché da vecchi marpioni hanno capito che c’è una vacca bella grassa da mungere. Penso che sia uno dei punti più bassi nella storia delle Accademie Pontificie e nel rapporto tra Chiesa e comunità scientifica.

    Venendo a Socci: ha torto puntualmente, ma ha ragione nel contesto. Ha torto puntualmente, perché l’enciclica ribadisce l’antropocentrismo; e dedica anche qualche passaggio alla famiglia (facendo notare la contraddizione di coloro che smaniano per le cose naturali e l’alimentazione biologica, ma non difendono la famiglia biologica). Solo che è troppo poco, affogato in un mare di considerazioni ecologiste banali e prive di serio fondamento scientifico (infatti, non è vero che il riscaldamento globale antropogenico sia un fatto scientifico consolidato). Per cui non c’è da meravigliarsi che tutti quelli che la recepiscono (vedasi p.es. Fulco Pratesi, presidente onorario WWF, con un suo commento recente) la usano per sostenere che il Papa è sulle loro posizioni, e non si sognano minimamente di rivedere le proprie su questioni come la famiglia, il controllo delle nascite, il generale senso di disprezzo per l’uomo che buona parte dell’ecologismo nutre.

    In altre parole, quest’enciclica potrebbe essere un vero boomerang.

    PS L’enciclica è “ecologica/economica”, come ha sostenuto Francesco, e come si capisce bene leggendola. Eppure nella stessa enciclica Francesco ribadisce la non competenza papale in questioni scientifiche; mentre in una recente intervista ha sostenuto di non capire niente di economia. Falsa modestia, o totale contraddizione?

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    6 Agosto 2015 in 15:45
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    Penso che non si tratti di semplici critiche; quelle di Socci sono vere e proprie accuse nei confronti del papa.
    I bergogliani, come lei li definisce, sono i cattolici che hanno ancora rispetto per il loro papa. l’atteggiamento di Socci non è quello dell’attento critico pronto a non lasciar passare le eventuali increspature. E’ l’atteggiamento del vendicativo che si sente ingiustamente estromesso da Radio Maria, e se la prende con astio e acrimonia con l’oggetto che fu la causa della sua estromissione. Del resto p.Livio non poteva sottacere alle pesanti critiche del Socci nei confronti del nuovo Pontificato.
    Le sue sono gravi accuse, altro che critiche.
    Arriva a dire che il papa Francesco avrebbe usurpato il soglio pontificio di Benedetto XVI e che quindi è un antipapa e addirittura riferendosi a profezie e a segreti di veggenti e di pseudo veggenti sarebbe addirittura un Anticristo.
    Se queste le chiama critiche… non voglio fare copia e incolla ma sarebbe utile dare un’occhiata alla corretta analisi fatta da UCCR nell’articolo “Ecco cosa c’è dietro l’antipapismo di Antonio Socci”.
    Se Socci è un nostalgico del ante Concilio II cessi di creare confusione negli ignari 38000 che lo seguono su Fb, che dai commenti denotano una fiducia priva di discernimento, e abbracci la fede dei cattolici tradizionalisti Lefebvriani. E la smetta di insultare la sensibilità di chi è Cattolico osservante e che intende rispettare il Vangelo, il Cristo, ed il suo Vicario in terra. Un po’ di rispetto e che diamine !

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    6 Agosto 2015 in 19:00
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    Lei fa molta confusione: forse dovrebbe prima capire meglio quello che dicono gli altri e dopo ragionarci. Per esempio: la tesi di Socci sulla nullità dell’elezione di Francesco è una delle tante cose che dice Socci. Personalmente la trovo poco credibile (in realtà non sono in grado di valutarla perché non sono esperto di diritto canonico; ma quello che conta è che nessun cardinale ha contestato l’elezione, e questo mi basta). Che su questo punto Socci abbia torto non vuol dire che uno debba rigettare tutto quello che dice Socci (questo ovviamente vale per Socci come per chiunque altro). Secondo: Socci è uno che non le manda a dire e il suo stile può non piacere. Anche a me pare eccessivo a volte. Ma, di nuovo, il tono con cui si dicono le cose non ne pregiudica (né d’altro canto rafforza) la validità. Terzo, Socci non ha mai scritto che vuole tornare a prima del Concilio; anzi. È uno dei tanti che separa nettamente ciò che è stato il Concilio da ciò che è stato il post-Concilio. Che ci sia un problema è evidente, sin dalle parole di Paolo VI a proposito del “fumo di Satana” che era entrato nella chiesa, fino ad arrivare a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che molto hanno lavorato per spiegare la giusta “ermeneutica” per interpretare il Concilio. Non ce ne sarebbe stato bisogno se tutto fosse andato liscio.

    Detto questo, si discute nel merito delle questioni. Sulla “Laudato sì” le ho espresse chiaramente sopra.

    Il rispetto per il Santo Padre è doveroso, ma non implica che si debba assentire a qualsiasi cosa dice, in qualsiasi momento e con qualsiasi modalità la dica: il dogma dell’infallibilità è ben definito e mette dei paletti precisi al proprio campo di applicabilità. Dal punto di vista storico ci sono casi ben documentati (che furono ampiamente studiati durante il Vaticano I) a proposito di Papi che commisero errori, o reagendo con debolezza a forme di eresia, o provando a sviluppare idee teologiche errate (senza arrivare in fondo, ovviamente). Per esempio Giovanni XXII formulò certe idee teologicamente errate sul giudizio delle anime durante alcune omelie, mica interviste in aereo (bei tempi, quando i Papi non s’intervistavano). L’Inquisizione si occupò della questione e il Papa poi ritrattò, in punto di morte. Evidentemente lo Spirito Santo fece in modo da evitare che quel Papa fosse circondato solo da “yesmen”, altrimenti sarebbe venuto fuori un pasticcio.

    D’altronde il Papa è il detentore del Primato Petrino, indubbiamente, ma non è tutta la Chiesa e la Chiesa non è sua proprietà. La Chiesa è solo di Cristo. Mi sembra che troppi cattolici non abbiano le idee sufficientemente chiare al riguardo.

    PS L’UCCR è un sito meritorio, ma con grossi limiti sull’analisi di questo pontificato. E qualche settimana fa, evidentemente, sono andati in tilt perché non sanno più cosa scrivere.

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    7 Agosto 2015 in 8:49
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    Si rilegga bene l’ analisi fatta da UCCR nell’articolo “Ecco cosa c’è dietro l’antipapismo di Antonio Socci”. Da quanto scrive ho l’impressione che non sappia di che cosa tratti. Lasci perdere i cavilli teologici inerenti le presunte eresie di Giovanni XXIII. Di eventi riprovevoli dei papati ne abbiamo avuti di ben più notevoli nella storia della Chiesa. Quello che sconcerta è assistere al livore che spinge Antonio Socci ad indagare, talvolta in mala fede, sul pontificato di papa Francesco. Ogni papa essendo un uomo come tutti noi è perfettibile, dire che il papa è l’Anticristo non mi sembra un giudizio di un giornalista assennato. Tenga conto che Socci non è un teologo e non ha la preparazione necessaria a mettere in discussione ogni (qualsiasi) atto di papa Francesco. Non entro nel merito della discussione delle varie gravi accuse fatte dal Socci, che con molta superficialità si permette di gettare fango in ogni occasione.
    Eppoi non se ne abbia a male ma mi urta il sentir chiamare i milioni di fedeli cattolici “Bergoliani”, è questo lo spirito che deve animare il Cattolico attento e che applica discernimento? Non è invece un atteggiamento di supponenza e di presunzione ? Un po’ di sana umiltà non farebbe male.

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    7 Agosto 2015 in 9:03
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    Per precisare:
    Papa Giovanni XXII, spesso si legge, cadde in eresia (sarebbe in «prossimità all’eresia», poiché la materia non era stata già esplicitamente definita), tuttavia non in insegnamenti di Magistero ordinario ed universale (in tre omelie ed una dissertazione) , dunque non impegnanti l’infallibilità, inoltre si disse disposto a ritrattare se la sua dottrina si fosse dimostrata contraria alla dottrina cattolica, pertanto si evince, dalla sua manifesta intenzione, che non fu affatto pertinace.

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    7 Agosto 2015 in 9:09
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    scusate il refuso;
    errata corrige: Giovanni XXII leggasi Giovanni XXIII .

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    7 Agosto 2015 in 17:43
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    Gli articoli di UCCR degli ultimi due anni (circa) li ho letti quasi tutti, compreso quello che lei cita. Ma, visto che è dello scorso gennaio, è totalmente irrilevante ai sensi della discussione sulla Laudato Sì. In merito ai molti punti citati, su certe cose hanno ragione quelli dell’UCCR, su altre Socci. Per quanto riguarda il metodo, l’articolo non mi interessa particolarmente, perché ha molto il tono dell’attacco personale volto al discredito (vorrebbe dimostrare un atteggiamento pregiudiziale da parte di Socci nei confronti del Papa), piuttosto che alla confutazione dei punti.

    Su Giovanni XXII vedo che siamo d’accordo. Ma le ripeto: lui da un lato non fu “pertinace”, tuttavia la sua ritrattazione fu frutto di chi seppe opporglisi nei modi e nei tempi opportuni. Dunque, se è legittimo criticare un Papa sulla teologia, e può portare buoni frutti (basta che lo facciano persone preparate e in buona fede), è ancora più legittimo criticarne un altro su un’enciclica che di teologico contiene poco o niente.

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    16 Ottobre 2015 in 22:10
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    Peccato che Socci si senta talmente ” intelligente e…cattolico “, da poter giudicare dal “basso” del suo scranno, Qualcuno che ne sa senz’altro più di lui e che non si è mai contraddetto in tutte le Sue pubbliche manifestazioni e scritti, che ti presentano Dio, la Sua Grazia, la Sua Misericordia e si presenta sempre con un’umiltà che manca a Socci, nonostante la “Grazia” che ha ricevuto con Caterina: ingrato!!!

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    19 Ottobre 2015 in 22:48
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    …Caro Socci, cosa ti aspettavi da un papa che in un “riacceso” clima da guerra fredda, prima vola a Cuba, per tessere le lodi dell’obametto malefico. E che subito dopo vola in america, dal suddetto usa president, per tranquillizzarlo sul buon esito della trattativa di riannessione degli – scalmanati isolani- alla “madre patria” usa. Che finalmente, dopo decenni di tristi vicissitudini, può far rivivere, ai rinsaviti cubani, la favoletta del figliol prodigo??? Che Dio ci salvi.

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    20 Ottobre 2015 in 11:36
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    I contenuti dell’enciclica “Laudato si’” di Bergoglio sono ambigui in quanto vi si assolutizza un versetto biblico per combattere un’assolutizzazione. Secondo logica di realtà, il pensare per assoluti è ingannevole in quanto già la parola “assoluto”, dal latino “ab solutus”, significa “disciolto da”, “distaccato da”. Per esempio un fiore distaccato dalla, o senza, terra, luce, aria, ecc., può sussistere solo secondo logica astratta, non può sussistere secondo logica di realtà. Ogni fiore si forma sulla pianta solo quando vi sia della terra in cui collocare il seme, e vi siano luce ed aria in cui possa svilupparsi. Così è per ogni cosa che, distaccata dal proprio contesto, è una mezza verità.

    Nell’enciclica si astrae, appunto, da un versetto del libro biblico del Deuteronomio (Dt 10,14) una mezza verità come se non esistesse anche il versetto Dt 19,14.

    Ecco i due versetti (al posto della parola “Signore” ho trascritto letteralmente le lettere YHWH del tetragramma “יהוה”:

    – Dt 10,14: “Ecco, al יהוה tuo Dio appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene” ;
    – Dt 19,14: “Non sposterai i confini del tuo vicino, posti dai tuoi antenati, nell’eredità che ti sarà toccata nel paese che il יהוה tuo Dio ti da’ in possesso”.

    Per negare l’assolutizzazione del possesso, Bergoglio assolutizza Dt 10,14 relativo al possesso del Dio יהוה, senza considerare Dt 19,14, in cui si parla di confini di una proprietà fondiaria data in possesso.

    Ecco un passo dell’enciclica: «a Lui [al Signore – ndc] appartiene “la terra e quanto essa contiene” (Dt 10,14). Perciò Dio nega ogni pretesa di proprietà assoluta» (Bergoglio, enciclica “Laudato si’”).

    Certamente è giusto negare una pretesa di proprietà nella misura in cui la proprietà è concepita come un assoluto. Però non è giusto negare in modo assoluto tale pretesa di proprietà, dato che negando in assoluto la pretesa di proprietà assoluta si combatte un assolutismo mediante un altro assolutismo, senza minimamente tener conto che nella logica di realtà tale pretesa di proprietà assoluta di fatto non esiste. Infatti non esiste sulla terra un uomo di tre o quattro mila anni di età che possa affermare “Questa terra è mia da 3000 anni”. Nel divenire del tempo non possono non esistere i vari passaggi di quella proprietà, così come nel tempo il seme nella terra, grazie a luce ed acqua, si sviluppa e diventa fiore.

    In altre parole, la terra è dei terrestri e la storia insegna che “l’abolizione o la limitazione della proprietà privata ha sempre avuto effetti rovinosi per la società” (Guglielmo Piombini, “La grande finzione della proprietà pubblica”: http://www.miglioverde.eu/la-grande-finzione-della-proprieta-pubblica-un-imbroglio-linguistico/).

    Ecco perché i rabbini insegnavano e insegnano il contrario di ciò che oggi afferma Bergoglio contro la proprietà.

    In alcuni post precedenti ho già parlato del concetto di הסגת גבול (“hassagat gevul” o “hasagat gevùl”, cfr. http://digilander.libero.it/VNereo/violazione-di-proprieta-privata.gif) ma non ancora in relazione al libro biblico del Deuteronomio. Esiste una norma, contenuta nella Torah (i primi cinque libri della Bibbia), che dice: “lo tasig gevul re’eka”, cioè non invadere il confine del tuo prossimo (Deuteronomio 19,14).
    Ciò che stabilisce i confini della proprietà fondiaria è denominato quindi dai rabbini “hassagat gevul” e non si può negare che con Deuteronomio 19,14 si proibiva di rubare la terra altrui, rimovendo i contrassegni di confine dalla proprietà fondiaria altrui per accrescere la propria. Inoltre, per i rabbini, questo rubare spostando i confini della proprietà fondiaria privata non è solo un semplice caso di furto, perché oltre che essere appropriazione della proprietà altrui, rappresenta anche un’usurpazione della sussistenza di quella persona, dato che – come scrive ad esempio il rabbino brasiliano Nilton Bonder del Jewish Theological Seminary di New York nel suo libro sulla felicità economica secondo le Scritture – la terra non più curata dal suo legittimo proprietario genera un’ulteriore perdita, a favore di chi se ne appropria esclusivamente per confonderla col diritto di farne ciò che vuole, recando così molto danno e inquinamento non solo al legittimo proprietario ma a tutto il Mercato. Ecco perché dice: «Dovremmo sempre prendere in considerazione i costi sociali occulti di cui ogni manufatto è portatore. Dovremmo inoltre perseguire legalmente l’“hassagat gevul” che è parte del processo di produzione di quel prodotto. Coloro che non sentono la necessità di usare quel prodotto non dovrebbero essere costretti a subire i costi di quel danno all’ambiente. La somma con cui le industrie dovrebbero compensare la loro “invasione di territorio pubblico” (hassagat gevul) ripulendo l’ambiente che hanno inquinato, andrebbe incorporata nel prezzo del prodotto» (Nilton Bonder, “The Kabbala of Money” 1966; trad. it.: “La teoria della felicità economica. L’insegnamento degli antichi cabalisti sull’abbondanza”, Ed. Sperling & Kupfer. Milano 1999).

    Oltre a queste considerazioni bibliche sulla proprietà fondiaria, ve ne sono anche altre di tipo filosofico-linguistico, che mostrano che come chi è avversario della proprietà privata, è di fatto uno statalista, dato che ogni collettivizzazione di proprietà, oltre che produrre disastri economici, è strumento di ogni tipo di tirannia per impadronirsi della proprietà stessa a danno del resto della popolazione.

    Per rendersene conto occorre pensare secondo logica di realtà, non secondo mere astrazioni logiche prive di concreti contenuti reali. In base a logica di realtà, i concetti di “proprietà pubblica” e/o di “proprietà collettiva” nascondono un’ambiguità, dato che i concetti di “pubblico” e di “collettivo” in realtà non possono esistere. Chi ha mai visto un pubblico o un collettivo che firma un contratto di proprietà fondiaria? Si tratta di concetti astratti privi di contenuto reale, in quanto solo l’individuo, nella misura dei suoi bisogni, può possedere qualcosa, appropriarsi di qualcosa: “La proprietà pubblica non esiste: tutta la proprietà è sempre e solo privata. Al di là delle denominazioni formali, il proprietario reale di un bene è colui che decide come utilizzarlo e che si appropria dei suoi frutti. I beni in “proprietà pubblica” sono allora, di fatto, in proprietà privata della classe politico-burocratica, che decide come usarli e che si appropria dei benefici della loro amministrazione sotto forma di stipendi, poltrone, prebende” (“La grande finzione…”, op. cit).

    La fallacia di chi come Bergoglio pretende basarsi ideologicamente su versetti astratti dalla Bibbia, senza considerazione del concreto senso che tali versetti hanno in tutto il loro contesto, è evidente: Bergoglio cita, sì, Deuteronomio 10,14 ma tralascia Deuteronomio 19,14 e, così facendo, arriva di fatto ad affermare il contrario di ciò che da sempre affermano i rabbini sulla proprietà, ritenendo che il soggetto di ogni transazione debba assumersi la piena responsabilità delle conseguenze di essa, e che quanto più queste responsabilità sono trasferite a individui anziché a istituzioni, tanto meglio è per il Mercato (cfr. “La teoria della felicità economica, op. cit).

    La stessa definizione di Mercato è correlata a questa importantissima interconnessione di tutto a tutto: «è impossibile interferire con qualcosa qui senza influenzare qualcos’altro altrove, e di conseguenza produrre una diversa forma di equilibrio […]. Il vero valore di qualcosa, calcolata tenendo conto di tutto il Mercato, è un elemento che potrebbe portarci addirittura a decodificare i più reconditi segreti dell’universo. Un valore reale sarebbe un parametro assoluto. È per questo motivo che i rabbini ci esortano a non allontanarci troppo dal mondo, dalla società – secondo il motto “Al tifrosh min ha-tzibur”: “Non separarti dalla comunità”, – o, aggiungerei io, dal Mercato. Così la vita ci insegna che non ci sono valori indipendenti dal Mercato, e che i prezzi possono esistere solo nel contesto del Mercato. Al di fuori non ci sono prezzi né valori. La luce e le tenebre non possono esistere separatamente: l’una definisce le altre. Un prezzo equo è parte della definizione di tutto il resto» (Nilton Bonder, op. cit.).

    Il modo di pensare di Bergoglio e della chiesa attuale è oggi opposto a quello del logico funzionamento del Mercato così come esso era ed è considerato dai rabbini. Ma è notorio che la chiesa cattolica è sempre stata intercapedine dello Stato, avallando con la sua dottrina le varie decisioni di Stato, anche quando queste comportarono guerre e pena di morte. E ancora oggi predica la pace e un nuovo ordine mondiale ma di fatto è ancora immobilizzata nel vecchio, dato che non esclude la “giustizia” della pena di morte e della guerra, espressa nei punti 2266, 2267 e 2321 dell’odierno catechismo cattolico.

    Il cattolicesimo non si apre al modo scientifico-spirituale di pensare, né accoglie i contenuti delle opere di Goethe, o di Soloviov (Vladimir Sergeevič Solov’ëv, 1853-1900), nelle quali il regno terreno è sollevato al regno del cielo. Perciò è destinato a svuotare le sue chiese di esseri umani, dato che il mero gesuitismo guerrafondaio che riesce ad accogliere può solo abbassare il regno di Dio a quello terreno, ordinandolo come una comunità di soldati, o come un esercito, come del resto insegna da cinque secoli Ignazio di Loyola, 1492-1556, fondatore della Compagnia di Gesù, che ottenne l’approvazione papale nel 1540, e fu sempre finalizzata a fare del gesuita un soldato del comandante supremo Gesù Cristo (cfr. “Exerzitienbuch des hl. Ignatius von Loyola”, a cura di Moritz Meschler S.J., edito da Walter Sierp S.J. in Rudolf Steiner, “Da Gesù a Cristo”, Milano, 1968).

    Quindi non c’è da meravigliarsi se la chiesa non è in grado di parlare correttamente della proprietà fondiaria in senso scientifico-spirituale o di quanto ne stabilisce i confini (“hassagat gevul”).

    Solo la scienza dello spirito a carattere antroposofico è oggi in grado di chiarire questo concetto.

    Ecco perché Rudolf Steiner afferma in una della tante conferenze fatte sulla triarticolazione sociale, durante e dopo la prima guerra mondiale, per scongiurare lo scoppio di una seconda guerra – e questo è un discorso che vale ancora, e soprattutto, oggi – quanto segue:

    «Dobbiamo mirare dappertutto alla massima chiarezza […]. Quando oggi si è interrogati in merito a diversi problemi, la gente pone domande schematizzate; chiede subito: come ci si deve comportare col capitale, o con la distribuzione al minuto, oppure con la PROPRIETÀ FONDIARIA? [l’evidenziazione in caratteri maiuscoli è mia – ndc].
    Con riguardo a condizioni sociali sane, la questione della PROPRIETÀ FONDIARIA è trattata nei miei “Punti essenziali” anche se in apparenza essa è toccata in modo subordinato [“I punti essenziali della questione sociale”, pag. 30, 31, 61-67, 70, 71, 73, 75, 76 dell’edizione PDF: http://www.file-pdf.it/2015/07/19/rudolf-steiner-i-punti-essenziali-della-questione-sociale/ – ndc]. Ma tutto quanto oggi risulta nelle discussioni, deriva dal fatto che proprio la questione fondiaria si situa nella nostra vita sociale in maniera incredibilmente confusa.
    Quando si formò la moderna vita economica che conferì ad ogni cosa l’impronta di merce, per esempio anche al lavoro, nel senso che tutto si poteva comprare, anche il terreno divenne una merce: lo si poteva vendere e comprare. Ma che cosa è propriamente insito in una compravendita del terreno? Volendone afferrare il senso bisogna risalire a situazioni primitive nella quali il signore feudale aveva acquisito un certo terreno con la conquista o in altro modo, e lo aveva poi affidato a coloro che dovevano lavorarlo, per poi rendergli una certa quota in natura oppure in contributi di altro genere; questa è l’origine della rendita fondiaria. Ma a quale scopo costoro riconoscevano tale rendita fondiaria al signore feudale, o alla chiesa, oppure al convento? Che cosa rendeva loro plausibile il conferimento di tali contributi? Nient’altro che, se fossero stati invece dei piccoli proprietari che coltivavano il proprio terreno arando e mietendo, si sarebbe potuto presentare il primo venuto e cacciarli di lì. Dunque, per poter coltivare il terreno occorre che ci sia un’opportuna difesa; ora, i signori feudali avevano di solito un proprio esercito, e lo mantenevano col gettito dei contributi, impiegandolo anche per la difesa della proprietà fondiaria; la rendita fondiaria non veniva cioè pagata per acquisire il diritto di coltivare, ma per rendere possibile la difesa del terreno stesso. Il diritto di coltivare il terreno derivava da necessità, in quanto il proprietario terriero non poteva coltivare da solo tutto il suo terreno, e non da altri rapporti. Ma il terreno doveva pur essere difeso, e per questo si pagavano i contributi. Per analoghe ragioni si pagavano contributi ai conventi; anch’essi mantenevano eserciti a difesa delle loro proprietà, oppure erano legati per contratto affinché, mediante qualche altro rapporto di potenza, il terreno fosse reso sicuro. Cercando quindi l’origine della rendita fondiaria, la si trova nel contributo per la difesa della proprietà fondiaria. Questo si riferisce ai tempi in cui dominavano condizioni primitive, quando nel rapporto economico erano padroni i signori feudali o i conventi, ed entrambi non obbedivano a nessuno.
    Queste condizioni cessarono, prima in occidente e più tardi in Europa centrale, perché certi diritti dei singoli (in alcune contrade tedesche furono appunto più tardi a cessare dall’essere diritti singoli) vennero trasmessi ai principi, e non si trattava affatto di un processo economico, ma di un processo politico. Con il trasferimento dei diritti si trasferì pure il dovere della difesa della proprietà fondiaria, e divenne necessario che il principe mantenesse un esercito. Per questo dovette quindi pretendere dei contributi che si trasformarono gradualmente in quello che oggi ci pesa tanto: il sistema di imposizione fiscale. Questo sistema si sovrappose all’altro; ma, fatto curioso, l’altro sistema rimase! Perse però il suo significato originale, poiché il grande proprietario terriero non doveva più provvedere alla difesa del suo terreno, vi pensava il principe o lo Stato. Ma la rendita fondiaria rimase, e nella vita economica moderna trapassò nell’ordinaria circolazione delle merci. Poiché si era perduto il vero rapporto tra rendita fondiaria e proprietà fondiaria, la rendita fondiaria poté divenire oggetto di profitto. È una pura insensatezza che è diventata una realtà: NEL PROCESSO DI CIRCOLAZIONE DEI VALORI VI È QUALCOSA CHE HA DEL TUTTO PERDUTO IL SUO SIGNIFICATO ORIGINALE, CON CUI TUTTAVIA SI CONTINUA ANCORA OGGI A NEGOZIARE COME SE FOSSE UNA MERCE.
    Dappertutto nella nostra vita economica si possono segnalare cose simili che sono sorte da fatti legittimi; al loro posto è però subentrato qualcos’altro, mentre le cose vecchie sono rimaste; ecco che queste hanno seguito qualche nuovo processo, introducendo così nella vita sociale fatti privi di senso.
    Se si prende la vita economica quale essa appare, e quando si è professori di economia politica si ha il dovere di pensare il meno possibile […] si definisce la rendita fondiaria come la si trova definita nei libri, cioè priva di senso quale essa compare oggi nella vita. Si vede dunque quanto vi sia da fare per rendere comprensibile alla gente che non solo abbiamo insensatezze nel nostro modo di pensare, ma dappertutto nella vita economica. Se qualche singolo soffre perché oppresso dalla vita economica, ciò deriva appunto da tali substrati. Ecco perché si deve giungere oggi a una maniera di pensare più fondata, più spregiudicata e più comprensiva di quanto la si possa sviluppare sui banchi degli attuali istituti di istruzione.
    In definitiva, quale forma di pensiero vi si sviluppa oggi? Vi si sviluppa un pensiero che si può forse qualificare come matematico, tuttavia lo si svolge in modo che resta al di fuori da ogni realtà. Si sviluppa il pensiero appreso dalla sperimentazione, oppure dalla sistematica, il pensiero che diventa alla fine una mera formalità, come quello di Poincaré, di Mach e di altri: lo chiamano “compendiare la realtà esterna”. In breve non si sviluppa in generale alcun pensiero! E appunto perché non si sviluppa alcun pensiero, non si combina niente in economia politica» (R. Steiner, “Come si opera per la triarticolazione sociale”, Ed. Antroposofica, Milano 1988, pp. 135-8).

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    24 Ottobre 2015 in 21:25
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    Meravigli che un cattolico come si definisce Socci porti dentro di sé tanto rancore e livore nei confronti di Bergoglio suo papa. Forse è il livore e ikl rancore proprio dei cattolici talebani? O è quello maturato contro il suo Dio per la disgrazia della figlia?
    Questi, comunque, sono anche i cattolici: portatori di odio, rancore e quant’altro. Purtroppo nessuna vacinazione è utile.

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    9 Novembre 2015 in 16:36
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    Quello che mi meraviglia non è la superficialità di Socci, è piuttosto la pletora che lo segue, osannandolo. Li avete mai letti gli osanna dei suoi seguaci? “Bravo Socci, giusto Antonio, mitico, grande”. La Storia si ripete ed ecco apparire quando meno te lo aspetti spunta un Lefebrve con le sue assurde pretese. Naturalmente il Socci e i suoi quarantamila “mi piace” non sarebbe in grado di creare uno scisma, dietro ci deve essere una lobby che ha interesse a sostenerlo. Però spiace per i suoi seguaci che sono confusi dai suoi giochi di parole, non avendo ne preparazione ne cultura sufficiente a capire. Socci non si rende conto del male che sta facendo ai suoi sostenitori, molto probabilmente il dramma che vive, gli offusca la mente e lo priva del sano discernimento. Come lui anche altri giornalisti(pochi) di poco rilievo cercano un po’ di visibilità in questa maniera poco edificante.

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    12 Novembre 2015 in 7:27
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    Attento Socci al monito di Gesù nel Vangelo: “saranno perdonate tutte le bestemmie anche quelle contro il Figlio dell’Uomo. Ma le bestemmie contro lo Spirito Santo non saranno perdonate né in questo secolo né in quello futuro”. Pensaci! E ascolta qualche volta il Papa perché tu menti quando dici che non ha mai speso una parola contro i cristiani perseguitati. E che ne sai tu se per Asia Bibi si sta muovendo la diplomazia vaticana? Papa Francesco, comunque, è il Papa che lo Spirito ci ha donato. Quindi, non metterti contro lo Spirito Santo.

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    12 Novembre 2015 in 9:01
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    Scusate ma non vedo nessun “campo obbligatorio” contrassegnato da *

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    18 Novembre 2015 in 9:47
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    Io vedo nelle affermazioni di Socci strumentalizzazioni, fa dire al papa anche quello che non dice, travisa e decontestualizza le frasi dette dal Papa per portare avanti la sua battaglia insensata.

    Ricordati Socci, quando si ha bisogno di manipolare le frasi per affermare una propria verità significa che si sta mentendo.

    vergognati

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    5 Dicembre 2015 in 21:53
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    Quanto mi mancano gli interventi e il pensiero di Vittorio Messori! Chi non lo conoscesse, lo vada a trovare su internet… Aiutooo, aiutooo! Vittorio, vienici a salvare da tanta imbecillità!!!

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    9 Dicembre 2015 in 22:58
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    Una persona che parla e sparla contro il proprio padre,che in questo caso é Papa Francesco non può assolutamente definirsi Cristiano cattolico caro socci. É inutile che vai dietro ad apparizioni varie se poi non metti in pratica ciò che ti dice ciò che segui…nelle apparizioni di Medjugorie la Madonna stessa dice di puntare il dito contro i pastori..quindi caro socci fai pace con il cervello e non giudicare ul Santo Padre….che possa tu trovare la serenità che ti manca.

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    8 Gennaio 2016 in 15:45
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    Come si fa a perdere tempo a leggere un articolo scritto su uno dei giornali che fanno parte della macchina del fango di Berlusconi! Questi sedicenti giornalisti sono pronti a vendere l’anima pur di servire il padrone (guadagnando dei bei soldini) e scrivere qualsiasi cosa purché alla fine il lor tornaconto sia sicuro! Oggi parlare di etica dell’informazione è semplicemente ridicolo perché la prostituzione del pensiero è ben retribuita.

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    19 Aprile 2016 in 21:04
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    Io suggerirei ai tribunali ecclesiastici e ai loro componenti di rileggere attentamente il Vangelo tutto e di meditarlo bene, perché’ difendono persone raccomandate da loro parroci e avvocati della chiesa. Queste persone hanno commesso reati vari: adulterio,abbandono del tetto coniugale,sequestro di minore,ecc……, poi pretendono che il colpevole sia chi abbia subito tutto questo. Ma i preti, i vescovi , i cardinali cosa stanno facendo? Una nuova dogmatica per ritenere nullo un matrimonio che Dio ha consacrato e che uno dei coniugi vuole per soddisfare i propri “”capricci””? Come cattolica cristiana suggerisco anche al papa di informarsi su quello che succede. Un’ altra cosa: addirittura il giudice che si avvale e si presta per far avere questo tipo di “”annullamento””scrive a quello che subisce di prendersi un avvocato o glielo da’ la””chiesa””stessa, naturalmente in accordo con chi conduce …..l’inchiesta. Ma qui tutti stanno delirando. È’ ora di scrivere una nuova ‘”””enciclica””””e di richiamare e controllare a tappeto questi tribunali “””inquisitori”” a danno di chi ha veramente ragione. È’ arrivato il momento di una spaccatura e non da poco…… Le scissioni hanno sempre delle ragioni.

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    11 Maggio 2016 in 14:45
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    Non riesco a capire chi critica o giudica Papa Francesco.
    Io penso ….chi siamo noi per giudicare???
    A me l’enciclica è piaciuta molto.

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    19 Agosto 2016 in 23:52
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    Anche io stimavo molto Socci, anni fa…
    Ad esempio ha scritto un libro sulla storia dell’ aborto ( “Il genocidio censurato”) davvero notevole. All’ inizio difendeva Papa Francesco, poi ha cominciato a denigrarlo. Io mi sono tolta dalla news letter del suo blog ( non uso FB) spiegando la mia disapprovazione. Ho ricevuto da lui personalmente una risposta molto maleducata alla quale comunque ho argomentato; ebbene la mia argomentazione è stata definita da lui una ” interminabile supercazzola”; la malattia di sua figlia Caterina non giustifica la sua arroganza….sicuramente per lui è una prova molto dura, tuttavia facendo così la rende ancora più gravosa. A mio parere la sua deviazione è anche legata al suo volersi intestardire con un quarto segreto di Fatima, che lo ha messo comunque in cattiva luce come giornalista.

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    8 Maggio 2017 in 14:28
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    Vorrei tornare sulla “vexata quaestio” se papa Bergoglio sia eretico o no. Perché in definitiva questa è l’accusa più comune non solo di Socci, ma di tantissimi cattolici.
    Non si tratta di disquisire sul fatto che il papa sia da considerarsi eretico solo per le eventuali dichiarazioni “ex-cathedra” contrarie alla dottrina cristiana in materia di fede e costumi, sarebbe troppo semplice.
    Il punto è che obiettivamente è difficile perfino considerare “cristiano” questo pontefice, per le innumerevoli falsità da lui pronunciate, in aperto contrasto non solo con la fede cattolica, ma più in generale con le stesse parole CHIARE E INEQUIVOCABILI di Cristo, riportate nei Vangeli.
    Qualcuno avrebbe potuto accusare papa Ratzinger di eccessivo tradizionalismo, di nostalgia per la Chiesa tridentina, e di spirito anti-ecumenico . E qualcuno avrebbe potuto accusare papa Wojtyla di eccessivo autoritarismo, oltre che per avere accentrato – anche mediaticamente – troppo su di sé e sul suo pontificato, una specie di “papa divo”.
    Ma queste sarebbero critiche di ordine soprattutto “politico” (papi più “conservatori” come Wojtyla, Ratzinger e Pacelli, contrapposti a papi più “progressisti” e innovatori come Roncalli, Montini e Luciani).
    E tuttavia, nessun dubbio che i papi precedenti – “conservatori” e “progressisti” che fossero – e fino ad ora, siano stati sicuramente custodi del nucleo essenziale del messaggio di Cristo, e dei capisaldi della dottrina cattolica e più in generale cristiana.
    Purtroppo nulla di tutto ciò è ravvisabile nell’imbarazzante – per usare un eufemismo – “magistero” di papa Bergoglio.
    Mi limito ad elencare le più clamorose assurdità – che sconfinano nella blasfemia! – affermate da questo papa.
    Bergoglio è il primo papa della Chiesa ad avere palesemente bestemmiato, affermando che “Cristo si è fatto diavolo” (???), quando semmai in tutti i Vangeli Cristo non fa che dichiarare la sua netta opposizione al peccato e a Satana.
    Bergoglio è il primo papa che si è vergognosamente piegato, fino all’adulazione più smaccata, all’ISLAMISMO e alle altre religioni non cristiane, ed anche all’ateismo, mentre non perde occasione per insultare e DISPREZZARE i cattolici, che lui spesso definisce ipocriti, falsi credenti, ecc. Vergognoso il fatto che sia arrivato addirittura a “comprendere” – non dico giustificare – la strage dei terroristi islamici alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi lo scorso anno, sostenendo che se qualcuno (in quel caso il dott. Gasparri) avesse offeso sua madre lo avrebbe preso a pugni (???), e quindi implicitamente scusando, o minimizzando, la reazione criminale dei fanatici islamisti a fronte delle vignette satiriche.
    Bergoglio è il primo papa che – come ha notato Socci – NON parla quasi mai di Cristo. I suoi discorsi, le sue encicliche, le sue affermazioni sono un SINCRETISMO ULTRA-RELATIVISTA di pensiero filantropico, “politicamente corretto”, “umanitario” di stampo massone (non a caso Bergoglio riscuote innumerevoli consensi tra i massoni dell’establishment politico-finanziario mondiale), ecologista, “new-age”, della sinistra marxista, ecc. , cioè di coloro che rappresentano l’ANTITESI del pensiero cristiano, che invece si sforza di additare il Regno dei Cieli ai fedeli.
    Bergoglio ha ridotto praticamente tutta la sua predicazione alla vergognosa pseudo-religione del “migrante”, di fatto incoraggiando la migrazione INCONTROLLATA di centinaia di migliaia di persone, gestita da organizzazioni mafiose criminali, del tutto incurante delle conseguenze disastrose di queste migrazioni – per l’impatto sulla popolazione europea e soprattutto italiana, e per la morte di migliaia di migranti – che andrebbero invece limitate al massimo, e contrastate, tanto che papa Ratzinger parla giustamente di diritto di NON migrare, appoggiato anche da numerosi e saggi vescovi africani.
    Bergoglio ovviamente deride come superstizione – in ciò del tutto vicino ad atei, agnostici, razionalisti di stampo positivista – tutto ciò che riguarda miracoli, apparizioni, rosari, ecc., cioè tutto ciò che riguarda la dimensione DIVINA e non umana.
    Ha sprezzantemente liquidato le apparizioni di Medjugorje affermando che la Madonna “non fa la postina”, ed insinuando volgarmente che dietro quelle apparizioni vi sia solo un business, quando invece MILIONI di fedeli, del tutto degni di rispetto, hanno tratto pace, fede, nuovo slancio spirituale, ecc. dai pellegrinaggi a Medjugorje, e dalle recite del rosario a Maria.
    Ecco, Bergoglio non solo è un papa eretico, ma non sembra neppure un cristiano. E’ solo un profeta del “politically correct”.
    Solo i più zelanti e servili clericali – come i ciellini ad esempio, abituati a dire sempre sì a vescovi e papi, come Fantozzi al capufficio – possono negarlo, e negare l’evidenza.
    Quando scopriranno che i papi sono solo uomini, NON sono Gesù Cristo, e probabilmente alcuni di loro (papa Borgia, Bonifacio VIII, Paolo IV Carafa, ecc.) sono anche dannati, per le nefandezze che compirono in vita, sarà troppo tardi.

    Alberto

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        9 Maggio 2017 in 17:21
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        Addirittura cosa significa? Chissà come mai, quando mi capita di esporre dati documentati e non contestabili, chi non ha argomenti da opporre o censura oppure fornisce questo genere di non-risposte…

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