Amoris Laetitia, un cambiamento di linguaggio, non di sostanza, sulla famiglia cristiana

 

L’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” costituisce sviluppo e compimento, oltre che dei due sinodi sulla famiglia, indetti da Papa Bergoglio, anche e soprattutto del Concilio Vaticano II; in essa si ritrova poi l’influenza di altri eventi della Chiesa universale come la V Conferenza dei vescovi latino-americani svoltasi nella città brasiliana di Aparecida nel 2007.

All’apertura del Concilio Vaticano II, cruciale per la vita della Chiesa moderna, il Santo Padre Giovanni XXXIII, nell’indicare la strada da seguire nel rapporto con la modernità, così afferma ”ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia, invece di imbracciare le armi del rigore (omissis).

La Chiesa Cattolica, mentre con questo concilio ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati”.
Già Papa Benedetto in “Deus et caritas est”, nel solco del Concilio e precorrendo  Papa Francesco, aveva affermato che sul tema  della famiglia bisognava guardare  alla vita del Salvatore e capire che “il messaggio della Chiesa sul matrimonio e la famiglia sia stato un chiaro riflesso della predicazione e degli atteggiamenti di Gesù, il quale nel contempo proponeva un ideale esigente e non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana e la donna adultera” (nr. 38 ,Deus et caritas est).

Inoltre alla conclusione del secondo sinodo sulla famiglia (24 ottobre 2015) Papa Francesco avvertiva che “i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera, ma lo spirito: non le idee ma l’uomo; non le formule ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono”.

La Chiesa e il suo Magistero, nell’accostarsi alle nuove sfide che la vita familiare propone, deve imitare l’esempio di Gesù, che poneva al centro della sua predicazione l’amore, la misericordia verso la fragilità degli uomini.

Ciò non significa rinunciare alle verità che il Vangelo propone, ma tenere conto della storia dell’uomo che è essere che “si costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo egli conosce ama e compie il bene morale, secondo tappe di crescita”. (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio nr. 34).

Papa Francesco prosegue il cammino post-conciliare della Chiesa.
Nella Costituzione conciliare “Gaudium et Spes” il matrimonio cristiano era stato definito “comunità di vita e di amore” (nr. 48,GS ) e la Familiaris Consortio ne approfondiva il significato in relazione alla famiglia.
In questo documento così si affermava “La comunione coniugale costituisce il fondamento sul quale si viene edificando la più ampia comunione della famiglia, dei genitori e dei figli, dei fratelli e delle sorelle tra loro, dei parenti e di altri familiari. Tale comunione si radica nei legami naturali della carne e del sangue, e si sviluppa trovando il suo perfezionamento propriamente umano nell’instaurarsi e nel maturare dei legami ancora più profondi e ricchi dello spirito: l’amore, che anima i rapporti interpersonali dei diversi membri della famiglia, costituisce la forza interiore che plasma e vivifica la comunione e la comunità familiare” (nr.21,FC).

I due sinodi, da cui Papa Bergoglio trae ispirazione, suggerivano la necessità di un cambiamento di linguaggio nell’esporre il messaggio cristiano sulla famiglia. Occorre utilizzare un linguaggio non più dottrinale e normativo, ma ancorato alla realtà della vita e alle situazioni che nel concreto sono vissute da ogni famiglia.
Va dunque mutata la prospettiva di analisi sulla famiglia.

Nel documento in esame il Santo Padre scrive “si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché  si senta oggetto di una misericordia: immeritata, incondizionata, gratuita”. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo (nr.297,AL).

Occorre coniugare verità e carità, cosa non facile.
Bisogna evitare da un lato un “rigorismo” che dà adito ad una verità senza carità e dall’altro un  “lassismo” che afferma una carità senza verità. La sfida della Chiesa di oggi è trovare la via della misericordia che è  “l’architrave che sorregge la vita della Chiesa” (nr. 310 AL).

L’Esortazione Apostolica di cui stiamo discutendo, è stata certamente  influenzata dalle elaborazioni dottrinali, teologiche e pastorali raggiunte nell’ambito della V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi (Celam), che ebbe luogo nelle citta brasiliana di Aparecida dall 11 al 31 maggio 2007.
E’ stato detto che questo avvenimento ecclesiale, abbia inciso profondamente sulla vita della Chiesa Universale e costituito la fonte remota del Pontificato di Bergoglio (in questo senso Diego Fares in La Civiltà Cattolica n.4006)
E’ noto che il futuro Pontefice, era allora presidente della Commissione di redazione del ”Documento finale”.

Egli il 16 maggio 2007 pronunciò una famosa omelia, dopo che il giorno prima era stato eletto a presiedere la Commissione di redazione che avrebbe dovuto esplicitare ciò di cui si sarebbe discusso nella Conferenza.
Nell’omelia il cardinale Bergoglio afferma ”non vogliamo infatti essere una Chiesa autoreferenziale, ma missionaria ; non vogliamo essere una Chiesa gnostica, ma una Chiesa che adora e prega. Noi popolo e pastori che costituiscono questo santo popolo fedele di Dio, che ha l’infallibilità della fede, insieme con il Papa, noi popolo e pastori parliamo in base a ciò che lo Spirito ci ispira, e preghiamo e costruiamo la Chiesa insieme, o meglio siamo strumenti dello Spirito che la costruisce.” Il prelato Argentino suscitò un grande applauso e queste sue parole furono precedute dalla descrizione  della figura di San Turibio de Mogroevejo, che per diciotto anni infaticabilmente, percorse la grande diocesi di cui era vescovo, per raggiungere i luoghi più sperduti e portare la parola del Signore.

Dunque una Conferenza che si ispirò prevalentemente a temi pastorali e che aveva un preciso tema ”Discepoli e Missionari di Gesù Cristo affinchè i nostri popoli in lui abbiano vita. Io sono la Via, la Verità e la Vita”.
Aparecida fu la Conferenza che preconizzava una Chiesa missionaria in cammino (come San Turibio), rivolta alle nuove sfide che si sarebbero presentate alla sua missione evangelizzatrice, per sentire la voce di Dio nella voce dei tempi (come avrebbe ricordato in una intervista Sua Ecc.Mons. Odilo Pedro Scherer, Segretario Generale della Conferenza dei vescovi del Brasile).

Il Documento di Partecipazione alla Conferenza al cap. III, aveva sottolineato la necessità e l’invito ad andare incontro a  Gesù Cristo e a rimanere in lui come suoi discepoli e missionari che vivono nella Comunione della Chiesa e con la sottolineatura al cap IV, che la voce del tempo è la voce di Dio. Egli ci parla attraverso gli appuntamenti e le situazioni che attraversiamo durante il nostro pellegrinaggio; può trattarsi di situazioni dolorose o anche cariche di quei  doni che lo Spirito Santo a tutti invia.

Nel cap.V si sottolineava la necessità e la missione di evangelizzare la cultura che deve essere uno spazio che accoglie la vita in Cristo, in modo che tutti siano in lui figli dello stesso Padre e vivano come membri della famiglia di Dio, chiamati alla santità, alla gioia ed alla fecondità della Buona Novella. Anche i poveri e gli emarginati devono poter vivere in conformità alla loro dignità di figli di Dio e tutti devono lavorare con la passione per la cultura della vita, soprattutto della vita dei più afflitti, essendo essi i costruttori del regno di Gesù.

Anche il documento di sintesi si ispirava agli stessi temi.

Tutto ciò ha inciso profondamente sulla Pastorale familiare della Chiesa Universale e sulla redazione di Amoris Laetitia
“Per questo si richiede a tutta la Chiesa una conversione missionaria: è necessario non fermarsi ad un annuncio meramente teorico e sganciato dai problemi reali delle persone”.  La Pastorale sulla famiglia “deve far sperimentare che il Vangelo della famiglia è risposta alle attese più profonde della persona umana: alla sua dignità e alla realizzazione piena nella reciprocità, nella comunione e nella fecondità. Non si tratta soltanto di presentare una normativa, ma di proporre valori, rispondendo al bisogno di essi che si constata oggi, anche nei paesi più secolarizzati “ (nr.201 AL).

Si invita, dunque, a superare sul tema, la contrapposizione tra quanti difendono la dottrina e le norme e quanti propongono un adeguamento alla storia e ai suoi cambiamenti. La Chiesa dice Bergoglio “deve avere una cura speciale per comprendere, consolare, integrare, evitando di imporre  una serie di norme come se fossero delle pietre, ottenendo con ciò l’effetto di farle sentire giudicate e abbandonate proprio da quella Madre che è chiamata  a portare loro la misericordia di Dio. In tal modo. invece di offrire la forza risanatrice della Grazia e del Vangelo, alcuni vogliono indottrinare il Vangelo trasformarlo in pietre morte da scagliare contro gli altri “(nr.49 AL).

Di fronte alle molteplici sfide che la pastorale si trova a dover affrontare, Papa Francesco ci invita ad ”essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo”.

Bisogna dunque fare autocritica riconoscendo che ”spesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l’invito a crescere nell’amore e nell’ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione”.

Aggiunge il documento  “né abbiamo fatto un buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni più concrete”
E ancora “altre volte abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono”.

“Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto al contrario” (AL 36).

Il matrimonio dunque deve esser presentato ”più come un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita”.
Bisogna ”dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle”(AL 37).

Amoris Laetitia tratta di problemi pastorali in modo nuovo. Essa propone atteggiamenti mai prima di ora riscontrati, invitando i Pastori e i fedeli ad adeguare i loro comportamenti all’attuale momento storico.
Ciò, perché la Chiesa avverte che la cultura è in costante cambiamento, alla luce dei valori e dell’orizzonte di senso nuovo entro il quale vivere.

L’Esortazione propone un rapporto dialettico tra verità e carità e un’ adesione ai valori del Magistero realmente vissuta.
La famiglia inoltre diviene per la Chiesa Cattolica una opportunità Pastorale.
Si invitano i Fedeli, alla presa di atto dei propri errori, che fa crescere intellettualmente e moralmente.

Il documento, però se da un lato non rinuncia alla concezione cristiana del matrimonio dall’altro costituisce una forte critica alla pedagogia dell’autoritarismo nel campo della famiglia.

Essa dunque, suggerisce una Fede per persone di forti convinzioni, necessaria perché nel momento attuale, si rinviene un intreccio tra più culture e possibilità.

Si propone altresì una nuova ”ontologia della persona” che presuppone un vero cammino di conversione e a farsi missionari della Chiesa Universale.

 

Cesare Augusto Placanica, Avvocato Cassazionista, si è laureato in Giurisprudenza a Pisa e in Scienze Politiche a Padova. Esercita la professione Forense continuativamente dal 1990 a Verona, prevalentemente nel settore penale. E’ membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Giuristi Cattolici di Verona, ed ha organizzato diversi convegni in materie attinenti l’etica e la famiglia. Svolge anche l’attività di pubblicista su riviste giuridiche ed ecclesiastiche su temi che riguardano prevalentemente le relazioni internazionali

3 Commenti

  1. Avatar giandreoli
  2. Avatar DOMENICO
  3. Avatar Alfredo G

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.