USI E ABUSI di Aurelio Porfiri: quando “oppure” diventa il cardine della liturgia

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“Alla prima lettura segue il salmo responsoriale, che è parte integrante della Liturgia della Parola e che ha grande valore liturgico e pastorale, perché favorisce la meditazione della parola di Dio.  Il salmo responsoriale deve corrispondere a ciascuna lettura e deve essere preso normalmente dal Lezionario. Conviene che il salmo responsoriale si esegua con il canto, almeno per quanto riguarda la risposta del popolo. 

Il salmista, quindi, o cantore del salmo canta o recita i versetti del salmo all’ambone o in altro luogo adatto; tutta l’assemblea ascolta restando seduta, e partecipa di solito con il ritornello, a meno che il salmo non sia cantato o recitato per intero senza ritornello. Ma perché il popolo possa più facilmente ripetere il ritornello, sono stati scelti alcuni testi comuni di ritornelli e di salmi per i diversi tempi dell’anno e per le diverse categorie di Santi. Questi testi si possono utilizzare al posto di quelli corrispondenti alle letture ogni volta che il salmo viene cantato. Se il salmo non può essere cantato, venga proclamato nel modo più adatto a favorire la meditazione della parola di Dio. Al posto del salmo assegnato nel Lezionario si può cantare o il responsorio graduale tratto dal Graduale romanum, oppure un salmo responsoriale o alleluiatico dal Graduale simplex, così come sono indicati nei rispettivi libri” (OGMR). 

Come si sarà capito da quanto scritto in precedenza, io sarei favorevole ad un sano rubricismo, se le fossero chiare e non, come in questo caso abbastanza vaghe. Perché qui si adatta il solito metodo dell'”oppure”. Fate questo… oppure potete fare anche quest’altro. E nella nostra Chiesa degli “oppure”, ecco che si sceglie sempre,la soluzione che più si allontana dallo spirito originale. Lo vedemmo per l’antifona di introito: cantate la corrispondente antifona “oppure” un altro canto adatto….e le antifone sono scomparse. Per ogni liturgia si deve cantare il salmo corrispondente, non un altro salmo o testi comuni. 

Diciamolo chiaramente: il salmo responsoriale letto fa tristezza. Questo è un momento lirico di meditazione, leggerlo lascia veramente freddi. Ora, già vedo i commenti sui social a questa mia affermazione: “ma le chiese non hanno organista….l’organista c’è ma non c’è l’organo…non c’è l’organista, l’organo e nemmeno la chiesa…”. Qualunque sia il commento, leggere il salmo è una tristezza. E non dimentichiamo: c’è una volontà precisa se la situazione della nostra musica liturgica è così mediocre. Dovrò scrivere su questo, ma non qui. 

Come va musicato un salmo responsoriale? Io preferirei ritornello e strofe su melodie ornate, anche se pure io uso i recitativi per le strofe. Ma francamente, non è la soluzione che preferisco. Ci sono dei buoni esempi di raccolte salmodiche nel mondo anglosassone, anche se a volte rischiano la superficialità. 

A volte penso che se tutti ci si rendesse conto della situazione in cui siamo e non si cercassero giustificazioni, forse si potrebbe ricominciare a risalire.

Aurelio Porfiri

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