USI e ABUSI di Aurelio Porfiri: a difesa del latino nella messa

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Non credo sarà inutile, a questo punto della mia narrazione sulla liturgia, fare una parentesi sull’annoso problema del latino e del suo uso nella liturgia.

 
Interpretazioni fuorvianti dei documenti del Concilio hanno di fatto relegato il latino al livello delle malattie esantematiche o giù di lì. Ma in realtà questo tradisce in modo profondo quel Concilio che si pretende di servire. Il latino è stato per secoli e secoli la lingua liturgica, ha formato un certo stile liturgico e da esso a sua volta ha ricevuto nuova linfa. Una maggiore attenzione al suo uso e rispetto per la sua lunga storia avrebbe certamente giovato alla liturgia tutta e forse arginato alcune accelerazioni in avanti che ci hanno poetato fuori strada.
Non sarà male citare qui una mia esperienza di questi giorni in cui sto scrivendo queste righe, giorni in cui mi trovo in Hong Kong, che per me è come la mia seconda città dopo Roma. Sono andato alla Messa in una parrocchia del luogo, Messa celebrata in cantonese, lingua che purtroppo non parlo e che praticamente non capisco, se non per poche frasi. Conoscendo la Messa, rispondevo al sacerdote in latino o italiano e recitavo le preghiere liturgiche insieme agli altri fedeli. Non ho compreso il senso letterale delle letture e dell’omelia, ma ho percepito di “non partecipare”? No, perché il partecipare non attiene solo ad una comprensione semantica, ma al sentirsi parte di un qualcosa a cui si sente di appartenere pur non comprendendone tutte le coordinate. Quanti santi e sante si sono forgiati andando alla Messa in latino di cui a volte, probabilmente, non comprendevano il senso letterale delle parole? Ma comprendevano il senso profondo della Messa, che è molto di più e molto più denso del semplice “capire quello che viene detto”. 
Aurelio Porfiri

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Un pensiero su “USI e ABUSI di Aurelio Porfiri: a difesa del latino nella messa

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    4 Novembre 2020 in 21:41
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    Gentilissimo Maestro Porfiri, condivido appieno quello che dice. Sono stato cantore nella Basilica di Loreto per 38 anni, ho sempre cantato in latino sia per il gregoriano ( ovvio ) che per la polifonia sacra. Purtroppo come lei ben saprà il nuovo vescovo ha chiuso la Cappella Musicale fondata da Papa Giulio II nel 1507. Sono amareggiato, ma la sosterrò sempre, nel mio piccolo. Con osservanza. Daniele.

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