Tonino Cantelmi (associazione psichiatri cattolici): “Rieducare gli adulti per educare i bambini”

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“Per educare i bambini bisogna ripartire dagli adulti e rieducarli.” E’ questo il simpatico paradosso del professor Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, docente alla Università Europea di Roma, Presidente Nazionale dell’Associazione Psichiatri e Psicologi cattolici che abbiamo intervistato a margine di un ottimo convegno tenutosi recentemente a Bari presso l’Università Aldo Moro sul tema: “Bambini e mass media, dipendenze e patologie della comunicazione massmediale”.

Professor Cantelmi, viviamo in un mondo sempre più informatizzato e digitalizzato. Esistono pericoli di dipendenza per ragazzi e bambini?

“ Questi rischi si corrono, ma molto dipende dal contesto della famiglia nella quale essi vivono. Il vero problema per i bambini e i ragazzi sono gli adulti di oggi. Credo che per educare adeguatamente i bambini occorre ripartire dagli adulti e… rieducarli”.

Che cosa intende dire?

“ Che la maggior parte,  sicuramente non tutti, degli adulti si comportano  da  adolescenti, chattano frivolezze tra loro, si truccano, seguono la moda. Cose che in sè non sono male, ma lo diventano quando polarizzano tutto il tempo e allora questi adulti diventano un pessimo esempio e modello, anzi un contromodello per i loro ragazzi. L’assenza di genitori molto spesso impegnati in rete, desertifica le famiglie e le sgretola. E’ come lasciare per strada e giorni senza custodia i bambini, un atto irresponsabile”.

Che cosa accade allora?

“ Che gli adulti diventano poco affascinanti e credibili. I loro bambini a questo punto corrono dietro ad una nuova guida: il web, che prende il posto della famiglia ormai assente. Possiamo dire che oggi i bambini si fidano maggiormente di Google che dei loro genitori”.

Si possono correre rischi in rete?

“ Come dappertutto. Non dobbiamo e non possiamo demonizzare internet che ha tanti lati postivi. Però, va preso con buon senso e limite. L’ eccessiva presenza dei bambini e del ragazzi in chat e rete comporta un nuovo modo di vita, un cambio radicale nelle affettività e nelle relazioni sociali, nelle amicizie. Il contatto umano cede il posto al virtuale e questo non è bello.La tecnologia esaperata sottrae il senso dell’ umano . In rete manca la prospettiva e direi la bussola”.

Questa situazione ha legami con la crisi della famiglia?

“ Certamente esistono delle relazioni, specialemente con famiglie deboli o peggio sfilacciate. Ma riguarda anche  un’ altra agenzia educativa, la scuola”.

A proposito di agenzie educative, che cosa fa la Chiesa italiana in merito?

“ La Chiesa italiana è molto attiva. E’ stato creato un Tavolo Nazionale di Salute Mentale della Cei da me coordinato. Questo dimostra l’ attenzione e la sensibilità al problema da parte di vescovi italiani. Però, come affermavo prima, il vero grande problema per bambini e ragazzi sono gli adulti, non sempre modelli sicuri ed autorevoli”.

Bruno Volpe

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