Telepace, la casa trasportata dagli Angeli a Loreto e i ricordi di don Guido Todeschini

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Su Telepace ogni mattina (in diretta alle 7.30, da lunedì al sabato) viene trasmessa la Santa Messa in diretta dalla Santa Casa di Loreto, l’umile abitazione della Sacra Famiglia di Nazareth che è stata trasportata miracolosamente dagli Angeli a Loreto nella notte tra il 9 e 10 dicembre del 1294, durante un’epoca di forte espansione islamica in Terra Santa.

In una società come la nostra, in cui si cerca di eliminare il soprannaturale ovunque è presente (sulla Santa Casa arrivata a Loreto sono arrivati a dire che l’avrebbero portata, a pezzi, alcuni Crociati…), è bene ricordare che la Santa Casa della Vergine Maria, dove la Madre di Dio ricevette l’Annuncio dell’Arcangelo Gabriele, in realtà è stata veramente portata miracolosamente in Italia.

Come è ben spiegato nel libro “Miracolosa Traslazione a Loreto della dimora della Santissima Annunziata”, di Giuseppe M.Pace, sono almeno quattro le prove dell’evento soprannaturale: 1. la cinquantina di graffiti ritrovati dopo la ripulitura delle pareti della santa Casa raffigurano dei simboli religiosi giudeo-cristiani del II e del III secolo analoghi a quelli che si leggono sulle pareti rocciose della Grotta dell’Annunciazione a Nazareth; 2. pietre, planimetrie e tecniche di costruzione della Casa di Loreto contrastano con lo stile e le tecniche costruttive in uso nelle Marche e appartengono invece alla tradizione palestinese; 3. la Santa Casa è in completa contrapposizione alla sensibilità urbanistica medioevale; 4. la Santa Casa è stata deposta sulla strada senza fondamenta proprie. Solo quando si ritenne poco sicura la staticità della Santa Casa si inserirono delle sottofondazioni e poi la Casa venne circondata da un grosso muro. E’ contro il più elementare buon senso pensare che l’autorità medievale competente abbia permesso di erigere un edificio di questo genere, per di più con delle opere di sottofondazione molto più impegnative e costose di quanto sarebbero state le comuni fondamenta.

Lanciata nei giorni scorsi, la celebrazione mattutina live dalla miracolosa Santa Casa di Loreto, secondo quanto scrive VaticanNews, sta avendo un grande seguito.

“È una grazia potersi connettere con la Santa Casa che è un luogo unico nel suo genere assieme a Nazareth”,

ha detto monsignor Fabio Dal Cin, Delegato Pontificio di Loreto.

Grazie alla capillare diffusione in Italia e nel Mondo (mediante una rete satellitare l’emittente veronese copre l’Europa, il Nord Africa, il Medioriente nonché l’Australia e la Nuova Zelanda) Telepace riesce così a portare nelle case degli spettatori la Santa Casa per eccellenza.

“Fin dagli inizi avevamo questo desiderio”,

ha dichiarato don Guido Todeschini, ricordando il 12 luglio 1977, data di nascita di Radiopace e successivamente di Telepace che l’allora vescovo di Verona, il venerabile monsignor Giuseppe Carraro, definì ‘un’intuizione profetica’.

Il direttore di Telepace ha ricordato che quell’estate

“anche i ragazzi che stavano svolgendo i campi estivi a Casa Gioiosa, a Cerna, nei pressi della città scaligera, avevano un desiderio: quello di condividere con le famiglie quanto di bello stavano vivendo. Alla domanda seguì la disponibilità di un piccolo trasmettitore che un sacerdote portò sul posto. E così nacquero le prime trasmissioni”.

Da allora, e sono passati 42 anni, Telepace, che non ha mai rinnegato o tradito la sua anima di emittente cattolica, raggiunge quotidianamente una platea attraverso una programmazione profondamente cattolica, che certi media laicisti, purtroppo, definiscono “devozionalistica”.

Qualche tempo fa avevamo intervistato per AgoraVox Don Guido Todeschini.

“Telepace compie la sua opera di evangelizzazione annunciando Cristo, fuoco che brucia le scorie del male e inonda di luce tutta la terra”,

ci aveva detto il sacerdote della Diocesi di Verona.

“Telepace è luce per coloro che sono prigionieri del male. C’è il male fisico, il male morale e il male spirituale che l’emittente vuole sradicare, versando sulle varie ferite di chi ne è affetto l’olio della consolazione e il vino della speranza. Per quanto riguarda i novissimi, per darne una giusta lettura dobbiamo prendere in mano prima tutto l’Antico e il Nuovo Testamento, insomma la Parola di Dio, e poi i documenti dei Concili, naturalmente inserendo anche dentro tutti gli eventi, tipo Fatima e altri, con i quali il Signore accompagna l’umanità. Medjugorje? Aspettiamo che la Chiesa si pronunci”.

Parlando della piaga delle molestie sessuali di alcuni chierici nei confronti di alcuni minori, don Todeschini aveva spiegato:

“sono convinto che, per noi preti, per vivere il celibato in pienezza, con gioia, con entusiasmo, si richiede tanta preghiera, non solo da parte nostra ma anche da parte di tutta la comunità cristiana”.

“La famiglia umana, non solo la Chiesa, deve prendere coscienza di questo”,

aveva detto monsignor Todeschini.

“Tante volte, purtroppo, il sacerdote è lasciato là, è guardato a vista, quando sbaglia si mettono in luce gli errori, magari gonfiandoli a volte. Il Papa ha detto che certi scandali costituiscono una vergogna autentica e noi dobbiamo veramente, con tanta umiltà, spirito di sacrificio e preghiera chiedere al Signore il dono per vivere fino in fondo questo carisma sacerdotale che ci ha dato”.

Don Guido Todeschini, rispondendo ad una domanda sulle critiche ai Papi in merito alla morale sessuale aveva ricordato che

“sia Paolo VI che Giovanni Paolo II che Benedetto XVI in materia sessuale sono stati, attraverso i loro testi magisteriali, molto chiari condannando la masturbazione, i rapporti prematrimoniali, l’omosessualità, ecc. Non si tratta di una novità dunque…” che i Papi siano contestati.

“Il mio rapporto con Giovanni Paolo II è stato sin dagli inizi molto bello”,
aveva confidato don Todeschini.
“Già dal 1981 ha conosciuto da vicino Telepace ed ha apprezzato il nostro motto ‘Dar voce a chi non ha voce’. Nel 1985 ha voluto, Lui, che Telepace partecipasse ai viaggi apostolici. ‘Serve la Chiesa, deve venire’. Nel 1990 ha voluto Telepace anche a Roma, a due passi dal Vaticano. Con Giovanni Paolo II sono andato in ben 131 nazioni per trasmettere le immagini dei suoi viaggi apostolici”.
Poi don Todeschini ha continuato sia con Papa Benedetto XVI che con Papa Francesco. Ma ha conosciuto anche molti Papi precedenti.
“Pio XII parlava con una precisione scientifica a tutte le categorie sociali”, ci aveva spiegato il sacerdote veronese. “Ero ancora seminarista, invece, quando ho visto per la prima volta Papa Giovanni XXIII. Era ancora Patriarca di Venezia. Era venuto a Verona a parlare davanti a 250 mila persone per il congresso eucaristico. Il mese dopo, a sorpresa, fu eletto Papa”.
E’ stato curioso l’incontro di don Todeschini con l’allora patriarca di Venezia Albino Luciani, poi diventato Papa Giovanni Paolo I.
“Lo cercavo in chiesa perché dovevo parlargli. Alcuni sacerdoti mi spiegarono che sarebbe arrivato presto perché era impegnato nell’adorazione eucaristica. Allora mi avvicinai in una zona della sacrestia, dove c’era penombra. Ed un uomo, vestito di nero, pregava. Mi sembrava uno dei tanti sacerdoti e avvicinatomi gli chiesi: ‘ma quando finirà l’adorazione? Avrei da parlare di una questione delicata al Patriarca’. ‘Ma dica a me?’, mi disse. E io risposi: ‘È una questione delicata sa, devo proprio dirla a lui’. ‘Se vuole lo dica a me, sarei io… il Patriarca’. Era di una dolcezza, di una umiltà incredibile. Meno di due mesi dopo è stato eletto Papa”.
Sua Papa Benedetto XVI don Todeschini aveva detto che
“come Giovanni Paolo II anche Papa Benedetto XVI è un sant’uomo. È stato insultato senza colpa, ha sofferto le pene dell’inferno – per esempio per quelle critiche create anche dai giornalisti nel famoso discorso, peraltro citato, su Maometto – ma lui ha continuato per la sua strada. E’ stato un Papa di una grande gentilezza, di una sensibilità e dolcezza incredibili”. È “un uomo molto preciso, attento, è un luminare della scienza. Quando tu gli parli, poi, ha una delicatezza nell’ascoltarti”. Da Papa ha fatto “un lavoro formidabile. Ha iniziato già col peso degli anni sulle spalle” ma ha portato “avanti il suo ministero petrino in modo davvero encomiabile”. È stato “un dono per la Chiesa e per l’umanità. E noi dobbiamo molto sostenerlo con la preghiera e seguendolo nel suo Magistero”.
Matteo Orlando

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