Rino Cammilleri: “Ai giovani le beghe intraecclesiali non interessano.”

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«Si tratta di una serie di conversazioni sui “fondamentali” del cattolicesimo», dice a LA FEDE QUOTIDIANA il celebre apologeta cattolico Rino Cammilleri riferendosi alla sua ultima fatica letteraria, Il cattolicesimo spiegato a mio nipote Nicola che fa il liceo (Edizioni Cantagalli, Siena 2017). «Il mio libro non si occupa di contingenze ma vuole essere una specie di catechismo valido in ogni tempo». La particolarità del testo è quella dell’utilizzo della forma dialogica, un colloquio in più giornate con un nipote letterario, giovane “liceale” che pone domande a volte semplici, spesso spiazzanti, sempre stimolanti. «A lui delle beghe intraecclesiali non importa nulla – ci dice Cammilleri –. Ha le domande del ragazzo della strada, il quale è lontano le mille miglia dalla religione. Perciò chiede chiarimenti sulla verginità di Maria e sulla Trinità, mica su quel che ha detto il Papa o il tal vescovo. Queste cose lasciano il tempo che trovano e tra qualche anno nessuno se le ricorderà più. Invece la domanda sulla Trinità, su Giuda, sull’Immacolata, è eterna».

L’ironia di Cammilleri emerge nel testo ma dietro l’apparente leggerezza di alcuni dialoghi vengono toccati temi di grande rilevanza per la fede cattolica. Come detto si spazia dalla Santissima Trinità alla Verginità di Maria, dal peccato originale ai diavoli e all’Inferno («Dio non “manda all’Inferno nessuno – scrive Cammilleri –. Sei tu che ci vai da solo. Vedo di farmi capire. Se a uno Dio non è mai interessato, Dio non gli si impone per forza. Non mi vuoi? Benissimo, contento tu… Noi chiamiamo Inferno un luogo da cui Dio si è ritirato per far posto a quelli che non Lo hanno voluto»), dalla questioe della morte («Il momento supremo di tutta la vita è, appunto, quello finale. Perché dovrei augurarmi di non accorgermene? So, certo, che molti auspicano per sé una fine del genere, per non soffrire. In cuor loro, si illudono che con la morte finisce tutto, e anche la sofferenza o la fatica di vivere. Invece, con la morte comincia tutto, ed è un “tutto” senza fine. Il credente sa che dall’Altra Parte lo aspetta il Paradiso o l’Inferno. O il Purgatorio, che è un Inferno a scadenza. E dovrebbe saltare alla cieca? Senza almeno un’ultima raccomandazione a Dio perché abbia misericordia delle sue insufficienze e lo accolga lo stesso tra i Beati? No, grazie. La morte è l’Evento per definizione, è mio e solo mio. E voglio presiederlo») agli errori diffusi dal “supplente di religione” (come quelli sui Vangeli «rielaborazione tardiva della comunità cristiana», sui cristiani dei primi secoli che «erano obiettori di coscienza…», sul «comunismo dei primi tempi» tra i cristiani) alla religione supplente, dal dogma della Immacolata Concezione (spiegato in modo inusuale, divertente, ma chiarissimo) al chi era Giuda e ad alcuni episodi biblici.

La prosa di Cammilleri è unica ed inconfondibile e, in quest’ultima opera, tende a risvegliare l’attenzione e la coscienza degli adolescenti, indirizzandola alla ricerca del senso della vita, facendo emergere le loro domande, anche provocatorie, alle quali preti e genitori (o in mancanza “zii” come Cammilleri) dovrebbero dare opportune e non tergiversanti risposte.

Un libro da leggere, quello di Rino Camilleri, una completa e intelligente sintesi divulgativa che coglie nel segno e cattura soprattutto chi non ha la possibilità di cimentarsi con complessi volumi di teologia.

MATTEO  ORLANDO 

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