Ramonda (ass. Giovanni XXIII): "Dare in ogni caso sepoltura ai bambini abortiti" | lafedequotidiana.it

Ramonda (ass. Giovanni XXIII): “Dare in ogni caso sepoltura ai bambini abortiti”

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Il bambino non ancora nato per Madre Teresa di Calcutta era il più povero tra i poveri. Lo vediamo ancora di più oggi che secondo molti non dovrebbe neppure avere diritto a una degna sepoltura. Alcune persone infatti vorrebbero approvare una legge che renda vietato seppellire un feto senza il consenso della madre, come se il bambino non avesse suoi diritti inviolabili ma fosse di esclusiva proprietà dei genitori. A sollevare il problema della destinazione finale dei feti morti prematuramente è stata una donna, che su Facebook si è lamentata di aver scoperto al cimitero Flaminio di Roma, sette mesi dopo l’aborto volontario, una tomba contenente i resti del suo bambino con affissa una croce recante il suo nome.

Da qui sono nati fiumi di parole da parte di giornali e opinionisti vari non solo contro la violazione della privacy (aspetto questo condivisibile), ma contro la pratica stessa di seppellire i feti. Sono state poche le voci fuori dal coro, tra cui quella di Cristina Patrizi, consigliera e componente della commissione Pari opportunità dell’Ordine dei medici di Roma.

La dottoressa Patrizi all’agenzia Dire ha dichiarato che “dare sepoltura ai feti è da Paese civile”, perché “non possiamo buttarli al secchio”. Della stessa idea sono anche molte associazioni cattoliche, che da anni sono impegnate nel dare le esequie ai bambini non nati. Queste realtà, negli ultimi giorni, sono state oggetto di forti critiche da parte di varie testate, che le accusano di esercitare violenza psicologica sulle donne.

Peccato che una delle associazioni messe sotto accusa sia la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata dal servo di Dio Don Oreste Benzi, famosa per il suo impegno a favore delle donne che si trovano imprigionate nella tratta della prostituzione e in altri contesti di povertà ed emarginazione. L’attuale presidente dell’associazione, Giovanni Paolo Ramonda, ha risposto ad alcune domande relative alla polemica dei cimiteri per i bimbi non nati.

Perché la vostra associazione si dedica alla sepoltura dei feti morti per aborto spontaneo o volontario?

Perché riteniamo che il concepito sia uno di noi, sia una persona e quindi è un segno di grande rispetto seppellirlo come facciamo normalmente per i nostri cari che sono deceduti. È da anni che portiamo avanti questa scelta cercando di dialogare con le istituzioni e con le aziende sanitarie preposte, già da quando era in vita Don Benzi, la riteniamo un’opera di misericordia tra le altre cose, come ci insegna la Chiesa.

Questa vostra attività è quindi nata con Don Benzi ed è in linea con il suo carisma?

Certamente, è in linea con quella che è stata la sua prassi e il suo pensiero.

Cosa risponde a chi vi accusa di voler colpevolizzare le donne nell’erigere tombe dedicate ai bambini non nati?

Noi cerchiamo di aiutarle le donne, abbiamo anche dei numeri verdi per ascoltarle nella loro sofferenza, tant’è che diverse di loro, quando si sentono accolte e rispettate, arrivano poi a scegliere di tenere il bambino e noi le sosteniamo pure in varie forme in questa loro scelta. Non vogliamo colpevolizzare nessuno, anche perché spesso le donne purtroppo sono lasciate da sole, a volte da chi le ha messe incinta, a volte dall’ambito familiare o a volte persino dagli stessi assistenti sanitari. Noi non lavoriamo allo scopo di colpevolizzare qualcuno, al contrario noi lavoriamo insieme alle donne per sostenerle, però allo stesso tempo c’è un altro attore, un soggetto ben preciso, ossia il bambino, la creatura, che non ha voce, che non si può difendere, quindi noi siamo anche soprattutto dalla sua parte. Ci battiamo da sempre per il riconoscimento dei diritti del concepito e della sua dignità.

Pensa sia giusto seppellire i feti anche senza il consenso della madre?

La cosa migliore è quando c’è il consenso dei genitori, questo succede spesso nel caso di aborto spontaneo. Il consenso della madre, laddove è possibile, è molto importante perché favorisce la rielaborazione del lutto da parte della donna e della sua famiglia. Tuttavia secondo noi la legge dovrebbe prevedere comunque in ogni caso il seppellimento del feto, garantendo ovviamente l’anonimato della madre. Questo ci sembra molto importante, senza colpevolizzare nessuno, però nel riconoscimento pieno della dignità della persona, del nascituro, del concepito. È anche un semplice ragionamento umano, perché la scelta è tra seppellirli dignitosamente o buttarli ammassati in centinaia all’interno di un inceneritore.

Beatrice Maria Beretti

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