Monsignor Crepaldi: "E' un dovere recarsi al Family Day" | lafedequotidiana.it

Monsignor Crepaldi: “E’ un dovere recarsi al Family Day”

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crepaldi«Se il ddl Cirinnà fosse approvato così com’è, le conseguenze sarebbero enormi. Ma anche senza stepchild adoption, la norma resta inaccettabile». Chi va al Circo Massimo il 30 gennaio «esercita il proprio dovere di cittadino responsabile», dice l’Arcivescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi. Sulle unioni civili, «dopo il momento della preghiera è arrivato quello della piazza», ha sostenuto in un’intervista a Matteo Matzuzzi per “Il Foglio” il fondatore e presidente dell’Osservatorio internazionale “Cardinale Van Thuân” sulla dottrina sociale della chiesa.

«Se il disegno di legge sulle unioni civili fosse approvato così com’è, le conseguenze sarebbero enormi. Si aprirebbe una porta su una sperimentazione allargata dalle conseguenze tragiche». Monsignor Crepaldi ha svelato che, se passassero le unioni civile «muterà sostanzialmente il concetto di famiglia, dovranno cambiare tutte le politiche – da quelle fiscali a quelle tariffarie a quelle della casa – perché il ddl Cirinnà equipara in tutto le unioni civili e il matrimonio tra un uomo e una donna, nella scuola dovranno essere dati insegnamenti nuovi in materia non solo di famiglia, ma anche di sessualità e di questioni di genere. L’approvazione del Cirinnà rappresenterebbe un precedente importante per l’approvazione dei disegni di legge Scalfarotto e Fedeli», vale a dire, rispettivamente, quelle proposte di legge che puniscono l’omofobia e la transfobia e prevedono l’educazione di genere obbligatoria nelle scuole.

Continua il vescovo di Trieste: «insigni giuristi hanno messo in evidenza che non esiste un diritto della coppia ad adottare un bambino – come l’ammissione della stepchild adoption nel ddl Cirinnà lascia intendere. Esiste piuttosto il diritto del bambino a essere adottato non da una coppia qualsiasi, però, ma da una coppia che ne dia degna accoglienza e garantisca la sua armonica maturazione. Si dice che il ddl Cirinnà non ammette l’adozione, a parte il caso suddetto della ‘adozione del figliastro’, ma così non è propriamente, dato che ammette l’adozione internazionale. Tutto questo ci dice che il grande assente nel dibattito è il minore. Attenzione però al possibile trabocchetto: se si cancellasse dalla legge la stepchild adoption, il disegno di legge sarebbe ugualmente inaccettabile».

Infine il prelato rilancia: «sono del parere che la Nota dei vescovi italiani del 2007 fosse un documento ben equilibrato, ben argomentato e propositivo, che esprimeva la sapienza della chiesa per il bene delle persone e delle famiglie. Quelle indicazioni che, a proposito di leggi di questo tipo, dicevano di non andare oltre il riconoscimento di diritti individuali (individuali, non di coppia) sono valide ancora oggi».

Matteo Orlando

 

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