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“Molte cose della tradizione non servono più”: le dichiarazioni choc di un cardinale

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Il Cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica della Santa Sede,
inviato da Papa Francisco alla due giorni di riunione per il 60° anniversario della Conferenza dei Religiosi del Paraguay, intervistato dal quotidiano paraguaiano “Última Hora” ha dichiarato che “abbiamo forme di vita che sono legate ai nostri fondatori che non sono essenziali: un modo di pregare, un modo di vestire, dare più importanza a certe cose che non sono così importanti e altre che sono importanti le dobbiamo lasciare”.

“Dobbiamo vedere ora ciò che è fondamentale e ciò che non lo è. Molte cose della tradizione, molte della cultura passata, non servono più”.

Secondo il cardinale “tutte le cose secondarie possono cadere, ma il carisma speciale dei fondatori non può cadere”.

Per il porporato brasiliano, nella nuova visione più globalizzata una cultura non può pretendere di essere “più importante della cultura dell’altro”. “Le culture sono tutte uguali, ma devono trovare i valori nel Vangelo”.

Il Cardinale João Braz de Aviz ha sostenuto che “abbiamo il problema nella vita cristiana consacrata di recuperare l’umano: gli affetti, la sessualità; dobbiamo recuperare la relazione tra autorità e soggetti e dobbiamo dare un’altra luce a questo. La relazione uomo-donna, non più difensiva, ma più integrata, profonda e completa da entrambe le parti”.

A proposito di celibato lo stretto collaboratore di Papa Francesco ha detto che “per la vita consacrata il celibato è fondamentale perché è uno dei pilastri: povertà, castità e obbedienza. Ma non sono comandamenti, sono proposizioni, sono consigli evangelici. Ognuno deve scoprirne il valore, se si è chiamato o meno a ciò”.
“Oggi dobbiamo pensare al sacerdozio non come la cosa più importante”, ha sostenuto João Braz de Aviz. “Il sacerdozio è uno dei valori, una delle vocazioni. Nella vita consacrata, il sacerdote non deve occupare il primo posto, deve occupare lo stesso posto degli altri fratelli e sorelle. Il Papa dice che dobbiamo distinguere tra potere e potere. Il potere divino va bene, il potere umano no. Perché il potere, secondo il modo di pensare del mondo, è una forma di dominio, che non funziona. Dobbiamo attraversare un’altra porta: servire nel mistero ed essere in grado di trovare questa fraternità”.

Sugli abusi sessuali il cardinale ha spiegato che il Papa “vuole trasparenza, vuole responsabilità. Il Papa dice che anche se c’è solo un caso di abuso nella Chiesa, questo deve essere chiarito, perché la figura consacrata del sacerdote è una figura che indica un valore divino, un profondo valore umano.
I media dovrebbero considerare che è anche vero che il 95% di questi problemi sono nella famiglia, non nella Chiesa”.
A proposito di diminuzione delle vocazioni sacerdotali il cardinale ha spiegato che abbiamo bisogno “di una chiesa più umile, di vivere insieme, di cercare insieme per proteggere la vita. Allora Dio fa ciò che vuole”.

Michele M. Ippolito

Michele M. Ippolito

Direttore di LaFedeQuotidiana.it

Un pensiero riguardo ““Molte cose della tradizione non servono più”: le dichiarazioni choc di un cardinale

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    16 Luglio 2019 in 22:52
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    Ritengo che certe affermazioni del Cardinale João Braz de Aviz siano gravi, rese ancora più gravi perché dette dal Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.
    Il Cardinale afferma che “abbiamo forme di vita che sono legate ai nostri fondatori che non sono essenziali” e tra queste indica: “un modo di pregare, un modo di vestire, dare più importanza a certe cose che non sono così importanti e altre che sono importanti le dobbiamo lasciare” ecc ecc. Rispondo che:
    1 – sono i Fondatori stessi e le Comunità di Fondazione che, ispirati nientemeno che dallo Spirito Santo, hanno indicato quale sia la “Forma di Vita” nella quale il Carisma si incarna e quali siano gli aspetti essenziali al Carisma stesso. I Consacrati/e dunque: si ispirano ai loro Fondatori, non al Cardinale – dai Fondatori vengono formati alla sequela di Cristo nel loro Istituto, non da lui – al loro carisma e alla loro spiritualità devono rimanere fedeli, non alle sue opinioni – a loro spetta discernere quali aspetti possano essere mutati, e non per adeguarsi al mutare dei tempi ma allo scopo di risalire “alle radici del carisma stesso” e conservarne la fedeltà – ai Fondatori innanzitutto devono quindi obbedienza, non a lui.
    2 – Tutti gli Ordini Monastici, Istituti e Congregazioni Religiose e Secolari hanno eseguito un lungo e approfondito rinnovamento della loro Regola adeguandosi alle indicazioni del Concilio Vaticano II e tutte hanno ricevuto la recente autenticazione della Chiesa. Nessun Sinodo locale ha un’autorità superiore al Concilio da poter cancellare o modificare la loro Riforma conciliare.
    3 – Il Cardinale e la Congregazione stessa sono al servizio della Vita Consacrata. Sono chiamati a favorirla e ad autenticare o meno i Carismi e le Regole che lo Spirito Santo ha suscitato o suscita nella Chiesa, non a pretendere di sostituirsi allo Spirito Santo e ai Fondatori.
    4 – Proponendo “una vita consacrata nuova, alternativa, profetica, intercongregazionale, interistituzionale” e obbligando i religiosi/e a “disimparare modelli, ricette, schemi e strutture prefissate”, l’Instrumentum Laboris (n. 129) ignora i fondamenti biblici della consacrazione e priva i religiosi della loro identità carismatica, della spiritualità del loro Fondatore/ice, della loro storia ecclesiale e congregazionale. Se avvenisse così, in pratica, si affosserebbe la Vita Consacrata. Più o meno come ha fatto il “riformatore” Lutero.
    5 – Proprio lei, Monsignore, dovrebbe sapere che gli Istituti religiosi nei quali l’apostolato spirituale è costitutivo del Carisma sono detti “clericali”. In questi, a differenza di quelli “laicali”, il sacerdozio non è in funzione del servizio della comunità religiosa ma occupa un posto specifico senza il quale l’esercizio del carisma stesso rimarrebbe inadempiuto.
    6 – Quanto all’apertura al sacerdozio coniugato, il motivo della “carenza” di sacerdoti (motivo più numerico che ascetico, noti bene!…) è contraddetto dall’evidenza della maggiore disponibilità dei sacerdoti celibi rispetto agli eventuali coniugati (n. 129). E’ il sacerdozio di quanti sono chiamati al celibato (e dei religiosi) che favorirà il ministero sacerdotale!
    Mi fermo. Faccia il favore, la prego Monsignore, di portare in dono alla Chiesa amazzonica la Vita Monastica e Consacrata con le ricchezze ed i frutti, spirituali e sociali, che hanno saputo portare nell’intera storia della Chiesa. Diversamente, deruberà lei stesso la Chiesa amazzonica di una ricchezza alla quale ha diritto.

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