Michele Crociata: "La battaglia di Lepanto fu capolavoro della Provvidenza" | lafedequotidiana.it

Michele Crociata: “La battaglia di Lepanto fu capolavoro della Provvidenza”

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Furono i marinai siciliani a determinare la vittoria contro i turchi nella battaglia di Lepanto. Il particolare, inedito, ce lo rivela in questa lunga ed interessante intervista un esperto ed autorevole studioso di storia e dell’islam don Michele Antonino Crociata

Qual è il significato storico della battaglia di Lepanto?

“Non c’è dubbio che, se i cristiani non fossero stati vincitori a Lepanto, l’Europa sarebbe oggi una grande Turchia. Da quando esiste l’Islam, infatti, noi cristiani abbiamo subito aggressioni e violenze di ogni tipo (solo dal 632 al 1086 ben 63 volte tra quelle particolarmente spietate) fino a quando, nel 1099, cominciammo anche a difenderci attivamente, anche se non sempre con i risultati sperati.” 

La battaglia di Lepanto ha anche un valore religioso?

“Senza dubbio. Dietro la flotta cristiana combattente, c’era anche una nave particolarmente attrezzata in cui altri cristiani, in gran parte chierici regolari, combattevano avendo come arma tra le mani la corona del Rosario. Essi, infatti, lottavano intensamente contro i musulmani pregando la Madonna e volgendo il loro sguardo a un’icona di Maria con il Bambino Gesù, posta sulla cima dell’albero maestro”.

Chi era allora il Papa?

 “Era Papa san Pio V, domenicano, che, fra l’altro, ricevette miracolosamente e in anticipo l’annuncio della vittoria dei cristiani prima ancora che la battaglia navale avesse termine. Quando, infatti, la fede è forte, essa è anche capace di spostare le montagne e di vincere battaglie navali e terrestri di ogni tipo. Quando, al contrario, la fede è fragile o, addirittura, assente, se c’è qualche “battaglia” da affrontare ci si chiude in casa anziché in chiesa e si evitano anche le processioni penitenziali”.

San Pio V, dunque, è molto legato alla battaglia di Lepanto?

“Moltissimo – Questo Papa, comunque, rese molta gloria a Dio e alla Chiesa durante il suo pontificato. A ricordo di Lepanto, in particolare, egli istituì la festa della Madonna del Rosario, chiamata anche “Madonna delle Vittorie”, fissandola proprio al 7 Ottobre, il giorno della vittoria navale (anno 1571). A partire da lui, inoltre, nelle litanie lauretane fu introdotta l’invocazione a Maria definita “Auxilium Christianorum” e da allora cominciò a diffondersi tra noi cristiani anche il nome di battesimo “Rosario” e “Rosaria”. Ad alcuni “esposti”, inoltre, cominciò a essere attribuito anche il cognome “Battaglia”, oggi diffuso, che ricorda, fra l’altro, che il cristiano battezzato e cresimato è anche “soldato di Gesù Cristo”.

Lei, che ha anche insegnato storia per 40 anni, avrebbe da riferire qualche altro particolare sulla battaglia di Lepanto?

 “Questa battaglia, sotto molti aspetti, fu storicamente un vero capolavoro della Provvidenza. Mi limito, ad esempio, a riferire un particolare su cui tanti sorvolano e che non si trova sui libri scolastici. Io, che sono siciliano, mi sento però orgoglioso di questo. Gli equipaggi siciliani, che combattevano a Lepanto insieme agli altri cristiani italiani ed europei, al culmine della battaglia riuscirono a sventare e a neutralizzare una manovra di accerchiamento tentata dai turchi. Se questa manovra dei turchi fosse riuscita, probabilmente l’esito della battaglia sarebbe stato diverso. Furono, insomma i siciliani che, in un certo senso, determinarono la vittoria cristiana”.

  E’ un errore leggere quella battaglia in senso celebrativo?

 ” Non credo: essa è un fatto storico ineludibile, che ci invita a rendere onore a Dio e alla Madonna. L’Occidente salvò allora la propria identità cristiana. Ciò è indubbiamente un grande valore e un grande pregio. La Bibbia, fra l’altro, ci dice che “militia est vita hominis super terram” (Giobbe 7,1). Il nostro essere cristiani, infatti, sotto certi aspetti comporta ed esige una militanza tendente a difendere il sacro deposito della fede che ci è stato affidato. Pio XII, parlando una volta con un gruppo di politici americani, ebbe a dire che il 7 Ottobre è “un giorno memorabile negli annali dell’Occidente… Un giorno di ringraziamento giustamente commemorato nei calendari della Chiesa perché le preghiere ordinate dal papa san Pio V contribuirono largamente alla vittoria”.

  Il rapporto con l’islam come va regolato oggi?

“Oggi, fra l’altro, si parla lodevolmente di “dialogo interreligioso”; ciò, comunque, non interessa solo l’Islam, ma tutti i credenti non cristiani. E’ un’iniziativa in sé e per sé buona, ma non può in alcun modo interessare temi di fede e di dottrina. Questo dialogo, infatti, è finalizzato alla promozione della pace fra i popoli e del rispetto reciproco e mira anche a neutralizzare, per quanto possibile, la violenza e il terrorismo. il dialogo, comunque, non è dialogo se non c’è reciprocità. A senso unico esso sarebbe solo autolesionismo”.

Siamo tutti fratelli?

“Siamo tutti fratelli in quanto tutti creati da Dio e siamo tutti esseri umani con gli stessi diritti e gli stessi doveri. Si tratta, tuttavia, di una fratellanza solo di ordine naturale, cioè incompleta. Siamo, infatti, tutti fratelli e sorelle in senso pieno solo se anche innestati, mediante il battesimo, nel Figlio di Dio fatto uomo. Gesù solo e nessun’altro è la grande e permanente novità relativa all’uomo. Avere fede in Dio, infatti, è cosa senz’altra buona. I musulmani, però, così come gli ebrei e anche i pagani, erano (e sono) credenti a prescindere dall’Incarnazione del Figlio di Dio e dalla redenzione cristiana. Se ciò fosse sufficiente per la salvezza non ci sarebbe stato bisogno del Verbo di Dio fatto uomo. La salvezza totale dell’uomo, infatti, è Gesù Cristo e solo Lui. Chi crede in Lui è e sarà salvo, chi rifiuta Lui è e sarà condannato (Mc 16,15).” 

Si sente parlare spesso di “dissimulazione islamica”. Cosa è?

“Oggi la sede più autorevole della teologia sunnita si trova al Cairo ed è l’università “al-Azhar”. Questo nome – che, però, è in realtà un aggettivo – in italiano si traduce “Luminosa”. In questa università si esercita in maniera esemplare la “taqiyah”, cioè il precetto coranico che autorizza e spesso esorta i musulmani alla pratica della dissimulazione e dell’inganno, considerati “virtù morali”, soprattutto nei rapporti con i cristiani che, in un certo senso, sono da loro considerati un po’ “stupidi”. Il fine è sempre unico: la penetrazione islamica nell’ambito della cultura, del pensiero e della mentalità. Si tratta, insomma, di un doppio volto e di un doppio gioco. Mentre, infatti, questa università, al suo esterno, promuove campagne informative all’insegna della tolleranza e della pace e del “dialogo” verso i cristiani, al suo interno adotta, al contrario, programmi educativi che catechizzano le nuove generazioni secondo i dettami dell’islam più radicale e più violento. Con il primo volto, quello cosiddetto “moderato”, cerca di rafforzare, per quanto possibile, i valori della cittadinanza e della convivenza in Egitto fra i cittadini musulmani e i cittadini cristiani e in tal modo contrastare le “fatwa devianti”; con il secondo volto i suoi funzionari e docenti difendono e promuovono programmi di intolleranza e di non accettazione dei non musulmani. E’, insomma, un doppio gioco che, purtroppo, ha già ottenuto non pochi successi a causa – anche – dell’ingenuità di molti. Allora, cioè nel 1571, il nemico dei cristiani era visibile e ben chiaro, mentre oggi è più diluito ed è anche un po’ penetrato in mezzo a noi. La battaglia, comunque, non è finita e, anzi, gli avversari del Cristianesimo e della Chiesa – non solo musulmani, ma anche massoni, laicisti, ateisti ecc. –  sono più fluidi e sfuggenti, ma non meno letali”.

Bruno Volpe

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