L’esorcista Mattatelli ricorda padre Amorth

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padre-amorth“Quando Qualcuno gli diceva che era l’esorcista più conosciuto, lui rispondeva: “Il più famoso ma non il più efficace!”, con un misto di umiltà e ironia, indicando in Padre Matteo La Grua, altro “gigante” dell’universo cattolico del ministero della liberazione, il sacerdote a cui bisognava guardare, se si voleva trovare un esorcista veramente…santo! Ma santo – credo – lo era anche lui, con i suoi modi da modenese schietto, sempre diretto nel dire le cose, mai diplomatico”.

Così scrive su Facebook l’esorcista don Antonio Mattatelli ricordando don Gabriele Amorth. “Era uno che dava pane al pane e vino al vino, padre Amorth; non era, come si suo dire uno che aveva peli sulla lingua o amava i giri di parole…un maestro in tutti sensi; nel cacciare i diavoli, sicuramente, ma anche e soprattutto nel ministero della Parola, nell’annuncio, nella evangelizzazione. Era uno che quando parlava, “toccava”, coglieva nel segno, e così anche quando scriveva”, aggiunge don Mattatelli.

“Ed in effetti il gran bene che egli ha compiuto nella Chiesa Cattolica nei suoi 62 anni di sacerdozio, parlando di esorcismi negli ultimi anni (si calcola ne abbia fatti almeno 100.000!!!) ma anche della Madonna e della consacrazione al Suo cuore Immacolato, lo si deve soprattutto ai suoi libri, veri best seller dell’editoria cattolica, che hanno segnato generazioni di credenti. Un grande, dunque, un maestro, un gigante… un santo – mi si perdoni l’audacia dell’affetto e dell’ammirazione, a dispetto dei decreti di Urbano VIII che invitano alla prudenza di non anticipare il giudizio della chiesa in questo ambito tanto delicato!”.

Don Mattatelli svela: “Conobbi padre Amorth alle prese coi suoi “pazienti”, nella canicola di un martedì mattina, a Roma nella Basilica di san Paolo fuori le mura. Si sudava molto, per il caldo… ma soprattutto per il dimenarsi degli ossessi, orrendo e “fascinoso” allo stesso tempo e forse anche per la paura – sottintesa e mai ammessa – di sapere bene con quale specie di “esseri” si aveva a che fare. L’ho rivisto poi molte altre volte; e quel che sempre mi colpiva di lui era l’assoluta serena dimestichezza con cui si occupava di questa sua missione liberatoria verso la sua gente che, a frotte, lo cercava, lo assediava, lo voleva… Egli riceveva fiumi di gente, rimanendo sempre padrone di sé stesso, forte, sicuro… caritatevole, “sovrano” nel governare quella sorta di clinica dello spirito che, come una catena di montaggio, praticava esorcismi in “quantità industriali”… Nessuno capiva da dove traesse quella forza serena e paziente e quando trovasse il tempo con tutti questi sforzi fisici e psichici che compiva, di sfornare anche tutti i suoi libri. O meglio tutti noi capivamo subito che era Cristo (e la Sua Madre Immacolata) la fiamma segreta della inesauribile energia che tanto ha dato a questa nostra povera (e pur sempre bellissima e amatissima) chiesa del nostro tempo, nella quale – come diceva a Fatima Benedetto XVI – “la fede si va spegnendo nel cuore di tanti credenti come una fiamma che non è più alimentata””.

Don Mattatelli, infine, ricorda il suo ultimo incontro con Padre Amorth. “L’ho rivisto per l’ultima volta l’8 aprile di un anno fa, sempre a Roma, nella casa madre dei paolini. Ero con alcuni amici. Io volevo soprattutto esporgli una questione su cui mi dibattevo e che riguardava proprio gli esorcismi e la possibilità che in essi, si potessero manifestare, qualche volta, (oltre ai diavoli), anche i santi e le anime salvate… E’ questo un campo “minato”…difficile da capire, da vivere e da spiegare… Avevo già interrogato altri esorcisti. Ma volevo “sentire” lui: il “maestro”, l’esorcista per antonomasia. E lui mi rispose con la consueta competenza, nutrita di esperienza e carisma. Sciolse in me ogni dubbio dall’alto della sua cattedra di sacerdote eminente per santità e dottrina. “Sì – mi disse – i santi talvolta si manifestano: anche a me è capitato con san Gabriele dell’Addolorata, san Benedetto, san Pio da Pietrelcina che ho conosciuto anche da vivo…”. Poi mi diede una pacca sulle spalle aggiungendo: “avanti giovanotto!”. Mi commossi, pensando alla bellezza e grandezza della nostra fede, guardando quell’uomo tutto di Dio, lucido e sapiente ma con un corpo vecchio e malato che si andava disfacendo. Ho pensato: “è un santo! la sua eredità sarà il Paradiso!”. Ora è alla destra del suo Signore! Con Maria, gli angeli, i santi… Ciao padre Amorth”.

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