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La storia di Piero Chiappano, un cantautore “tra lavoro e santità”

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In una delle prove pubbliche tenute il 22 settembre a Broadway, in preparazione del grande tour acustico “Springsteen on Broadway”, il cantante rock Bruce Springsteen ha recitato a sorpresa dal palco la preghiera del Padre Nostro prima di intonare il brano finale “Born to Run”. La prima assoluta della serie di concerti acustici del Boss è stata una vera chicca per gli estimatori del rocker statunitense, che ha debuttato appunto giovedì scorso al “Walker Kerr Theatre” di New York.

Un recital acustico “sullo stesso spartito” sta partendo in questi stessi giorni in Italia ad opera del cantautore pop-rock Piero Chiappano che, il 26 ottobre, terrà la sua prima data appunto al “Boss pub” di Milano (piazzale Giovanni De Agostini 8, ore 21.30). Il cantautore e chitarrista lombardo, nella sua esibizione dal titolo “Tra lavoro e santità… di country e di blues” eseguirà non solo canzoni tratte dal grande repertorio di Bruce Springsteen ma, anche sue originali.

In particolare nella serata verranno presentati in anteprima alcuni dei brani del terzo album di Chiappano, fra poco in uscita. Uno dei singoli che verranno promossi vi sarà una canzone esplicitamente pro-family come “Famiglia d’Italia”, che alterna il genere country, blues, cantautorale e pop/rock. Senza paura di andare indietro nel tempo, soprattutto riproponendo testi che hanno un’ispirazione pro-life o genericamente cristiana, Chiappano valorizza nel nostro Paese testi e sonorità che non sono stati mai finora granché proposti nei circuiti nazionali. Nei brani originali l’artista lombardo riflette e ripropone significati e brani di vita individuale e sociale che hanno come protagonista la famiglia intesa come istituzione, in particolare come società naturale fondata sul matrimonio. Abbiamo intervistato Piero Chiappano, sposo e padre di due bambini, impiegato in un’azienda multinazionale privata.

Perché secondo te questa divaricazione fra musica pop-rock e “principi non negoziabili”?

Una spiegazione provocatoria suggeritami da un valido e colto critico musicale è che gli artisti non amano parlare della famiglia perché preferiscono distruggerla: molti grandi della musica, anche intellettualmente onesti, hanno infatti un trascorso sentimentale burrascoso, che loro stessi faticano a spiegare, per cui preferiscono non toccare l’argomento. Un’altra spiegazione autobiografica può essere quella che dietro i grandi artisti spesso si celano drammi da cui si cerca di stare lontani: Ray Charles, prima di rimanere cieco da bambino, ha fatto in tempo ad assistere alla morte di un fratellino, Joe Strummer dei Clash ha avuto un fratello suicida, anche Johnny Cash ha perso il fratello da bambino. Lo stesso Cash era inviso al padre, così come Bruce Springsteen che ha affrontato un lungo periodo di analisi per imparare a convivere coi demoni paterni, Marvin Gaye è stato addirittura ucciso dal padre. Eric Clapton ha scoperto a sei anni che quelli che chiamava genitori erano in realtà i nonni, John Lennon non ha mai realmente superato il trauma di essere stato ignorato dalla madre che non “aveva la testa” per crescerlo, Michael Jackson è vissuto nel dramma di un’infanzia rubata.

Invece per quanto riguarda la musica contemporanea italiana che puoi dirci?

Guarda, ricordo al proposito una personale conversazione avuta alla fine degli Ottanta con Pino Daniele, il quale mi disse: “Alla fine uno perché scrive musica? Perché ha i problemi, altrimenti farebbe altro”. Un’altra spiegazione può invece afferire la prassi compositiva stessa: un testo di canzone comunica meglio quando fotografa un istante, una situazione, rappresentabili agli occhi di chi ascolta come una pittura murale. In pratica rende di più descrivere un fatto (il padre che mi trattava male) o stimolare l’immaginazione in merito a un futuro aperto (le canzoni scritte per i figli appena nati) che non esplorare un valore o un concetto.

Non è che, oltre alle vicende personali spesso drammatiche, un motivo per questa indifferenza o, peggio, avversione alla famiglia può essere quello del disimpegno dei tanti “musicisti-narcisi-divi” di oggi?

In parte sicuramente sì. Bisogna infatti distinguere tra canzoni di valore, cioè in grado di stimolare una riflessione e canzoni che si limitano all’ovvio. Non sono poche le canzoni pop/rock internazionali e italiane di cui sono a conoscenza che toccano costruttivamente i temi delle relazioni famigliari e che fanno parte del repertorio di artisti ben conosciuti. Sono per esempio molti i titoli in proposito di Bruce Springsteen: la ragione sta nel fatto che nel suo repertorio scritto dopo i trent’anni è riuscito a portare molto della sua vita in belle canzoni, da quelle sul rapporto padre-figlio a quelle sul matrimonio. Springsteen ha infatti sofferto molto per il fallimento del suo primo matrimonio, sentendosi l’unico responsabile, ma non si è tirato indietro e ha praticamente dedicato il suo album del 1987 “Tunnel of Love” a esplorare questo tema. Pochi anni dopo ha trovato stabilità in seconde nozze, ha fatto tre figli ed è diventato un modello di positività famigliare. La Civiltà Cattolica, Avvenire e Famiglia Cristiana gli hanno dedicato contributi interessanti a partire dall’osservazione di come la cultura cattolica compulsatagli malvolentieri in tenera età si sia ormai da anni significativamente riaffacciata alla sua arte, fornendogli l’immaginario più appropriato.

Uno dei singoli tratti dal tuo secondo album “Tra lavoro e santità” (2016), s’intitola “San Josemaría”. Come mai l’hai pubblicato proprio il 26 giugno, nel giorno cioè della festa liturgica dedicata al fondatore dell’Opus Dei?

Beh “San Josemaría” è una canzone sulla vita del “mio” Santo… per palati fini! È quella che preferisco dall’album “Tra lavoro e santità” e, con mia grande gioia, l’attuale prelato dell’Opus Dei mons. Fernando Ocáriz l’ha ascoltato e mi ha scritto una lettera bellissima e gratificante. Mi sono avvicinato ai temi forti di San Josemaría perché lavoro nelle Risorse Umane e sono sconvolto dall’odio radicale che spesso le multinazionali mostrano verso le famiglie tradizionali. Padri e madri sono discriminati e “ricattati” allo stesso identico modo. Combattere dal di dentro è sempre più grottescamente rischioso e provoca una solitudine che a volte è devastante.

Per maggiori informazioni e prenotazioni per il concerto di Milano del 26 ottobre si può consultare il sito www.thebosspub.com, oppure scrivere a pierochiappano@hotmail.com.

Giuseppe Brienza

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